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Recensioni

Max Fuschetto – Mother Moonlight

Fortunato Mannino

Un album che si candida ad essere uno dei più belli del 2018

Non so quante introduzioni ho abbozzato per questa recensione ma, alla fine e forse sbagliando, ho optato per una domanda. Una domanda che è nata spontaneamente dall’osservazione e dall’ascolto: è mai esistita un’età dell’oro? Probabilmente no, anche se, almeno per quanto mi riguarda, è quella che riconosciamo solo quando è andata via. L’età della spensieratezza. L’età in cui ventiquattr’ore erano ventiquattr’ore e l’unico problema era riempirle. Un’età che, qualche volta, si voleva passasse in fretta per diventare adulti e quando lo si è diventati… ci si scopre a rimpiangerla. Nel bambino che corre e nella soavità della Musica ho ritrovato i volti, le emozioni, la spensieratezza della mia infanzia. Merito del potere evocativo della Musica e, nello specifico, del maestro Max Fuschetto, uno dei pochi artisti che con la sua Arte sa emozionarmi. Non l’unico, ma uno dei pochi che ha uno stile, una versatilità, una creatività disarmante.
Mother Moonlight è il suo ultimo capolavoro e, avendo ascoltato i suoi album precedenti, tutto mi sarei aspettato tranne di ascoltare un’opera pensata e incentrata sul pianoforte. Strumento che, più di tutti, riesce a cogliere quell’alone di malinconia che ammanta la dolcezza del ricordo e che le dita di Enzo Oliva trasformano in Poesia.
Attorno ad esso ruotano gli altri strumenti, che ricreano, con le loro sonorità, tutte quelle sfumature di colore che la luce della Luna dà alle cose e ai ricordi, sfumandone, al tempo stesso, i contorni. E la Musica di
Max Fuschetto sembra avere della luce lunare le stesse caratteristiche. Riesce, partendo da una base classica che richiama alla memoria le atmosfere dei notturni, ad inserire elementi etnici come la musica dell’Africa subsahariana o elementi decisamente più popular. Potrei aggiungere qualcosa soffermandomi sugli elementi filosofici che stanno alla base dell’album, o raccontarvi degli omaggi a Bela Bartòk e a John Lennon ma… non voglio cadere nella retorica.
A prevalere, dal mio punto di vista, è l’aspetto evocativo e sentimentale che compositore e musicisti tutti sono riusciti ad ottenere. Un album che si candida ad essere uno dei più belli del 2018.
L’album è anche la prima uscita dell’Italian World Beat che ha come obiettivo di promuovere e distribuire la Musica italiana in Europa, Giappone e Corea.

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