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A propos de Pop Corn

Motta @ Atlantico Live

Benedetta Barone
Scritto da Benedetta Barone

Motta è uno dei migliori performer e artisti italiani del momento.

Fa caldo, caldissimo. Oltre al caldo, è una serata più che particolare: c’è la finale di Champions League, all’Auditorium Parco della Musica gli Arctic Monkeys tornano su un palco italiano dopo ben quattro anni, ma all’Atlantico Live Motta battezza il suo tour (o meglio pre-tour; le date sono solo quattro) “Vivere o Morire”. Decido senza alcun dubbio di affrontare l’interrogativo inespresso del livornese adottato dalla capitale, magari riesce a dare qualche risposta anche a me.
Sul disco se ne sono sentite tante, ognuno ha detto la sua. Chi diceva che era “un passo indietro” rispetto al primo album, chi lo ha apprezzato anche troppo, chi ha rivenduto il biglietto perché pensava non fosse più il Motta di una volta (ma quale volta?). Tralasciando opinioni e correnti, mi sono buttata nel live senza alcun dubbio, per quanto vi assicuro ne ho anche troppi su troppe cose, certa di avere davanti un musicista come si deve, uno che davvero fa “come cazzo gli pare”, l’unico che ho sempre salvato da quello che a tanti piace chiamare “indie”.
Tutto in (quasi) perfetto orario, altra stranezza per la scena italiana e soprattutto romana. L’opening act di Filippo Gatti, a detta di tutti è stato molto intenso, e io pur avendo sentito solo due pezzi causa ritardo ormai intrinseco nella mia personalità, non posso che confermare ed aggiungere che forse bisognerebbe prestare più attenzione alle aperture invece di fare la fila per le birra.
L’entrata di Motta in scena è singolare, una lunghissima parentesi strumentale introduce l’artista (non nascondo che per un attimo ho pensato: “a Francè bissiamo Young Signorino?”).
Una volta sul palco Motta osserva il suo pubblico, in silenzio e quasi senza emozione, ha lo sguardo serio, dritto davanti a sé, ha lo sguardo di un guerriero che ha vinto la battaglia ma non esulta in quanto realizza solo di essere vivo. Il brano che accompagna questa entrata trionfale è “Ed è quasi come essere felice”. Il pezzo viene “rallentato”, Motta canta i versi ogni quattro battute invece che ogni due, come per far pesare il tempo e per sottolineare che la felicità è un incedere lento e a volte doloroso.
Nelle pause strumentali fa il giro del palco e abbraccia tutti, musicisti, fonici, tecnici: sembra una scena da atto finale ed invece è proprio all’inizio. Un atto di umanità e umiltà fuori dal comune, un grazie ad una “famiglia” che dopo mesi e mesi di lavoro ce l’ha fatta ed è pronta a rimettersi in gioco.
La scaletta è lunga, Motta esegue quasi tutti i pezzi del nuovo album e di quello precedente, riarrangiandoli e rivivendoli come solo lui sa fare. Ad accompagnarlo c’è una schiera di musicisti, uno più serrato dell’altro, tutti in perfetta sintonia, che si adatta alle esigenze di mercato con stile lasciando un fortissimo segno. Rispetto alla formazione del tour precedente infatti Motta aggiunge, tastiere – domande e risposte (come sottolinea lui), e un presentissimo set di percussioni. La famiglia si è allargata.
Un live di quasi due ore che si conclude in bellezza sulle note di “Mi parli di te” per ringraziare una parte di sé che gli ha permesso di essere tutto questo.
Un live che ai miei occhi è la riconferma che Motta sia oggettivamente uno dei migliori performer e artisti italiani del momento.

Grazie Trident Management
Credits foto di copertina di Sebastiano Bongi Tomà

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Benedetta Barone

Benedetta Barone

Suono, scrivo e canto. sono mediamente isterica, una piccola donna innamorata dei particolari.

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