Interviste

Nicola Pisu, Intervista

Fortunato Mannino

Spesso, con Katia Colica e Antonio Aprile, personalità di spicco della scena culturale e artistica reggina, ci ritagliamo un tempo nostro. Da una discussione sugli ultimi e sull’imperante ipocrisia è nata l’idea di intervistare Nicola Pisu

Il Tempo cambia molto la prospettiva delle cose. Di serate passate a far tardi, di amici presunti, conoscenze e utopie restano solo fantasmi che animano i tanti mi ricordo. Una cosa però è certa: l’Amicizia vera supera le insidie del Tempo e la contingenza del presente. Per questa ragione, spesso, con Katia Colica e Antonio Aprile, personalità di spicco della scena culturale e artistica reggina, ci ritagliamo un tempo nostro. Una serata da trascorre chiacchierando di politica, musica, cinema, amenità e follie gustando del cibo a KM0 e del buon vino senza l’assillo di un cellulare che squilla e del tempo del scorre.
Da una discussione sugli ultimi e sull’imperante ipocrisia è nata l’idea di intervistare Nicola Pisu, artista che stimiamo molto e che con il suo Girotondo ci ha fatto sentire tutti un po’ ultimi.

 Ciao Nicola e bentrovato su SOund36. I tuoi album ci piacciono molto e Girotondo è stato uno dei migliori album del 2014. La prima domanda dunque non può che essere un bilancio di questi due anni.
Ciao, naturalmente mi gratifica la vostra opinione su “Girotondo”, album che ha raccolto diverse recensioni positive da parte di critici e giornalisti del settore. E fra le prime c’era proprio quella di SOund36, a firma di un certo Fortunato Mannino che parlò di fantasmi che pullulano nelle nostre città…
Onestamente non sono in grado di fare un vero e proprio bilancio di questi due anni, perché i dati a disposizione sono assolutamente carenti. Mi spiego meglio: ho fatto poche presentazioni di lancio del disco, i concerti sono come mio solito eventi quasi rari. Sì, ho raccolto vari apprezzamenti e rilasciato interviste, ma oltre non sono in grado di riferivi. Il mio ufficio stampa non è per nulla efficiente.

La tua attenzione verso gli ultimi è evidente e commovente. Sappiamo che sei impegnato nel sociale e ti chiedo se personaggi come Barba Bianca e La Ballerina di Stracci sono reali o frutto, come ho scritto nella mia recensione, di una visione romantica dell’ultimo.
Quasi sempre nelle mie canzoni, gli elementi reali si mischiano a quelli della fantasia, per cui anche le storie apparentemente autobiografiche sono in realtà falsate dalle fantasticherie nate da quelle suggestioni. Nel caso specifico posso dire che sia “Barba Bianca” che “La Ballerina di Stracci”, e trovo abbastanza strano che li abbiate appaiati, sono due personaggi reali e accostabili dal punto di vista sia spaziale che temporale: il primo è (era?) un vecchio mendicante che dormiva in strada a venti metri dall’appartamento cagliaritano dove abitavo nel periodo universitario, mentre la Ballerina, intitolata inizialmente “La Signora vestita di buste”, sempre in quel periodo raccattava bottiglie di liquore nei bidoni della spazzatura di una piazza della zona. Poi, quegli incontri assolutamente reali sono stati interiorizzati e raccontati in forma poetica, per farli star dentro le metriche delle rispettive canzoni, con una visione romantica che ha cercato di trasformare la tristezza in bellezza e i perdenti in quasi eroi. È la fantasia che delle volte si alimenta dell’esperienza.

Con Girotondo ci siamo sentiti tutti un po’ ultimi e forse lo siamo ancor di più durante le festività. Qual è la visione del mondo di Nicola Pisu?
Non so chi l’abbia detto, forse Hendrix, ma sono convinto che le cose migliorerebbero tantissimo se all’amore per il potere si sostituisse il potere dell’amore. Banale? Ma credetemi, per un anarchico ammettere che una qualsiasi configurazione di potere possa rappresentare una soluzione è già tanto! Naturalmente non ho certezze, solo dubbi, anche se alcuni punti abbastanza fermi li ho fissati, come la necessità assoluta dell’eguaglianza fra esseri umani e l’abolizione della guerra, presupposti indispensabili per il mondo che vorrei. Certo, ho seri dubbi che nel breve arco della mia vita riuscirò a vederli realizzati, ma anche l’abolizione della schiavitù in America sembrava un’utopia.
George Brassens diceva che le persone eccezionali sono quelle che si interrogano sempre, dove gli altri vanno avanti come pecore. Io sto fuori dal gregge, sogno e mi pongo delle domande.

