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Recensioni

Macelleria Mobile di Mezzanotte – Hiver Noir

Fortunato Mannino

57 minuti di un album pensato come colonna sonora di un viaggio introspettivo

Il nostro viaggio nelle produzioni 2017 della Subsound Records continua con un album veramente molto molto bello. Hiver Noir, questo il titolo, porta la firma dei Macelleria Mobile di Mezzanotte e, come ho anticipato nel numero scorso, è uno dei dieci album che faranno capolino nella mia personalissima classifica di fine anno. Per chi non conoscesse i M. M. M. è doveroso un minimo di presentazione, perché quindici anni di carriera non si possono riassumere che per sommi capi. Partiamo, dunque, dal nome del gruppo che è già di per sé un eloquente biglietto da visita. Macelleria Mobile di Mezzanotte è il titolo di un racconto di Clive Barker, dal quale nel 2008 è stato tratto il film Prossima fermata: l’inferno, regia di Ryūhei Kitamura.
Atmosfere cupe, personaggi sinistri, delitti efferati diventano fonte d’ispirazione per raccontare musicalmente il lato oscuro dell’animo umano. Dal 2001 il tempo scorre veloce, la musica e le tematiche cambiano, si evolvono e l’aspetto più
crudo lascia il posto a quello psicologico e… arriviamo a quel capolavoro che è Hiver Noir. Il titolo, di facile traduzione dal francese, è la chiave d’accesso all’intero album. Il freddo dell’inverno come metafora del buio che spesso attanaglia l’anima. Un bacio appassionato, forse l’ultimo, si coglie nelle sfumature di grigio della copertina, che ci introduce ai 57 minuti di un album pensato come colonna sonora di un viaggio introspettivo.
Personalmente ho immaginato un uomo assorto e tormentato dai sui pensieri, che osserva il lento scorrere del paesaggio russo, come suggerito dai titoli, da dietro il finestrino di un treno. Un uomo che cerca di fuggire invano da se stesso e dai suoi demoni.
Sette istantanee, che catturano le increspature e i tormenti di quest’anima, che trovano un loro ideale apice in Last Kiss By The Volga ma… questo è il mio, personalissimo, film. Film suggerito da un album che sa esaltare le sfumature del nero e che sa cogliere l’aspetto più intimo e drammatico dell’animo umano. Musicalmente potremmo definirlo, riduttivamente, ambient con venature jazz, post rock e doom ma… chi legge i miei articoli sa bene che le etichettature sono solo le coordinate, che portano a quello che reputo un album emozionante.

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