Cookie Policy

A propos de Recensioni

Misero Spettacolo: Porci, Pecore e Pirati”

Scritto da Red

Il nuovo disco dei Misero Spettacolo accade oggi e porta un titolo ricco di una dietrologia interessante: “Porci, Pecore e Pirati”. Ovvero PPP, che non solo è il titolo di una delle tracce ma anche le iniziali del capobanda ispiratore di tutta l’opera: Pier Paolo Pasolini. Un disco che non a caso si vede patrocinato dalla Fondazione Centro Studi – Archivio Pier Paolo Pasolini.
Il motivo è intenso e difficile da snocciolare in una banale recensione. Siamo di fronte ad un lavoro che dipana in se una ricca disamina sulla società di oggi e sui nuovi profili umani, i personaggi del potere plutocratico che operano sulla piccola popolazione educata su concetti edonistici di consumismo. Insomma, i Misero Spettacolo abbracciano a pieno l’opera e il pensiero Pasoliniano ispirandosi direttamente e senza mediazioni a personaggi come Mr. Troya (ovvero Eugenio Cefis del romanzo “Petrolio”) o ricalcando concetti che dagli anni ’70 ad oggi restano non solo attualissimi ma addirittura condizionanti per quelle che potrebbero essere le basi di una rivoluzione sociale quanto culturale. Il progetto cantautorale di Beppe Tranquillo e soci sforna 14 nuovi inediti di cui una intro e una ghost track dal titolo “Emigrante” che appoggiano i piedi saldamente in una canzone d’autore molto popolare, oseremo dire folk per le tinteggiature appena “circensi”, macchiandosi di chitarre elettriche e qualche passaggio di gustoso e simpatico progressive come nel brano “L’Italia dei Pensatori”. Personalmente trovo che l’apice del gusto si raggiunga nel brano “Mozy” in cui una marcia “militaresca” scandisce il sapore acustico di una ballata ariosa e notturna che si sposa a pieno con la timbrica vocale e con un testo sempre molto raffinato che qui trova il tempo di respirare. Perchè purtroppo per l’ascolto di un disco simile richiede ben altra attenzione e tutt’altro impegno. Testi molto precisi e curati che spesso devono spostare accenti sulle parole per incastrare tutto nelle metriche sempre troppo rigide. Un lavoro ricco di letteratura e di richiami tutt’altro che banali e – passatemi la polemica – popolari, che quindi non può accontentarsi di un frivolo consumo ed un ascolto di mero gusto. In effetti difficilmente restano in mente melodie di incisi o di strofe, difficilmente si marchiano a fuoco passaggi testuali…forse anche demerito di una produzione che – a nostro umile avviso – avrebbe dovuto enfatizzare più la voce e le dinamiche tutte. Un disco che rischia di passare per troppo pieno, per troppo denso, per ridondante. Sviluppare quasi lo stesso tema su 14 brani diventa un rischio che solo ottimi arrangiamenti potrebbero salvaguardare. Ma questo è il nostro umile ascolto e il nostro altrettanto attento consiglio a non fare di questo lavoro un ascolto comune. Musica e letteratura, pensiero filosofico e andamenti sociali con strumenti popolari come la canzone. Un connubio che danza assieme in un equilibrio forse troppo precario ma che sicuramente vale la pena sudare perchè resti in vita il più a lungo possibile.

About the author

Red

error: Sorry!! This Content is Protected !!