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Le Rinchiuse @ Scighera

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Scritto da dissolvenzelab

“Leggendo i diritti universali dell’uomo tra le righe abbiamo rinvenuto il diritto alla bellezza e ci siamo domandate perché è un diritto fondamentale “

La XXII edizione della rassegna teatrale “Brume della Ribalta” ha preso il via a Milano presso l’Arci Scighera. Un palco di periferia importante e resistente, ad oggi uno dei punti di riferimento per chi crede in una cultura del teatro popolare e sociale.
All’interno della rassegna è stato presentato lo spettacolo “Le Rinchiuse” che ben rappresenta l’aspirazione del circolo a diffondere un teatro pulsante, attento alla contemporaneità, che provoca riflessioni profonde.
Lo spettacolo racconta le condizioni di lavoro e di vita delle cosiddette badanti, senza la retorica di facili cliché ma con il taglio poetico di uno sguardo delicato. Si entra in un mondo femminile, vitale ma invisibile: uno spaccato di umanità che coniuga concretezza ed emozioni estreme, e anela al riscatto rivendicando il diritto alla bellezza.
La protagonista è una, Nina, ma le attrici che la interpretano sono tre e lavorano sulla coralità, intrecciando, sovrapponendo e alternando, voci, visioni e corpi.
Le tematiche sono molteplici, ed emergono da un testo che scava in profondità e arriva a raccontare sfumature e contraddizioni di una vita alienata. Non c’è solo l’annullamento di sé, il giogo della fatica, dell’isolamento. Nina racconta anche il delirio di potere su un essere umano inerme, e l’aggressività che scaturisce istintiva dalla costrizione alla vicinanza a ciò che maggiormente spaventa: la vecchiaia, la morte.
Un viaggio interiore che restituisce complessità e poesia ad un percorso che, attraverso la progressiva acquisizione di consapevolezza, culmina nella rivendicazione orgogliosa dei propri diritti, primo fra tutti il diritto di vivere, non semplicemente di esistere.

Abbiamo la possibilità di rivolgere alcune domande a Tiziana Bergamaschi, regista di “Le Rinchiuse”, e ne approfittiamo per chiederle di raccontarci come è nato questo spettacolo
Nel 2014 all’Accademia dei Filodrammatici ha condotto insieme a Renato Gabrielli un laboratorio di drammaturgia che si è concluso con lo spettacolo “Sotto un cielo straniero”. In quell’occasione una delle autrici che ha partecipato al progetto era Elide La Vecchia. La sua scrittura poetica mi ha molto colpito ed è nato in me il desiderio di continuare a lavorare con lei. Ci siamo riviste e abbiamo cominciato a riflettere insieme su quale potesse essere un buon tema su cui impostare una drammaturgia e a seguire uno spettacolo.
Leggendo i diritti universali dell’uomo tra le righe abbiamo rinvenuto il diritto alla bellezza e ci siamo domandate perché è un diritto fondamentale e come potevamo articolare un pensiero intorno a questo tema. Alla fine abbiamo deciso di parlare delle badanti 24 ore e del loro diritto alla bellezza.
Elide ha scritto il testo in versi e noi lo abbiamo messo in scena. La regia si è avvalsa del contributo delle improvvisazioni con le attrici e della messa in partitura del testo. Abbiamo lavorato sul dare peso a delle parole che scritte poeticamente avrebbero potuto togliere concretezza al tema. Inoltre un grande lavoro è stato fatto sulla coralità poiché tutte e tre le attrici interpretano un solo personaggio che si fa uno e trino.

Il laboratorio al quale hai fatto riferimento è il progetto di Teatro Utile. Di cosa si tratta?
“Teatro Utile (arte e sviluppo)” è l’unico esempio in Italia di una Scuola d’arte drammatica che ospiti al suo interno un progetto-laboratorio sulla multietnicità. E’ uno spazio per una riflessione sulla pedagogia interculturale, dalla quale non può essere esente la formazione teatrale.
Questo progetto si è posto, tra i vari obiettivi, quello di formare un gruppo di artisti in grado di sviluppare una ricerca sulla recitazione e sulla scrittura, attraverso il confronto tra diverse culture. Sono stati coinvolti attori, musicisti, drammaturghi e registi di diverse nazionalità: artisti della diaspora africana, stranieri di prima e seconda generazione e artisti italiani.

Quali saranno i prossimi “passi” dello spettacolo?
Andremo nel 2019 ad Avignone alla “Maison de la parole” e lo presenteremo in francese. Stiamo anche traducendolo in spagnolo.

Foto e testo di Helga Bernardini (DissolvenzeLab)

“Le Rinchiuse”di Elide La Vecchia
Regia di Tiziana Bergamaschi.
con Mayil Georgi Nieto, Ilenia Veronica Raimo, Kalua Rodriguez

 

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dissolvenzelab nasce dal desiderio di un gruppo di fotografi di allontanarsi dalla dimensione individuale tipica di chi pratica la fotografia per farne invece un progetto collettivo. Attraverso la relazione e lo scambio, siamo un laboratorio di formazione permanente, e nella ricerca di progetti fotografici condivisi concretizziamo il dissolversi di ogni blocco che mina la creatività e fossilizza il nostro punto di vista .Ogni scatto selezionato e' il frutto di una sintesi collettiva. Il metodo partecipativo che accomuna Dissolvenze Lab a SOund36 ha generato la scintilla da cui nasce questa preziosa collaborazione

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