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Interviste

Ivashkevich – Heroes #4

Annalisa Nicastro

La scena romana è un “vorrei ma non posso”, la scena italiana è un “potrei ma non so”. La forza straordinaria di Heroes risiede nella sua umanità: ascoltare una band, conoscerla, supportarla con interviste e foto… sono tutte attenzioni oggi rarissime, per non dire inesistenti. La rivoluzione si fa con la sensibilità umana, di questo siamo certi.

Domani sera gli Ivashkevich saliranno sul palco di Heroes, prima di andare leggete questa bella intervista che parla diritta diritta al cuore! SOund36 è mediapartner di Heroes: Roma come New York!

Cominciamo dal vostro nome, perchè IVASHKEVICH?
VIKTOR IVASHKEVICH era un bambino bielorusso, da noi conosciuto circa 15 anni fa. Nato poco dopo il disastro di Chernobyl, conviveva con gravi problemi di salute, legati alle radiazioni (difese immunitarie basse, problemi di tiroide etc…). La sua è una delle tante storie di miseria nell’est post-sovietico, abbandonato a se stesso ad ingurgitare tutto il peggio della civiltà capitalistica occidentale. Viktor IVASHKEVICH era in Italia per un programma di aiuti volontari: uno o due mesi l’anno, i bambini vengono ospitati a migliaia di kilometri da casa, per respirare aria pulita, per una sorta di “naturale rigenerazione delle cellule”.
Tornò in Bielorussia e non lo rivedemmo mai più. Per noi , Viktor è il simbolo di tutta la sofferenza che ogni esistenza trascina dietro di sé. Tutta la vita di Viktor (se è ancora vivo) è un’espiazione; una sorta di “condanna a sofferenze forzate”. Viktor è nato con una colpa addosso. E per questa colpa – che lui non conosce e non comprende – deve scontare la lunga pena del vivere. Viktor IVASHKEVICH è l’innocente che sconta una condanna di una vita per espiare una colpa mai commessa.

Che posto occupa il folklore nella vostra musica?
Un canto rituale, una madre che sussurra una ninna nanna, una preghiera collettiva, un tamburo continuo, un cingolato che attraversa il deserto, il dramma dell’esistenza.
Il folklore in IVASHKEVICH non riguarda lo stile o la forma, ma è un modo di intendere la musica e il suo significato: la sensibilità verso tematiche esistenzialistiche e spirituali, la melodia come elemento fondante, il ritmo e le percussioni ossessive come armatura portante: sono tutti elementi della musica primitiva, elementi antichissimi, quando il cantante era il sacerdote, lo sciamano, e il suo cantare (il “sacrificio sonoro”) lo strumento con cui l’uomo entrava in contatto con la divinità, dunque con la sua natura profonda, con le sue origini ancestrali. Inteso in questo modo, il folklore è il cuore di IVASHKEVICH. Da qui l’auto-definizione di “ritual-darkwave” che qualche ignorante ha criticato.

Quali sono musicalmente parlando i temi che costituiscono le vostre canzoni?
Il respiro dei ricordi sotto strati di polvere, le domande che portiamo, prive di risposta, nella tomba, l’individuo e la sua congenita solitudine, la moltitudine e la mancanza d’aria, la morte, il mistero della vita, l’attesa… i temi universali del vivere in fondo…. Non per una scelta politica, ma per umana necessità espressiva. La musica è espressione di chi la fa, al pari della poesia. Per questo, non crediamo nella musica come veicolo di ideologie politiche o motore di qualsivoglia cambiamento sociale o culturale.

Fate parte del progetto Heroes, che cosa ne pensate? Cosa pensate sia necessario alla scena musicale italiana e romana in particolare?
La scena romana è un “vorrei ma non posso”, la scena italiana è un “potrei ma non so”. E’ necessario smettere: smettere di voler sembrare brillanti e cinici a tutti i costi (pensiamo alla scena indie); smettere di credere che cantare in inglese ti renda una band internazionale (o cantare in francese, intellettuale); smettere di accoltellarsi per rubare un tozzo di pane vecchio, ottenuto probabilmente nella stessa maniera. Semplicemente, bruciare quell’abito provinciale con cui ci vestiamo dal dopoguerra in poi e, se necessario, restare nudi. Tutte le sovrastrutture musicali del mainstream stanno crollando. Se le band non reagiscono producendo musica di qualità, è finita.
Heroes è una scultura cinetica, una macchina fatta da persone che vive e si muove con esse. Heroes non è una cena fraterna con tutta la scena romana (che, eventualmente, sarebbe ambientata in una trattoria con vino scadente), e non va vista come tale.
La forza straordinaria di Heroes risiede nella sua umanità: ascoltare una band, conoscerla, supportarla con interviste e foto… sono tutte attenzioni oggi rarissime, per non dire inesistenti. Eppure Heroes sta facendo esattamente tutto questo. Organizzazione, disponibilità, collaborazione, professionalità, serietà e passione. Alla band viene “solo” chiesto di portare la propria musica.
Speriamo veramente che il respiro di Heroes si allarghi sempre di più, lo speriamo per la buona musica.
La rivoluzione si fa con la sensibilità umana, di questo siamo certi.

Chi sono i vostri eroi?
Giovanni Lindo Ferretti, Adolf Loos, Pippo Franco, la Madonna e tutte quelle persone che sono e sono state prima di ogni cosa delle persone, ed essendo tali sono state fraintese. Il loro fraintendimento non è altro che la sublimazione della loro verità e l’ennesima prova dell’insensibilità e della scarsa attenzione dei più.

Annalisa Nicastro

Heroes: Roma come New York.
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16 Novembre
Heroes #4
Ivashkevich @ Le Mura
via di Porta Labicana 24
Roma

Come l’Euro siamo ormai in Europa, siamo ovunque.

Heroes cammina svelto per le strade, si guarda intorno in cerca di chi abbia voglia di cambiare il volto delle cose, ha mille occhi, ma un solo cuore: Roma.
E a Roma questo venerdì vi chiama, ancora una volta, a contribuire a un cambiamento che è già in molti sensi visibile, è visibile nell’insofferenza sempre crescente degli artisti e del pubblico nei confronti di quella scena che si annoia giocosamente e anestetizza chi muore in un Paese asfittico, nella tenacia con cui nascono nuove proposte, nella capacità con cui chi non ha mezzi, ma idee, trova comunque la possibilità di esprimerle e farle ascoltare ed è infine visibile in voi, che venite alle serate di Heroes rendendo possibile la nostra e la vostra Rivoluzione.
Perché noi siamo voi.

Non l’avevate capito?

Per gli amanti delle migliori sonorità dark wave questo venerdì vi offriano una sintesi fra le malinconie più cupe dei Joy Division, la furia del post punk senza speranza, il mantra balcanico di matrice CSI e languori che confinano sia con gli Einsturzende Neuebauten che con le atmosfere della 4AD.

Parliamo deli Ivashkevich, trio romano che infierisce sulle ceneri di Roma con cupa determinazione e con bieca originalità.

Sono stati definiti “tra Nick Cave e il folklore russo”, ma la loro proposta contiene, fortunatamente, il germe della più onesta originalità.

A seguire il djset del nostro NOFun, che promette solennemente di non denudarsi come in passato, ma in compenso vi farà stillare fino all’ultima goccia di sudore coinvolgendovi in un “rocksabba” ad altissimo impatto.

Non mancate e soprattutto VENITE PRESTO.

A Heroes l’acqua comincia a bollire quasi subito e chi tardi arriva si perde moltissimo.

About the author

Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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