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LOHREN: “Felici di Niente”

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Scritto da Red

Non serve niente di speciale ai LOHREN per colpire dritti al segno. Un esordio che ci piace particolarmente per la sua innata disposizione a trasgredire regole e aspettative senza particolari stratagemmi. Finalmente dal mondo Indie qualcuno che, senza presunzione, lascia correre la fantasia lungo l’ingenua voglia di essere come gli pare. Il duo romano formato da Luca Zadra (percussioni e programmazioni) e Giulia Lorenzoni (sint e voce) sforna questo “Felici di Niente” prodotto da Luigi Piergiovanni della Interbeat: sono 16 tracce…si parte da un intro quasi televisivo dal titolo – appunto – “Lohren” e poi via subito verso la prima novità: i due singoli “Oggi no” e “Insonnia” che conosciamo dalla rete per il videoclip che, in un unico montaggio, li racchiude entrambi. Parliamo di pop certamente…ma niente strofe e ritornelli scontati in una forma canzone leggera…anche questo certamente, ma sotto tacito controllo di un gusto elettronico e sintetizzato che cerca soluzioni melodiche per niente scontate e per niente banali nel momento della chiusura dei periodi. Come nella successiva “Amore e psiche” francese fino al midollo (non a caso finisce regalandoci una sovraincisione originale di “La vie en rose” di Edith Piaf. E segue una “indie-rock” “Compulsiva” che sa di istinto e batterie prefabbricate. Nel disco anche piccoli interludi strumenti e tra questi sottolineo la bellissima “The Larch” che mi riporta violentemente ad un certo carisma di Moby. E a sorpresa? Perchè ve l’ho detto che la trasgressione è dietro l’angolo, traccia dopo traccia…beh inaspettatamente la bellissima voce di Giulia Lorenzoni ci regala anche un omaggio alla musica tradizionale della Tanzania con una suggestiva aria nel brano “Malaika”. Il disco si chiude con quel che avevamo conosciuto mesi fa dei Lohren: il loro lancio ai media si intitolava “Sfiorivano le viole” ed era una personale rivisitazione del celebre successo di Rino Gaetano. Cosa aggiungere? Resta un sapore agrodolce dovuto al cocktail che si ha mescolando assieme il passato di grandi opere jazz all’ingenuità giovanile di chi ha i computer sotto mano. Un disco semplice…nudo…e troppo (forse) istintivo.

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