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La soffitta Recensioni

Mattanza – Nesci Suli

Fortunato Mannino

l’album più bello e rappresentativo della nostra terra, la Calabria. Profuma di Storia e Mediterraneo, di tenerezza e disperazione, di dignità e arroganza

È passata un’altra estate e altre ne passeranno, ma passeggiando per le strade, per i vicoli dei paesini, assistendo agli spettacoli, è come se nulla fosse cambiato. La tua Musica, la tua forza sono rimaste intatte, come se la gente della tua Calabria volesse stringere ancor di più quel legame che ti univa a lei.
Non eravamo amici, ma sicuramente ci univa quell’amore verso questa terra contraddittoria, per la sua grande e spesso dimenticata Storia. Non eravamo amici, ma spesso abbiamo chiacchierato di Musica, del ruolo della stampa, e so per certo che ti piaceva il taglio editoriale di SOund36 e quel suo dar voce ad artisti e gruppi lontani dal music business. La prossima primavera quando sia tu che io saremo più liberi. Stiamo lavorando ad un progetto molto bello ma… poi ti dico!
L’8 febbraio avrebbe debuttato lo spettacolo 1861 – La Brutale Verità, ma quel 31 gennaio del 2015, quel maledetto giorno, tutto all’improvviso si è fermato e cristallizzato, consegnandoti alla Storia di questa città. Una telefonata. Un orario insolito. Poche e tremanti parole che si sono fissate in modo indelebile nella memoria: Fortunato è terribile! Mimmo Martino è morto! Con lui una stagione e una parte nobile della Calabria.
Oggi, lontano dai clamori, con la mente più lucida, mantengo quell’impegno rimasto sospeso. Non un’intervista ma la retrospettiva, una retrospettiva molto personale, di Nesci Suli. Un album che ho visto nascere perché Carmelo Zumbo, all’epoca da poco chitarrista dei Mattanza, è un amico.
Era il 1996 quando Carmelo iniziò a parlarmi dei Mattanza, del grande spessore culturale di Mimmo Martino e delle loro potenzialità frenate da un sound troppo legato alla tradizione folcloristica. Ne seguirono confronti – scontri e da questi nacque l’album più bello e rappresentativo della nostra terra. Nesci Suli profuma di Storia e Mediterraneo, di tenerezza e disperazione, di dignità e arroganza.
La rivoluzione sonora porta i traditional in quella dimensione tipicamente Mediterranea che da sempre è peculiare alla Calabria. Ogni brano affonda le sue radici nella tradizione popolare, fonte di saggezza e specchio dell’anima di un popolo. Raccontare Nesci Suli è impossibile. È impossibile ripercorre secoli di Storia, spiegare la forza di un dialetto o di una lingua come quella ellenofona, che resiste al tempo e ricorda che la Calabria medievale fu, per quattro secoli, l’ultimo baluardo dell’Impero Romano nella penisola e, mi si permetta, della civiltà. Protagonista dell’album è la gente umile, quella che racconta l’amore o canta una ninna nanna ad un bambino, quella che subisce impotente gli eventi della macro storia e della cattiva sorte, eventi tanto divisivi e laceranti da mettere in crisi anche il senso religioso.
Un disco per calabresi? No! Decisamente no! Musicalmente il disco è gradevolissimo e l’uso del dialetto non è una barriera più di quanto lo sia l’inglese per molti. Dal punto di vista culturale, lo avrete capito, è da considerare alla stregua di un documento storico.
Le cose da scrivere sarebbero tante ma… devo fermarmi qui! Il non scritto rimarrà un fatto privato.
Per la cronaca aggiungo solo che vi sono altri album e che i Mattanza sono ancora attivi ma… queste sono altre storie.

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