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Recensioni

Le Donne di Magliano – Donne Che Cantano Le Donne

Scritto da Paola Varricchio

è una galleria di ritratti femminili presi a prestito dalla musica popolare della tradizione toscana

“Donne che cantano le donne”
L’augurio di SOund36 firmato da Le Donne di Magliano. Oggi è l’8 marzo, il giorno della festa delle donne, e noi non possiamo che festeggiarle in musica. Incredibili creature fatte di forza e coraggio, belle sempre, ma ancor più belle se sorprese a battere il tempo sotto al tavolo col piede, poco importa che sia con tacco, di gomma, scalzo, numero 32 o 41, l’importante è che sia a tempo.
C’è un legame particolare tra le donne e la musica, perché attingono a un universo emotivo che è dato solo a loro, tesoro e fardello che, attraverso la musica, costruisce scenari monumentali forti come rocce, dirompenti in maniera ancestrale, dolci e diretti, pieni di passione, intelligenza, ironia, tristezza.
La musica arriva alle donne e le donne alla musica con una forza dirompente, perché solo a loro è dato di creare vita e di farlo attraverso ogni gesto, movimento, attraverso ogni nota.
Oggi è l’8 marzo e non potevamo che scegliere questa giornata per raccontarvi di un progetto musicale tutto al femminile nato in Toscana, nell’entroterra maremmano.
Era la primavera del 2012 quando la cantante grossetana Carla Baldini decise di riunire alcune donne tra i 10 e i 70 anni, tutte residenti nel comune di Magliano, in Toscana, borgo medievale dell’entroterra maremmano, con l’intento di costituire un coro-laboratorio di musica popolare; una ventina di donne, che non avevano mai cantato in pubblico prima di quel momento, si riunirono attorno a questo progetto, probabilmente senza immaginare quali sarebbero stati gli scenari futuri, nascevano così “Le Donne di Magliano“.
Il coro debuttò per la prima volta ospite in un concerto di Ginevra Di Marco dopo appena tre mesi di prove. Al debutto seguirono importanti collaborazioni con attori e musicisti: Pamela Villoresi, David Riondino, il gruppo tradizionale còrso Zamballarana, le Mondine di Novi, Ambrogio Sparagna, Riccardo Tesi e Maurizio Geri.
Dopo cinque anni da quel primo debutto è uscito il loro primo lavoro discografico: “Donne che cantano le Donne”. Il primo repertorio, costituito da canti e stornelli della tradizione toscana, si è arricchito di pezzi originali che raccontano storie, leggende e atmosfere della terra di Maremma.
L’album, “Donne che cantano le Donne”, è una galleria di ritratti femminili presi a prestito dalla musica popolare della tradizione toscana (la madre di famiglia, la “padroncina”, la “ragazza da marito”, la “strega” …) e di racconti di vicende di alcune straordinarie donne di Maremma: Pia de’ Tolomei, la Bella Marsilia, la partigiana Norma Parenti ed infine Brunetta Scotti, prima donna medico condotto in Italia.
L’album rappresenta il racconto di una terra – La Maremma – attraverso le storie e le voci delle sue donne, in un capolavoro di bravura, senso di appartenenza ed ironia.
Impreziosiscono il disco alcune collaborazioni: David Riondino apre il cd alla maniera maremmana improvvisando una “Ottava per le Donne di Magliano”, Maurizio Geri; l’organetto di RIccardo Tesi ed una Pamela Villoresi inedita, che regala al “suo coro” alcune piccole perle e lascia all’ascoltatore sognante una struggente interpretazione della carducciana “San Martino”, che conclude il lavoro.

About the author

Paola Varricchio

Napoletana di nascita e di appartenenza.
Nel 2010, da una coabitazione con tre amici in un appartamento-bed&breakfast nel cuore del centro storico napoletano, comincio, quasi per gioco, un' avventura chiamata Frammenti: l'apertura di uno spazio di condivisione e di ascolto.
Una cantina, un piccolo palco, l'amplificazione presa in prestito, cuscinoni a terra e tavolini ikea, poi l'acquisto di un pianoforte, il susseguirsi di rassegne musicali dedicate al cantautorato ed alla musica indipendente. D'estate l'organizzazione di alcune date fuori da casa nostra, in luoghi all'aperto ma sempre privati, intimi e quotidiani, che esprimessero vissuto e condivisione. Poi, ancora, alcune date che ci hanno aperto non porte ma portoni, come quello bello grosso del Maschio Angioino. Sei anni indimenticabili, dove affondano le radici del mio amore per la musica indipendente, non quella dei grandi palchi, ma quella appassionata delle grandi sensibilità che, spesso, nascono nelle cantine come la nostra, e tante volte ci rimangono.

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