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Sound&Vision

La Notte + The Zen Circus @ Atlantico

Benedetta Barone
Scritto da Benedetta Barone

La Notte + The Zen Circus: una ventata d’aria pulita alla musica indipendente. Andate tutti affanculo, ma soprattutto ad un loro concerto.

Se mi chiedessero quali sono stati i tre migliori concerti di quest’anno forse ci infilerei quello degli The Zen Circus ieri sera all’Atlantico (4 maggio,ndr). Se mi chiedessero quale è il miglior gruppo indipendente (ma indipendente per davvero, e da vent’anni) italiano, senza ombra di dubbio risponderei: The Zen Circus.
Dopo aver lasciato il segno con la loro esibizione al concertone del Primo Maggio di Roma, i ragazzacci livornesi hanno scelto proprio Roma per chiudere questo primo set di date del loro ultimo tour “Il fuoco in una stanza”. E vi assicuro che se a Piazza San Giovanni il fuoco ha scaldato la folla per (solo) un quarto d’ora, ieri l’Altantico si è trasformato in una fornace.
Ad aprire le danze è un gruppo fiorentino, figliocci degli Zen (la produzione del primo disco è stata capitanata da Karim Qro): La Notte. Sarà perché sono toscani, sarà perché aprono il concerto degli Zen, ma i ragazzi de La Notte portano con sé una ventata d’aria pulita alla musica indipendente recente dove vince chi è il più disagiato e il più “storto” sul palco. Durante la loro esibizione presentano diversi pezzi dell’ultimo lavoro in studio “Volevo fare bene”, uscito a gennaio 2018, con scioltezza e professionalità. Al secondo brano capisco perché siano il gruppo spalla degli Zen: sul palco si respira lo stesso entusiasmo, forse meno consapevole data la giovane età, ma il motore primo è lo stesso. Nonostante i numerosi punti di contatto, c’è una netta differenza stilistica: i suoni sono più morbidi, vengono usati anche diversi synth che danno ai brani colori diversi e che gli avvicinano ad una sorta di alternative pop-rock.
Finisco la seconda birra, fa caldissimo, l’Atlantico si sta riempiendo.
In pochissimo tempo mi ritrovo appicciata a un sacco di persone che non conosco e all’amico di sempre con cui da sempre andiamo a sentire gli Zen. Si abbassano le luci e il silenzio viene rotto da “Il cielo in una stanza” di Gino Paoli, si accendono gli accendini e cantano proprio tutti, indizio più carino (e scontato per i veri fans) non poteva essere trovato. La melodia viene rotta dall’attacco di chitarra di Appino che incalza “Catene”. Mi sgolo come non facevo da un pezzo e improvvisamente mi sento a casa, è un concerto in cui si ritrova se stessi come non mai. Il caldo aumenta, e come se fosse la cosa più naturale del mondo le magliette di tutti volano via, anche perché già dal secondo pezzo, “Canzone contro la natura”, si inizia a pogare.
Come al solito quando arriva “Vent’anni” perdo ogni freno inibitorio lanciandomi nel bel mezzo della cerchia, e mentre rimbalzo sulle persone mi chiedo se questa canzone non sia eterna, perché i ragazzacci livornesi su quel palco continuano a sentirsi dei ventenni a tutti gli effetti. In scaletta ci sono alcuni dei brani del nuovo disco, ma i protagonisti sono le vecchie glorie che smuovono la folla come non mai.
Due ore a saltare e a farsi male essendo felicissimi, ecco cosa è un concerto degli Zen Circus. Sudore, fiatone, ma ovunque ci si giri ci sono sorrisi grandissimi ad accoglierti. Durante il live si vive un senso di aggregazione fuori dal comune.
La voce di Appino scaglia bombe di parole fortissime, esplodono nella folla che viene smossa dalle piante dei piedi. Sarà che è l’ultima data ma la scaletta non c’è un pezzo della scaletta che viene vissuto diversamente, ogni canzone trascina tutti e tutto, è un carpe diem continuo.
Oggi a vedere gli Zen non ci sono i soliti cinque stronzi ma un club intero, che freme nel vedere i propri beniamini zompettare e fare casino sul palco. Una speranza per la musica indipendente ancora c’è.
Andate tutti affanculo, ma soprattutto ad un concerto degli The Zen Circus.

Articolo di Benedetta Barone
Foto di Bruno Pecchioli

 

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Benedetta Barone

Benedetta Barone

Suono, scrivo e canto. sono mediamente isterica, una piccola donna innamorata dei particolari.

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