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Recensioni

Muffx – L’ora di tutti

Fortunato Mannino

Lunga vita al Prog!

La Storia della nostra penisola è quanto di più affascinante possa esserci. L’essere situati al centro del Mediterraneo ha favorito l’avvicendarsi di popoli e civiltà, e ciò ha reso il nostro paese un vero e proprio museo a cielo aperto. Un museo mal gestito e una Storia che una scellerata politica scolastica ha trasformato in una disciplina vuota e narrativa o, se si preferisce, in materia secondaria e sterile. Un popolo, però, non è tale se non esiste un forte senso di appartenenza e un’accurata conoscenza del passato e, purtroppo, gli eventi di questi ultimi decenni lo dimostrano, così come lo dimostreranno le prossime elezioni.
Questa premessa / sfogo, per un delitto culturale che reclama vendetta, dà l’incipit ad un album molto bello, che non solo rievoca uno dei fatti storici più drammatici della nostra Storia, ma si riallaccia anche alla letteratura e al cinema. A questo punto, non ci resta che fare un salto indietro nel tempo e arrivare ad Otranto nell’estate del 1840. La città è una delle più ricche del Salento ma, un po’ per strategia militare e soprattutto per caso, cade vittima della furia ottomana. La flotta diretta a Brindisi, a causa di una tempesta si ritrova a largo di Otranto e decide per l’assedio. La resistenza è eroica ma alla fine, nell’indifferenza generale, la città cade e i soldati ottomani, oltre a razziarla, si macchiano di atrocità a cui solo la Guerra sa dare giustificazione. Alla fine i morti furono miglia, gli uomini, i ragazzi vennero torturati e uccisi, le donne e i bambini superstiti furono ridotti in schiavitù. Un orrore dalle mille sfaccettature, una per ogni vita annientata, raccontato sia dal mondo del cinema, penso a
Otranto 1840, film scritto e diretto da Adriano Barbano, sia da quello della letteratura. Tanti i libri che da varie angolature raccontano questa triste vicenda, uno dei primi, se non il primo, risale al 1932 ed è stato scritto dalla docente universitaria Maria Corti e s’intitola L’ora di tutti.
Da questo tragico evento, e dalla letteratura che vi ruota attorno, prende
forma il quarto album della band salentina dei Muffx che, non a caso, scelgono come titolo quello del romanzo. L’album, costituito da quattro lunghe suite perlopiù strumentali, in lingua turca le poche parti vocali, s’inquadra nella grande tradizione prog italiana e non poteva non trovare spazio tra le produzioni Black Widow.
La copertina, caotica e cruenta, ci porta ai concitati e terrificanti momenti della capitolazione della città, mentre la Musica ne fotografa quattro momenti chiave. Un sereno cinguettare apre
Un’alba come tutte le altre e racconta della normalità di un giorno qualunque. Vengono dal Mare, l’agghiacciante e terrificante visione della flotta ottomana all’orizzonte. Ottocento, 813 per l’esattezza, racconta di coloro che, rifiutando apertamente la conversione all’Islam, andarono eroicamente incontro ad una morte atroce a cui, però, seguirà la beatificazione. Una difesa della fede cattolica gridata a gran voce da Antonio Pezzulla detto Primaldo, proprio perché fu il primo a cui fu reciso il collo dalla scimitarra del boia. La leggenda vuole che il suo corpo, privo di testa, rimase in piedi fino a che l’ultimo idruntino fu ucciso. La cosa sconvolse a tal punto il boia che lo fece convertire al cristianesimo e per questo fu impalato. Ed è proprio alla microstoria di Bernabei che è dedicata l’ultima suite dell’album. Un album registrato in presa diretta, nel quale la sinergia e la tecnica dei singoli componenti dei Muffx risulta evidente, soprattutto, nella capacità di adeguare la musica al momento, all’atmosfera e al tema del brano.
Lunga vita al Prog!

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