Il tuo timbro di voce, le tematiche e alcuni passaggi musicali richiamano alla mente il tuo maestro Fabrizio De André. Noi pensiamo che, soprattutto in Girotondo, a cantare sia Nicola Pisu e che l’approccio alle tematiche sia decisamente diverso. Quanto pesa o ha pesato il paragone con il maestro genovese? Fermo restando che ispirarsi o essere accostati a De André è pur sempre una bella soddisfazione.
Capita spesso di sentirmi dire che scrivo e canto alla De Andrè. L’ho ripetuto più volte che vado molto fiero di essere avvicinato a quello che considero uno dei più importanti cantautori, per me maestro di musica e di pensiero.
Però spero che a questa impressione segua un ascolto attento delle canzoni, così che si percepiscano appieno le storie, che sono altre rispetto a quelle del cantautore genovese.
Non credo di avere un timbro di voce simile a quello di Faber, caso mai è il modo di cantare, lo stile, che fa sì che si inneschi questo meccanismo di accostamento fra un gigante e un microbo della canzone d’autore.
Insomma, come ha scritto recentemente Claudia Erba, una giornalista di Sardegnareporter, la mia parentela con De André è quasi archetipica. Sarebbe desolante scrivere canzoni per il solo gusto di riprodurre qualcos’altro, ma è assolutamente vero che De Andrè ha costituito per me un modello. Dal punto di vista prettamente musicale riconosco di non essere un musicista innovativo, ma il mio gusto estetico è fortemente ancorato alle sonorità acustiche e alla canzone delle generazioni precedenti, siano esse genovesi, francesi o canadesi.

Stai lavorando ad un nuovo album?
Non sto pensando a un nuovo album, per quanto materiale ce ne sarebbe in sovrabbondanza. Il fatto è che fare un disco implica un dispendio di risorse non solo economiche, che poi difficilmente e con estrema lentezza si riesce a recuperare, tanto più se non si suona abbastanza dal vivo.
Per questo motivo, senza tirare in ballo la crisi del mercato discografico, ho deciso che per un po’ mi limiterò alla realizzazione di brani singoli. A breve sentirete e vedrete, visto che si sta lavorando sulle canzoni ma anche sui video, due singoli: “Monsieur” il mago” e “Mirabilis”. Il primo lo ha arrangiato Gianfranco Fedele e il secondo Giovanni Vicidomini, entrambi stupendi musicisti con i quali ho la fortuna di collaborare e che furono fondamentali in Girotondo (il primo arrangiò “Madre”, il secondo “Il Gallo canta”). I video li sta montando invece un giovane videomaker, Carlo Murtas.
In seguito, non escludo che questi pezzi possano finire nel mio prossimo disco che immagino come una raccolta di brani inediti, una sorta di Storie in forma di canzone tomo secondo.

Raccontaci il tuo metodo di lavoro: quando componi sei istintivo o per te è un impegno quotidiano a prescindere dall’ispirazione?
Prima scrivevo molto e con frequenza quasi patologica, oggi scrivo decisamente meno e mai per impegno, ameno che non ci sia dietro un’idea condivisa. Non credo che sarei in grado di tirar fuori qualcosa di buono su commissione senza il puntello della cosiddetta ispirazione, che si sa, arriva quando capita. Ma sia chiaro che sono in grado di scrivere delle grandi porcate anche sotto l’ala dell’ispirazione!

 Cosa è cambiato per te in questi tuoi anni di lavoro musicale, dagli esordi fino a questo momento storico? E cosa resterà immutato sempre?
Per dirla con Guccini, io sono sempre lo stesso, sempre diverso. Rispetto agli esordi è aumentata la consapevolezza e sento una certa responsabilità sociale nello scrivere e pubblicare canzoni. Recentemente ho tenuto un concerto in una casa di reclusione, per un pubblico di detenuti, e in quell’occasione mi sono persuaso dell’importanza di ogni singola parola, tanto da essermi autocensurato in alcune parti che mi sembravano inopportune per il contesto e le persone che mi ascoltavano.
Il mio rapporto con le esibizioni dal vivo si è addirittura irrigidito e continuo a pretendere situazioni in cui il pubblico sta lì per sentire le canzoni, quindi evito pub e locali vari. Per il resto, è immutata la mia antipatia per i soldi, d’altronde ampiamente ricambiata, e continuo a fare il musicista per passione e l’ingegnere per necessità: con la prima occupazione mi occupo dell’anima, con la seconda della pancia.

Qual è la domanda che non ti ho rivolto e alla quale ti avrebbe fatto piacere rispondere?
Non mi viene in mente nient’altro da dire, se non un sincero ringraziamento per l’attenzione a me riservata.

Fortunato Mannino, Katia Colica, Antonio Aprile

Concludiamo questa bella chiacchierata con Nicola Pisu pubblicando Monsieur il mago suo ultimo singolo.
La canzone si ispira alla vita di Cesello Musio, primo mago sardo, di cui ho saputo attraverso l’incontro con l’illusionista Alfredo Barrago. (Nicola Pisu)

About the author

Fortunato Mannino

Fortunato Mannino

error: Sorry!! This Content is Protected !!

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Con questo sito acconsenti all’uso dei cookie, necessari per una migliore navigazione. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai su https://www.sound36.com/cookie-policy/

Chiudi