Recensioni

Nicola Pisu – Canzoni da solo

“…è bello che dove finiscono le mie dita / debba in qualche modo incominciare una chitarra.”

Non credo esista introduzione migliore per raccontare, o tentare di raccontare, il nuovo album di Nicola Pisu. Modo migliore per cercare di trasmettere a chi legge quell’acre dolcezza di cui sono intrisi i suoi versi. In Canzoni da solo, uscito i primi di ottobre e disponibile (purtroppo) solo in formato digitale, l’artista sardo spoglia la sua musica da qualunque orpello e accompagna i suoi versi con la sola chitarra. Un passo avanti o un passo indietro rispetto a Girotondo? Secondo me né l’uno né l’altro. Immutato è lo spirito e immutata è la forza delle parole, ma se proprio vogliamo trovare una differenza, oltre la forma, è forse una più esplicita vena intimista. Un raccontare raccontandosi caratterizza, infatti, l’intero album. Undici brani, che stupiscono per la semplicità, con cui Nicola Pisu affronta i grandi temi della vita. Semplicità solo apparente, perché immagini e frasi, in senso musicale e non, richiamano alla mente Poeti e Cantautori e sono incastonati con sapienza nelle sue poesie – canzoni. Undici brani tra i quali Olio d’Autunno, che racconta temi sempre attuali come la Guerra, è quella che amo di più; nello specifico, non si può non provare tenerezza e rabbia per la triste realtà di quel bambino di Gaza che nelle scie dei missili israeliani vede e vuole immaginare Stelle Cadenti. Spiccano, ed è questa, se la memoria non m’inganna, la novità di quest’album, i bellissimi bozzetti impressionisti; Oh Mare, come un quadro impressionista, si può solo ascoltare e riascoltare, vivere ma non raccontare.
Come avrete capito, tanti sono i temi e tante le suggestioni che Nicola Pisu ci regala anche in questo suo ultimo lavoro. Il mio consiglio, dunque, è di non perdere un appuntamento importante con la Poesia in Musica in un momento storico in cui i Grandi sono sempre meno. E che Nicola Pisu stia entrando, per quanto mi riguarda con un po’ di in ritardo, nella cerchia dei grandi lo dimostra anche il fatto che venga citato da Massimo Cotto nel suo libro dedicato al compianto Leonard Cohen.

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Fortunato Mannino

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