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Recensioni

Justin Timberlake – Man On The Woods

Marco Restelli
Scritto da Marco Restelli

Con Justin Timberlake e il suo nuovo album, il pop è risorto

Viva le contaminazioni. Sono sempre stato convinto che la musica non debba avere confini, o peggio ancora etichette, che ne limitino in qualche modo la creatività e l’espressione artistica. Alla luce di questo “principio aureo”, non ho proprio potuto fare a meno di raccontarvi il nuovo disco di Justin Timberlake che è l’emblema di come a volte il talento possa mettersi al servizio della musica, senza farsi ghettizzare in un genere musicale chiaro e definito. Dopo averlo sentito per intero, qualcuno potrebbe dire che in fondo si tratta pur sempre di R. & B., e in parte avrebbe ragione, ma a differenza dei grandi nomi del momento (Taylor Swift tanto per citare l’esempio più lampante) l’ex voce degli N’Sync mischia le carte sul tavolo come mai aveva fatto prima e infila in ogni pezzo piacevoli dosi di country, soul, pop anni 80 e perfino venature reggae (la seducente Morning light, cantata con Alicia Keys), rendendo il tutto una miscela estetica esplosiva. Voce e melodie, poi, non sono mai state così accattivanti, tanto che mi sento di dire che si tratta del suo disco più riuscito di sempre, tenendo conto che in passato raramente avevo ascoltato tutto un suo album senza mai usare almeno per alcuni episodil’utilissimo tasto skip.
Venendo alle canzoni, il secondo singolo pubblicato Say Something, in cui duetta col re assoluto del Country americano (ormai “Mr. Grammy” Chris Stapleton) è sicuramente l’esempio più lampante di quanto detto. Si tratta di un brano perfetto pieno di chitarre acustiche perfetto per le radio, per ascoltarlo in macchina e in fondo anche per il cuore visto che il testo è molto personale e intenso. Percussioni e ritmo a profusione invadono lo sfondo della Midnight summer jam, che la prossima estate a mio avviso farà ballare mezzo mondo. A un certo punto c’è perfino il suono sempre splendido dell’armonica, come avrebbe potuto fare Stevie Wonder, in uno qualsiasi dei suoi dischi. Goduria totale. C’è spazio anche per il rock affilato ed elettrico che entra come in tackle nella scatenata Sauce, quasi un outtake di 1999 di Prince. La title track è una ballata cullante, quasi parlata in stile R. & B., ma anche qui l’elettronica per fortuna è marginale e funzionale a cesellare il suono prevalente degli strumenti, rendendola un gioiellino soul con tanto di “cori neri”. Fra le mie preferite metto certamente le morbide Higher higher – pezzo di altri tempi con il falsetto di Timberlake che lo ha reso famoso, in evidenza – e Flannel che forse, se fosse uscita a natale, avrebbe letteralmente sfondato con tutti quei rifermenti all’inverno e al desiderio di scaldare le persone amate. Ma alla fine non posso non citare il pop praticamente perfetto di Montana e di Breeze off the pond che fanno esclamare: “meno male che c’è ancora qualcuno che scrive canzoni così”.
Da oggi, quando vi scoraggiate alla radio sentendo il dominio assoluto di quell’R. & B. pompato di bassi che domina attualmente (il mercato americano resta sempre il punto di riferimento….non c’è nulla da fare) e pensate, in parte giustamente, che il pop sia morto e sepolto, saprete che c’è ancora qualche disco in grado di farci sperare in una sua resurrezione.
Se posso fare un unico appunto a Timberlake è solo quello di aver scelto Filthy come singolo di lancio che essendo iperprodotto ed old style è completamente scollegato dal resto dell’album. Una delle qualsiasi delle canzoni da me sopra citate sarebbe stata quantomeno più coerente e rappresentativa del nuovo sound…ma capisco anche che, come cantava George Michael, in Freedom “Everybody’s got to sell”.

 

About the author

Marco Restelli

Marco Restelli

Originario di Latina, ma trapiantato ormai stabilmente a Bruxelles. Collaboro con diversi siti musicali. Collezionista di dischi dai primi anni '80, ascolto praticamente ogni tipo di musica, distinguendo solo quella che mi emoziona da tutto il resto.
In progetto: l'attività di promoter di eventi live di artisti emergenti nel Benelux. Sono orgogliosamente cattolico, ma ritengo che la tolleranza sia alla base delle relazioni umane. Se dovessi salvare un solo disco, fra i miei 3500, sceglierei "Older" di George Michael. La mia più grande passione, oltre alla musica: la mia famiglia e i miei tre bambini.

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