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Manu Chao in concerto a Trieste

Annalisa Nicastro

Ogni pezzo tocca le corde del pubblico e lo fa muovere, vibrare, emozionare. Manu Chao sostiene un ritmo incalzante fino al saluto finale: ‘Hasta la victoria siempre’.

Venerdì 27 Giugno, rotta verso Trieste. Forse non a caso Trieste è la città scelta come prima tappa italiana del tour di Manu Chao: città di confine dove convergono lingue e culture diverse, perfetto luogo per accogliere l’eclettismo musicale del musicista franco-basco-galiziano. Dopo Trieste il tour ‘La Ventura’ proseguirà in tutta Europa, toccando l’Austria, la Danimarca, la Repubblica Ceca, la Spagna e la Polonia per poi approdare nuovamente in Italia, a Gallipoli e Marina di Pisa il 5 e 12 Agosto, in un rocambolesco viaggio di pura energia.
Manu Chao porta in valigia un incredibile melange di influenze musicali che determinano il suo stile unico. Nato a Parigi da un padre di Bilbao e una madre della Galizia, il musicista tesse il suo stile personale come un patchwork fatto di culture diverse, affermando: “Assorbo tutto senza rendermene conto e poi tiro fuori le sonorità più diverse. Non so più dire da dove vengano di preciso, se dal Brasile, dal Venezuela o dal Senegal”.
Partito con i Mano Negra, la sua band di ispirazione anarchica con la quale ha definito un nuovo stile, una nuova concezione musicale crocevia tra punk e ritmi sudamericani chiamata appunto ‘patchanka’, frutto di sonorità da diverse parti del mondo, Manu Chao ha poi sviluppato il suo percorso musicale da solo.
Già all’apertura dei cancelli il parco di Borgo Grotta Gigante era gremito di gente e furgoncini in perfetto stile anni settanta, un tuffo nel mondo di figli dei fiori.
Verso le 17 attendevano già circa tredicimila persone, arrivate anche dal resto d’Europa per vivere l’evento. Dj, bancarelle, adrenalina e trepidazione per aspettare l’inizio del concerto, anticipato da due band spalla: gli sloveni Elvis Jackson e la band friulana Playa Desnuda.
Alle ore 21 l’atmosfera è carica d’attesa ma Manu Chao si fa aspettare. I fan impazienti lo attendono instancabili. Entra sul palco poco prima delle 22, ma già da subito riesce a far vibrare il pubblico di nuova energia. Parte con ‘Clandestino’, poi ‘La vita tombola’, passa per ‘La Primavera’, ‘Que paso que paso’ e la più malinconica ‘Desaparecido’. Il pubblico si anima ancor di più ascoltando ‘Bienvenida a Tijuana’. Altri pezzi forti: ‘Mala Vida’ singolo dei Mano Negra dell’88, per concludere con ‘Senor Matanza’ e ‘La Vacaloca’.
Ogni pezzo tocca le corde del pubblico e lo fa muovere, vibrare, emozionare. Quello che nessuno può negare è la forza energetica irresistibile di questo artista che con grande generosità riesce a trasmettere: in mezzo a tutta quella gente, ascoltando il musicista accompagnato dal suo bassista storico Jean Michel Gambeat, il chitarrista Madjid Fahem e David Bourguignon alla batteria, non puoi stare fermo, il corpo si muove seguendo il ritmo senza possibilità di fermarsi o annoiarsi, in un flusso che aumenta e diventa sempre più travolgente.
Allo stesso tempo coinvolgente e trascinante, leggero e divertente, giocando in bilico tra stili diversi, Manu Chao sostiene un ritmo incalzante fino al saluto finale: ‘Hasta la victoria siempre’.

Monica Garavello

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Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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