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Sound&Vision

Ludovico Einaudi @ Il Rossetti, Trieste

Giovanni Aiello
Scritto da Giovanni Aiello

Ludovico Einaudi ci propone l’intimità della propriocezione. Le sue dita si propagano sulla tastiera mentre le luci di scena cesellano battute e fraseggio.

Il teatro trascende il palcoscenico, così come la musica altro non è che il sogno del musicista. Le nostre sensazioni sono radici che si appigliano ad ogni stimolo; è necessario fidarsi delle proprie sensazioni. Ludovico Einaudi, in concerto al Rossetti di Trieste – organizzato da Vigna PR -, ci propone l’intimità della propriocezione melodico-armonica. Le sue dita si propagano sulla tastiera con una tale delicatezza e una definizione da ricordarci quella di Glenn Gould, mentre le luci di scena cesellano i movimenti di battute e fraseggio.
La percezione così si amplifica, affinché il pubblico si abbandoni all’interpretazione di quel Freudiano sogno che il pianista torinese crea con la sua vibrazione artistica. Nonostante qualche fotografo possa lamentarsi della bassa luminosità scenica, l’assenza – intesa come sottrazione aritmetica – diventa aggiunta; lo spettatore ha a sua disposizione un’occasione rara di questi tempi: la possibilità di totale concentrazione su ciò che sente e osserva, senza distrazioni di sorta.
Einaudi perciò subisce una metamorfosi, il palco diventa un pentagramma su cui ognuno di noi può salire con le personali emozioni; il tempo è sordo e si dimentica di ciò che accade.
Musica è ciò che, producendo una vibrazione di una certa entità, provoca una sensazione al cervello umano. Stile è la linea di connessione tra musica e capacità tecnica. Ludovico Einaudi è la sintesi tra queste due cose: meravigliosa forma di sinestesia concettuale.
Articolo e Fotografie di Giovanni Aiello.

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