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Interviste

Marco Cinelli, Intervista

Benedetta Barone
Scritto da Benedetta Barone

L’esperienza musicale più bella da quando sei a Londra? Giovedì scorso, all’O2 Shepherds Bush Empire con Carmen Consoli

Sto ancora facendo i conti con la nostalgia da Londra e i bei ricordi che il concerto di Carmen Consoli all’O2 Shepherds Bush mi ha lasciato. Per pura casualità vengo a sapere che un mio amico conosce molto bene il ragazzo che ha aperto il live di Carmen: Marco Cinelli. Inizio a credere alle coincidenze, sempre di più. Sul filo del rasoio, a poche ore dal mio rientro a Roma, riesco a girare il mio report sul concerto a Marco e scambiarci quattro chiacchiere, che sfociano in una simpatica ed amichevole intervista.

Partiamo dalle basi. Cosa spinge un ragazzo italiano, per di più musicista, a lasciare l’Italia e cercare fortuna all’estero?
La curiosità di confrontarsi con altri artisti, altre culture. La voglia di ricominciare da capo, di imparare una nuova lingua, di vivere nuove avventure. Ma, soprattutto, ciò che mi ha spinto a “scappare” è il fatto che ho sempre e quasi solo cantato in inglese…

Cosa ha iniziato a farti scrivere pezzi tuoi e quali sono le tue principali influenze?
Ho sempre scritto quando ero broken-hearted o ubriaco. Ora scrivo pure da sobrio. Parlo di amore, di stelle e pianeti e dell’umanità, mai di odio.
Le mie influenze principali sono settemilaottcentoventiquattro artisti tra cantati e poeti, ma per voi mi limiterò a citare: the Beatles, Jimi Hendrix, David Bowie, Ray Charles, Mozart, Prince, Ungaretti, Gandhi e Donald Trump (scherzo!!!!)

Perché proprio Londra?
Perché è una città pazzesca, ovviamente. Non solo è un grande melting-pot culturale, ma è un centro nevralgico di energie mondiali, un po’ come New York. Poi Londra ha tante di quelle dimensioni che a volte sembra di vivere un’esperienza onirica. Apri una porta, c’è una sala, con un’altra porta più piccola in fondo, la apri, entri in uno stanzone bianco asettico -un museo- , spingi un’altra porta e ti trovi in un night club in stile anni ’20. Questa è Londra. 

Come si sente un italiano a Londra?
Si sente come un italiano all’estero. Gli italiani all’estero sono un po’ diversi dagli italiani in Italia. Si sentono -ci sentiamo- come quando avevano 14 anni e i genitori sono partiti in settimana bianca lasciandoli per la prima volta a casa da soli. 

Gli studi che hai fatto non ti lasciavano nessuna opportunità in Italia (o a Roma)?
Ho studiato musica al Saint Louis College Of Music a Roma. Sì, ho lavorato a Roma per un po’. Facevo il trascrittore ufficiale per gente che non sapeva scrivere sul pentagramma (tutto vero!!!) Quello che guadagnavo era abbastanza per un bel panino con la salsiccia.
Poi sono diventato un cantautore. E vegano. 

Raccontami del tuo primo contatto con un discografico o con una persona davvero interessata alla tua musica…
Discografici veramente interessati neanche uno, se no a quest’ora avevo un contratto da un milione di dollari e due bodyguards russi! Scherzi a parte, la persona che più si interessò alla mia musica fu uno scultore francese di nome Axel Cassel che incontrai a notte fonda ai Noctambules a Pigalle. Lui era talmente innamorato della mia musica che sovvenzionò interamente la produzione del mio EP “Watch Me Movin’” e mi diede molte possibilità di esibirmi dal vivo. Un grande artista e un vero amante della musica.
Se la leggi, Alex, un bacione dalla Terra. 

“You watched me movin’” l’altra sera live mi ha folgorata, cosa ti ha spinto a scriverla?
Una donna, italiana. Non ti dico chi, ma lei sa chi è. Risale a quando ero follemente innamorato di lei. La canzone si potrebbe tradurre con “Osservami mentre mi muovo (nella direzione in cui ci siamo spinti insieme)”

Pensando alla situazione dei locali in Italia, come si sente un musicista a suonare qui nei pub/locali della city? C’è molta competizione o selezione?
Non ho la più pallida idea di quello che succede in Italia. Da quando sono all’estero, Amsterdam, Parigi, e adesso Londra, c’è sempre stata una competizione incredibile. Ma sempre posto per gli uomini di buona volontà. Figurati che in vita mia non sono mai riuscito ad ottenere un concerto in un pub a Roma, perché a quanto mi ricordo, “non je portavo abbastanza gggente”. 

L’esperienza musicale più bella da quando sei qui?
Giovedì scorso, all’O2 Shepherds Bush Empire. 

Come è arrivata la possibilità di aprire il concerto di Carmen Consoli? Come ti sei sentito?
Ero a Nantes per dei lavori in studio registrazione. Mio fratello mi aveva accennato la possibilità di suonare all’O2, ma noi ci siamo detti che avremmo fatto finta di niente finché non ce lo avrebbero confermato. Quando mi hanno chiamato quelli dell’O2 per la conferma, ho fatto un salto che neanche Fiona May e sua figlia insieme avrebbero potuto. 

A gennaio 2018 è uscito il suo ultimo singolo “Uh-Some” che lo presenta con una sonorità decisamente più elettronica e trap, con decisi cambi di accordi e voce alla Marvin Gaye sopra.

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Benedetta Barone

Benedetta Barone

Suono, scrivo e canto. sono mediamente isterica, una piccola donna innamorata dei particolari.

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