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Low live @ Bologna

Annalisa Nicastro

Grande performance quella dei Low nella loro unica data italiana.
In un piccolo, caldo e pienissimo teatro nel centro di Bologna il trio si è esibito presentando gran parte del loro ultimo album “The Invisible Way”.
Ben poco da dire su colui che ha (molto velocemente) aperto il concerto, tale Lullabier; non volendomi accanire sul povero cantautore non andrò oltre al dire che sembrava di essere ad una deprimente festa liceale e non parlo dell’esibizione in sè, ma del contenuto proposto.
Alle 10 in punto, scandite da un countdown proiettato alle spalle del trio, partono le note di “Plastic Cup”.
La band riesce da subito a creare un’atmosfera unica, giocando su dinamiche delicatissime che valorizzano ogni sfumatura dell’esibizione e delle composizioni stesse.
Una strumentazione ridotta all’osso e volumi molto contenuti, due voci splendide e un polistrumentista (Steve Garrington) che funge da tappeto sonoro durante tutta l’esibizione; scelte che trovano in questa location una complice pefetta.
Nonostante Alan Sparhawk, cantante e chitarrista, ci ha confidato che avrebbe preferito un audience in piedi credo che il fatto di essere in un teatro abbia donato al concerto un valore aggiunto ed accorciato le distanze tra pubblico e band.
È proprio il frontman la vera rivelazione di questo live, la sua tecnica chitarristica è decisamente originale, fatta di scelte minimalistiche riprodotte con suoni molto semplici, ma pressochè perfetti, e assoli che sanno di noise rock.
Incredibilmente quest’intensità non viene trasmessa fedelmente nelle registrazioni.
Sparhawk e Mimi Parker si alternano al microfono, sfoderano anche qualche pezzo del passato tra cui la memorabile “Especially Me” e una splendida ed acclamatissima “Words”, l’opener di “I Could Live In Hope”, storico album di debutto.
Il concerto dura poco, un’ora e mezza scarsa, ma è così carico di emozione che ce ne si accorge solo dopo aver guardato l’orologio una volta usciti dal teatro.
La band insiste sulla scelta stilistica presa con il loro ultimo lavoro abbandonando, almeno parzialmente, le atmosfere più psichedeliche ed è proprio il non aver dato spazio ad alcuni dei miei pezzi preferiti, nonostante tutto, l’unico dispiacere che ho quando si riaccendono le luci ed è ora di uscire.

Emmanuele Gattuso

1. Plastic Cup
2. On My Own
3. Holy Ghost
4. Clarence White
5. Monkey
6. Waiting
7. Especially Me
8. Witches
9. Mother
10. Just Make It Stop
11. Pissing
12. Words
13. In Metal
14. Dragonfly
15. Walk Into The Sea

Bis
1. Murderer
2. Last Snowstorm Of The Year
3. I Hear…Goodnight

About the author

Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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