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Sound&Vision

Mannarino @ Politeama Rossetti

Giovanni Aiello
Scritto da Giovanni Aiello

Sono melodie distinte, distopiche, distillate dalla sua voce grezza e squisita. Inizia lo spettacolo. Silenzio. C’è Mannarino

E’ mercoledì 2 maggio a Trieste e al Politeama Rossetti c’è una sensazione di pulsante attesa. Le porte del teatro sono appena state aperte, gli spettatori iniziano ad accomodarsi. Un po’ di chiacchiericcio, poi le luci si affievoliscono.
Silenzio.
E’ una dolce rivelazione quando iniziano a vibrare le note della chitarra di Alessandro Mannarino. Sono melodie distinte, distopiche, distillate dalla sua voce grezza e squisita. Inizia lo spettacolo.
Mannarino è un cantautore di Roma, classe 1979, ormai molto conosciuto e amato dal pubblico. E’ una personalità musicale poliedrica, nelle sue vene scorrono armonie che risentono di molte influenze di grandissima qualità e tradizione. Collabora attivamente con artisti come Ascanio Celestini, David Riondino, Don Pasta, e altri. Dunque i suoi testi sono la summa di tutta la sapiente esperienza accumulata negli anni: esperienza di studio tenace, di creatività. Il suo stile ricorda l’espressionismo rivoluzionario di Giovanni Lindo Ferretti, l’ironia di Gaber e la potenza esoterica di Battiato. Tutto questo impregnato d’una malinconia alla Manuel Agnelli.
Il concerto inizia con ruvida leggerezza, con arpeggi lenti in minore; per poi crescere a poco a poco, in maniera impercettibile; infine la sua energia tuona con “Animali” e successive.
Le luci sul palco sono fiamme sparviere, impattano con la retina con perfetta magnificenza. E’ un percorso coerente e preciso, stimolo di una personalità eclettica seppur timida. Non c’è esagerazione, boria; bensì un’idea organica: la presentazione del mondo, il mondo dell’Impero. Il simbolismo è palese, metafora di crescita e conseguente rovina. La spiegazione di ciò che nasce e di quel che è nostalgia. Come il principio e la fine di un concerto, di una canzone. L’Impero è un luogo immaginario, chissà, magari unicamente inconscio o mentale. Ma la parola Impero risuona comunque nelle nostre coscienze, nei nostri pensieri, come qualcosa di palpabile e conosciuto.
L’Impero Crollerà – titolo del tour di Mannarino, prodotto da VivoConcerti e VignaPR – è una sinestesia visiva del futuro, più che l’accettazione di un concetto.
Una band pazzesca accompagna il cantautore in questa ricerca di una logica nell’illogico: Puccio Panettieri (batteria), Alessandro Chimenti (chitarre), Renato Vecchio (fiati), Seby Burgio (piano, tastiere), Nicolò Pagani (basso e contrabbasso), Daniele Leucci (percussioni), Lavinia Mancusi (violino, voce). La perizia e la bravura di questi musicisti crea una meraviglia che incanta e stravolge.
Non bisogna dimenticare che i concerti sono accompagnati anche da Medici Senza Frontiere, con uno stand presente a tutte le date.
Mannarino è uno di quegli autori che, dopo averlo ascoltato in live, non ti abbandona mai. Le sue parole, le sue note, ti risuonano nelle membra; come un déjà vu.
L’Arte è il sogno dell’Artista.

Articolo e Foto di Giovanni Aiello

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