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iosonouncane e Paolo Angeli @ Auditorium PdM

Benedetta Barone
Scritto da Benedetta Barone

vedo realizzarsi con questo live, qualcosa che raramente si vede, la libertà di esprimersi irrompe senza troppo frastuono. È un manifesto al coraggio

Se dovessi raccontare ad un bambino la possibilità di essere, davvero, sempre se stessi gli direi “ti va di venire a sentire due ragazzotti sardi che fanno musica?”. Sono ancora molto stordita da quanto ho sentito ieri, stordita in senso positivo ovviamente. Perché diciamocelo capita raramente di sentire un artista, per di più “cantautore”, che fa ciò che vuole e che ha un discreto seguito tanto da riempire tutta la sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica. Sto parlando di una delle accoppiate musicali (italiane) più vincenti degli ultimi anni: iosonouncane e Paolo Angeli.
È un pubblico molto variegato e poco incline a stare seduto sulle poltroncine rosse dell’Auditorium ad accogliermi. Molte sono le persone venute “sole” ad ascoltarsi un paio d’ore di musica quasi in modo catartico, anche questo mi stupisce. Ad aprire le danze è Tobjah, voce degli C+C=Maxigross, che porta in scena il suo attuale percorso solista. La sua entrata in scena inizia con un pezzo a cappella di almeno tre minuti, per un attimo mi chiedo dove sono finita e perché quel ragazzo con in braccio una chitarra non suoni. Non nascondo che ho trovato il suo timbro particolare, forse troppo da risultare stucchevole, ma non appena ha iniziato a suonare tutto ha preso forma e acquistato senso. Melodie molto dolci, che raccontano un viaggio, quello di Tobia, personale e effettivo (quasi 40 concerti in due mesi!) alla ricerca di un “nuovo” sé stesso.
Osservo in silenzio le persone, le acque si sono calmate e dentro la sala risuona un fortissimo silenzio: è proprio con questa atmosfera che il singolare duo sardo raggiunge le proprie postazioni e dà il via ad un vero e proprio viaggio. È un perfetto cocktail: elettronica, cantautorato, rock, musica folkloristica, musica tradizionale. Non c’è nulla di sbagliato e nulla di giusto, tutto è ammesso. I brani si giocano su uno scambio di note ed emozioni tra i due, quasi fossero un “botta e risposta”. Ci sono ritmi incalzanti e a volte quasi ansiosi e allo stesso tempo melodie dolci. È un live che viene da sé, in costante divenire, che gioca sull’interazione tra due musicisti.
Un Paolo Angeli maestrale, con uno strumento che è tutto un programma (un ibrido tra chitarra e violoncello), che spesso prende le redini e sembra guidare iosonouncane come un figlio.
Sul palco della Sala Petrassi vedo realizzarsi qualcosa che raramente si vede, la libertà di esprimersi irrompe senza troppo frastuono. È un manifesto al coraggio questo live, e una conferma che non bisogna demordere, nel 2018 ancora si può essere musicalmente anarchici e ciò che è vero viene apprezzato.
Se avete voglia di una fortissima ondata di sperimentazione e coraggio, è uno spettacolo che non potete proprio perdervi.

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Benedetta Barone

Benedetta Barone

Suono, scrivo e canto. sono mediamente isterica, una piccola donna innamorata dei particolari.

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