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Recensioni

Mogwai – Les Revenants

Annalisa Nicastro

Non sono i soliti Mogwai che troviamo in pietre miliari rock dell’ultimo ventennio. L’ album è estremamente godibile nonostante sia permeato da un velo di malinconia

MI hanno guardato con l’aria di chi finge di sapere di chi/cosa stai parlando quando ho citato i Mogwai non troppo tempo fa, dovrebbe essere strano quando si parla di una band fondamentale nello sviluppo di quello che viene un po’ grossolanamente chiamato post-rock, a maggior ragione se con diciotto anni di carriera alle spalle.
I Mogwai non sono comunque così sconosciuti, soprattutto all’estero e in questo caso in Francia dove Canal+ gli ha affidato la colonna sonora di una nuova serie televisiva, “Les Revenants” basata sull’omonimo zombie movie francese del 2004.
La band di Glasgow, nata sul tramonto della grunge era, non è nuova al concetto di soundtrack; già nel 2006 aveva regalato le proprie composizioni al piccolo schermo prima, per un documentario sul calciatore Zinedine Zidane e al grande schermo poi, con “The Fountain” film difficilmente etichettabile dello stesso anno.
Da quest’album non c’è da aspettarsi il solito spettro emotivo al quale siamo abituati dalla band, la quale preferisce tenersi su ballate dalle tinte scure ed evitare le cariche di pesantezza con le quali alternano questo tipo di atmosfere comunque presenti negli album precedenti.
È un album estremamente godibile nonostante sia permeato da un velo di malinconia e può fare da colonna sonora anche ai nostri ascolti quotidiani, infatti il disco scorre fluido ed ha un filo logico molto consistente che permette, come raramente accade, di poter intendere il lavoro nella sua completezza senza venir tentati in favoritismi tra una traccia e l’altra.
Non sono i soliti Mogwai che troviamo in pietre miliari rock dell’ultimo ventennio come il recente “Hardcore will never die…but you will” o i più conosciuti “Rock Action” e “The Hawk is Howling”, nei quali il termine post rock assume veramente un significato definito, ma non lo erano neanche nel remix album “A wrenched virile lore” ed è stato una delle migliori sorprese del 2012; questo per dire che anche camaleontici e iperattivi i Mogwai sono una di quelle poche realtà che non smettono di produrre a ruota libera e stupire con la qualità della musica.

Emmanuele Gattuso

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Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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