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Recensioni Soundcheck

Lovain – Ego scribo tibi

Fortunato Mannino

lo stile di quest’album è dimostrazione di grande personalità

È sempre bello imbattersi in un album come quello che presentiamo oggi. E i motivi per affermarlo non sono solo riconducibili alla bella voce di Lorena Pizzoleo, in arte Lovain, quanto alla sua bravura nello scrivere testi e musica.
Ego scribo tibi, uscito per La Stanza Nascosta Records, è il titolo di quello che tutto sembrerebbe tranne un album d’esordio. A dominare è il tema dell’Amore, non a caso con lettera maiuscola, cantato e raccontato non come da tradizione italiana, in maniera melliflua e sciocca, ma in maniera profonda e intelligente.
Lovain guarda e attinge dagli chansonniers francesi, primo tra tutti Jacques Brel, e ai più grandi cantautori italiani, e non citare De André è impossibile. Ma se queste sono le fonti, è anche da sottolineare che lo stile di quest’album, solo all’apparenza dal sapore retrò, è dimostrazione di grande personalità.
L’altro aspetto su cui voglio fermami è l’impegno sociale. Cantare un sentimento complesso e personale come l’Amore non è, sicuramente, facile, soprattutto in un periodo storico nel quale la linea che divide l’Amore dalla Follia è labile. Non poteva, dunque, mancare il tema della violenza sulle donne cantato in
Famme Fatale, brano che si apre dolce come una ninna nanna, ma dalle parole che sono pesanti come macigni e puntano il dito contro il complice silenzio. L’omosessualità, mi spiace un po’ usare questo termine obsoleto e razzista ma devo per convenzione, è un altro tema che Lovain, con lucidità e sensibilità, canta. Lo affronta in più brani, ma mi piace citare E Speriamo Nel Karma, perché ci ricorda una pagina efferata della nostra storia patria: l’omicidio avvenuto a Giarre nel 1980 di Giorgio Giammona e Antonio Galatola. Vittime innocenti dell’ignoranza, di un’ingiustificata vergogna, dello scherno prima e dell’omertà poi.
Ego scribo tibi, come avrete capito, è un album impegnato, nel quale non manca, però, l’elemento romantico e che, facilmente, possiamo inserire nel solco della grande tradizione cantautorale italiana. Brava lei a scrivere testi e musica, ma altrettanto bravo Bruno Galeone, suo compagno di viaggio in questa avventura, che ha curato gli arrangiamenti di fisarmonica e tastiera.

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