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Sound&Vision

Jaimie Branch @ Knulp

Giovanni Aiello
Scritto da Giovanni Aiello

Jaimie Branch “Quando non sai cos’è, allora è Jazz!”

Una delle cose belle del Jazz sono le luci soffuse e delicate. Magari qualche fotografo potrà storcere il naso.  Una delle cose belle del Jazz sono i liquori. Senza di quelli, la musica non è la stessa. Almeno così dicono. Una delle cose belle del Jazz sono le armonie, perché esse stesse sono l’elogio della follia umana, di quella sana pazzia che alimenta il genio e la bellezza.
Al Knulp, bar letterario e musicale triestino, la situazione è pressapoco quella descritta sopra. C’è tutto. Il pubblico aspetta, la sala stracolma.
Si insinua dunque una soffice melodia, appena accennata, come la foschia autunnale.
Jaimie Branch unisce la sua tromba alla struttura armonica dei suoi compagni musicisti. Tutto comincia.
Se amate il Jazz, resettate ogni vostra conoscenza. La musicista newyorkese è maestra di eclettismo, persino nel Free Jazz; sorgono influenze Hip-Hop, meravigliose contaminazioni Latine, trattenuta forza di Elettronica.
Ci piace pensare alla sua musica come ad un singolo segmento temporale; che si sovrappone e si fonde ad altri segmenti di diversa misura contenenti le varie musicalità collettive. Infine, questo segmento viene curvato – in un ipotetico sfondo esperienziale – dalla forza della fantasia e delle sensazioni.
La tecnica di Jaimie e dei suoi musicisti è sublime, ogni nervo e cellula rilasciano il loro potenziale negli strumenti. Gli spettatori del Circolo Del Jazz Thelonious sono racchiusi nell’ipnosi inspiegabile dell’improvvisazione.
Come ogni concerto, ogni frase musicale, ha una conclusione. Ma il Jazz non ama seguire regole fisse. Così, per noi, il suo concerto non è ancora finito. Perché “quando non sai cos’è, allora è Jazz”!

Articolo e Fotografie di Giovanni Aiello

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