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Sound&Vision

Malika Ayane @ Pin Up – Mosciano Sant’Angelo (TE)

Giovanni Panebianco

Una data zero per un’artista è sempre un giorno speciale. Il 26.10 è stato un giorno speciale anche per noi

Una data zero per un’artista è sempre un giorno speciale. E’ una sorta di prova per testare il reale coinvolgimento del pubblico a un suo show e da lì partire per un lungo tour. Osservare se tutto funziona. Se gli ingranaggi sono oleati al punto giusto. Malika Ayane per il suo “Domino Tour” ha scelto il Pin Up di Mosciano Sant’Angelo, a due passi da Teramo, per dare inizio ai suoi spettacoli, suddivisi tra club e teatri.
Ho avuto modo di ascoltare il suo ultimo lavoro, arrivato a tre anni di distanza dal boom del precedente disco Naif, e ho scovato in Domino tante sonorità nuove, più ricche, ma con le stesse melodie raffinate a cui Malika ci aveva abituati fin dai suoi splendenti esordi. La novità sostanziale sul palco si nota immediatamente: la formazione granitica che la accompagnerà nel suo percorso. All’interno di due cubi, inizialmente nascosti da un velo, troviamo Jacopo Bertacco alla chitarra e Nico Lippolis alla batteria, che insieme formano il duo Industrial Rock Ur.
Dopo un intro esclusivamente strumentale, dalle tinte quasi Metal, probabilmente per mettere in chiaro fin da subito ciò che si accosterà all’armonico timbro della cantante, “Nodi”, prima traccia dell’ultimo album, inizia a far girare i motori, surriscaldando un’atmosfera già resa incandescente dall’attesa. A seguire “Come Foglie”, brano che attinge dal suo luminoso passato, “Stracciabudella”, il singolo più recente, e “Questioni Di Forma”, il brano che preferisco di Domino, con un ritornello che è un vero gioiello di grazia e orecchiabilità, continuano a far camminare la macchina in modo netto e lineare.
L’intera carriera di Malika è ripercorsa in circa un’ora e mezza dove la potenza strumentale non viene mai meno, sposandosi alla perfezione con questi nuovi arrangiamenti. Lei, immensa, si trova perfettamente a suo agio, quando, anche canzoni famosissime come “Feeling Better” o “Ricomincio Da Qui”, vengono stravolte senza perdere però la loro precisa identità.
L’artista si alterna suonando, a seconda del pezzo, sia synth che keytar, entrando in uno stato di simbiosi con i suoi musicisti e con il pubblico, ormai perso in uno stato misto di venerazione ed estasi. Mi rimarrà sicuramente in mente una versione live di “Tempesta” che nulla ha da invidiare ai suoni massicci degli Evanescence e la chiusura affidata a “Senza Fare Sul Serio”, con un cambio di tempo al chorus da stroncare il fiato, tipo giro sulle montagne russe. Senza nemmeno dirlo, a dimostrazione della sua umiltà, la cantante si è fermata a fine concerto con i fans per autografi e foto di rito, ma anche per scambiare due parole in un clima disteso e di piena complicità. Queste sono cose che fanno bene alla musica. Questa è arte con la A maiuscola.

Articolo e Fotografie di Giovanni Panebianco

 

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