La soffitta

Lava

Fortunato Mannino

Probabilmente leggendo quest’articolo noterete una nota di faziosità in chi scrive. Beh! Non Vi sbagliate! Abbiamo ascoltato e ascoltiamo tanta musica e, quasi inevitabilmente, un Lp o una canzone staziona stabilmente nel nostro lettore. E non importa se sia musicalmente perfetta o sgrammaticata, se la voce del cantante sia più o meno intonata è lì! Il perché è, spesso, un mistero. Il mistero che circonda da sempre la Musica, l’unica Arte che non ha mediazione di pensiero e che comunica direttamente con il nostro subconscio.
Ultimamente mi sono imbattuto nei Lava, una copertina rosso fuoco dalla quale emerge un volto come da un sudario. Un titolo intrigante, una foto sul retro e…poco altro!
Vi confesso, che al momento dell’acquisto, pensavo ad uno dei tanti tasselli che compongono il complesso panorama musicale dei ’70 e, invece, è ancora lì…stabile nel mio lettore!
Le notizie sui Lava sono scarse e non tutte verificabili. Presumibilmente i membri del gruppo vissero in una comune e lì fondarono nel 1971 il gruppo. Nel 1974 il leader Tommas Kerrenbabach muore prematuramente e con lui anche il progetto Lava.
Il loro unico LP Tears Are Going Home è stato registrato nel 1973 a Berlino, mixato nei Windrose Studios di Amburgo da Konrad Plank e Hans “Flipper” Lame e, infine, pubblicato dalla Brain Records. Si tratta di un Lp musicalmente eterogeneo sicuramente più vicino a sonorità anglo-americane che al Kraut vero e proprio. Da qui probabilmente la scelta di scrivere e cantare in lingua inglese.
Intenso, spontaneo e gradevole trova, comunque, un suo filo conduttore nella libertà. La libertà di esprimere se stessi in una canzone o nella ricerca di una sonorità a prescindere dal risultato finale. Pare, infatti, che i membri fossero più interessati a suonare insieme anziché inseguire il music business. E ciò come vedremo emerge chiaramente anche dai testi.

Il lato A si apre con Tears Are Goin’Home che possiamo far rientrare nella categoria space rock. Una chitarra lancinante e sostenuta apre l’unico brano veramente elettrico dell’album. Vuole essere un’invettiva e al contempo un invito. Un’invettiva a non lasciarsi travolgere dalla quotidianità, a non lasciarsi offuscare la mente da ciò che ad arte ti hanno fatto ritenere indispensabile e che invece è superfluo. Un invito a tornare a rispettare Madre Natura e Madre Terra e “le tue lacrime torneranno a casa sulla via dell’amore”. Il testo ci conferma, indirettamente, l’esperienza hippy del gruppo.
La lenta e cupa Crime Of Love ci riporta ad un rock blues più canonico ma il risultato è splendido. Una Murder Ballads intensa che, mi scuso per il paragone un po’ blasfemo, richiama lo stile di Nick Cave con la differenza che…i Lava incidono qualche anno prima.
Would Be Better You Run, terzo brano dell’album, è una piacevole ballata psichedelica di barrettiana memoria. Il messaggio però è tutt’altro che visionario o criptico! È un inno a non restare indifferenti di fronte ad una società che cambia in peggio e che tradisce le aspettative dei giovani…per fortuna era il 1973!! Chiude il lato A l’intenso e sofferto folk rock di All My Love to You.
Sonorità blues elettriche caratterizzano la rabbiosa A (I’m Just A) Mad Dog che apre il lato B. L’incomunicabilità, la consapevolezza che il sogno di cambiare le cose si sgretola giorno dopo giorno, il non voler rinunciare alle proprie idee sono il fulcro di questa splendida canzone. Canzone nella quale è possibile cogliere anche un invito a riconoscersi “io sono un cane rabbioso che si aggira nella giungla cittadina, io sono un cane rabbioso come te”.
L’ultimo brano cantato dell’album è Holy Fool, ballata noir nella quale si guarda con disincanto e malinconia alla vita. Chiude l’album Piece of Peace un brano strumentale che racchiude nel titolo e nella libertà d’improvvisazione l’essenza Lava.

Lava:
Thomas Karrenbach: piano, organ, vocals
Stefan Ostertag: guitars, 12-string guitar, vocals
Jurgen Kraaz: acoustic guitar, guitar, flute, background vocals, bass, organ
Christian Ostertag: bass, background vocals, solo guitar, acoustic guitar
Archer Weaver: drums, harmonica, jewish harp, background vocals, vocals on Crime of love
Peter Moses: conga, bongos, percussion

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