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Interviste

Nidi D’Arac

Annalisa Nicastro

La musica dei Nidi D’Arac parte da spartiti di pizzica e liriche popolari e li unisce a suoni fatti con il campionatore. Qual è secondo voi il ruolo della musica tradizionale oggi?
Vera: Tutto quello che viene arrangiato dal nostro gruppo parte da una radice forte, popolare e da una ricerca molto profonda che riguarda i suoni e i canti popolari del Salento. In particolar modo, io e Alessandro che siamo di Lecce, abbiamo vissuto in prima persona la rinascita della musica popolare in questo momento storico. Viene rivisitata infatti non solo in Italia ma anche in altri Paesi, come ad esempio fanno i Gotam Project o Ojos de Brujo, un gruppo spagnolo che utilizza il flamenco con arrangiamenti moderni. Noi giovani interpretiamo la musica popolare a nostro modo e con grande rispetto verso gli anziani, quindi è impossibile non adattarla alle musiche che noi stessi sentiamo e alle metropoli in cui viviamo.

Il vostro gruppo è composto da molti musicisti. Come viene costruita una canzone, chi scrive i testi e come vengono scelte le musiche?
Edoardo: L’artefice è Alessandro Coppola, il cantante del gruppo, che ha la capacità geniale di fare delle canzoni della propria terra miste tra la tradizione e l’elettronica. Quindi c’è la proposta da parte sua del materiale che poi viene sviluppato all’interno del gruppo. La cosa bella è che una volta avuta la traccia iniziale si lascia spazio alle capacità personali di ognuno di noi per arrivare al prodotto finale, alla canzone.
Caterina: Alcuni pezzi poi vengono arrangiati sia in acustico sia in elettronico, ottenendo di fatto due versioni dello stesso pezzo per giungere ad orecchie diverse e consegnare allo stesso tempo un messaggio uguale.
Vera: Il nostro ultimo lavoro “Salento senza tempo” è registrato completamente in acustico, composto da inediti e pezzi tradizionali arrangiati in chiave moderna. Il nostro sembra un percorso al contrario, abbiamo iniziato infatti con l’elettronico e ora reinterpretiamo in acustico quello che riguarda la tradizione. Se si fa un confronto le nostre versioni sono sempre diverse perché cerchiamo di innovare sempre la tradizione.

Performance e videoinstallazioni contribuiscono nei vostri concerti a far vivere la musica come un forma rituale collettiva. È questo il potere della musica… di liberarci?
Alessandro: Questo potrebbe essere il potere della musica. Viviamo in un’epoca estremamente caotica dove spesso siamo sottoposti ad un forte stress e la musica può essere un pretesto per cacciare tutte queste energie negative che la quotidianità ci impone. Oltre a questo però ci sono dei concetti ancora più complessi. La nostra musica è tipica di una società post-industriale con delle forti vicinanze a quella tribale. Nei nostri spettacoli la danza liberatoria, il ritmo serrato e ipnotico sono tutti elementi importanti legati al concetto di musicoterapia…involontariamente diventiamo dei musicoterapeuti per tutti coloro che si avvicinano alla nostra musica e si lasciano andare. E’ il caso che ci ha dato questa possibilità.

In alcuni vostri lavori siete andati oltre alle influenze della musica salentina, si ritrovano echi dell’Albania e del Medio Oriente ma anche dell’area balcanica e magrebina…
Alessandro: È una sperimentazione nella sperimentazione. Il nostro gruppo ha un progetto che tende a sperimentare e a mettersi sempre in discussione. Questo è un modo per confrontarsi e confrontare tutte le culture del Mediterraneo. La nostra televisione ci bombarda con messaggi sull’Occidente ma non sappiamo quasi nulla dell’Oriente. Per un musicista la cosa più ovvia è quella di confrontarsi con un’altra cultura e in molti casi abbiamo scoperto che ci sono moltissimi punti in comune con la nostra.

Fate anche molti concerti all’estero, come reagisce il pubblico straniero alla vostra musica?
Alessandro: Molto bene. Quando un gruppo come il nostro si esibisce davanti ad un pubblico predisposto ad ascoltare la “musica del mondo” facciamo capire che oltre al flamenco e alla musica balcanica esiste una cultura italiana che deve essere ancora scoperta e non solo dal punto di vista musicale.
Vogliamo far scoprire ai giovani le proprie radici attraverso la modernità e il nostro obiettivo, che ci dà tante soddisfazioni, è quello di farci scoprire da un pubblico del mondo. Anche perché il futuro della civiltà sarà quello della convivenza multietnica in cui tutte le diverse culture si riuniscono e convivono nelle grandi metropoli.

Annalisa Nicastro (6.9.08)

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Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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