Cookie Policy

Interviste

Intervista a Sabba Gallotta dei Damadorè

Claudio Prandin
Scritto da Claudio Prandin

I Damadorè hanno riproposto il famoso concerto che De Andrè fece nel 1979 insieme alla PFM. Abbiamo fatto una splendida chiacchierata con loro

L’11 gennaio 2019 è ricorso il ventesimo anniversario della morte di Fabrizio De Andrè uno dei cantautori italiani più importanti ed amati; tante sono state le manifestazioni d’affetto con cui larga parte dei critici e degli appassionati di musica hanno voluto ricordarlo; al teatro Cantelli di Vignola in provincia di Modena ne è andata in scena una molto particolare: i Damadorè, band che si è formata grazie al comune amore per le canzoni del cantautore genovese, ha riproposto il famoso concerto che De Andrè fece nel 1979 insieme alla PFM; la prog band di Mussida e Di Cioccio riarrangiò in chiave prog/rock alcune canzoni di Faber e insieme, le presentarono al pubblico in quello che diventò un concerto evento che rimane tuttora uno dei momenti chiave della musica italiana.
Lo stesso De Andrè così parlò di questo evento: “La nostra tournée è stata il primo esempio di collaborazione tra due modi completamente diversi di concepire e eseguire le canzoni. Un’esperienza irripetibile perché PFM non era un’accolita di ottimi musicisti riuniti per l’occasione, ma un gruppo con una storia importante, che ha modificato il corso della musica italiana. Ecco, un giorno hanno preso tutto questo e l’hanno messo al mio servizio”.
E’ strano che prima d’ora nessuno abbia ripetuto quel concerto e questo rende maggior merito ai Damadorè che mettendosi in gioco affrontano una sfida difficile quando emozionante. Prima del concerto abbiamo chiacchierato con Sabba Gallotta, cantante e portavoce del gruppo:

Com’è nato il progetto, com’è nata l’idea, come si è composta la band?
Sono da sempre appassionato di canzone d’autore italiana e di Fabrizio De André in particolare. E’ il mio autore preferito e lo è sempre stato (anche quando andava meno di moda) e da sempre ho trovato molto naturale suonare ed interpretare le sue canzoni, forse facilitato dal mio timbro vocale. L’idea è nata quasi per caso la scorsa primavera, parlandone con Pietro e Andrea (musicisti della band), ragionando sull’idea di voler fare un omaggio a De André che fosse diverso da quello che si sente solitamente in giro. E subito abbiamo pensato al concerto con la PFM, un obiettivo tanto ambizioso quanto gratificante. Poi ci è venuto in mente che il 2019 sarebbe stato l’anno del ventesimo anniversario della scomparsa di Faber e i quaranta anni della famosa tournée ed allora abbiamo capito che quello che volevamo era proprio riproporre quel concerto nell’anno di queste due ricorrenze. Bisognava mettere in piedi una band capace di affrontare quel repertorio sia tecnicamente, sia emotivamente…ci voleva tecnica e passione. Abbiamo proposto l’idea ad alcuni musicisti che conoscevamo e, a parte qualcuno che si è intimorito di fronte al lavoro da fare, nel giro di un mese o poco più abbiamo avuto le adesioni. Serviva una prova che misurasse sia l’approccio tecnico ed interpretativo, sia l’empatia…la relazione umana, indispensabile in una band e in un progetto così impegnativo. All’uscita della prima prova eravamo tutti convinti: il progetto era partito, così è nata Damadorè.

Parlami dei componenti della band e del loro percorso professionale; alcuni sono professionisti, vero?
Si esatto. Insieme a me ci sono dei grandissimi musicisti soprattutto appassionati amanti della buona musica: alcuni hanno esperienze anche molto diverse alle spalle e più della metà sono professionisti, ma tutti siamo attratti da questo progetto nel quale ci siamo buttati a capofitto. Al basso e basso-fretless abbiamo Andrea Ceré, diplomato al Conservatorio di Modena che suona in diversi ambiti dal jazz alla musica rurale americana. Alle tastiere ed al piano Daniele De Rosa, specializzato in organo Hammond che vanta collaborazioni con diversi artisti di fama nazionale ed internazionale. Alla batteria Giorgio Nonnato, che dopo anni di studio con grandi batteristi italiani, collabora con molti artisti e gruppi di pregio. Alle chitarre elettriche e acustiche Massimiliano Giovanardi, che oltre alla tecnica sopraffina acquisita con lo studio al conservatorio, è specializzato in armonia, arrangiamento e composizione. Poi abbiamo un polistrumentista come Pietro Lermini, musicista completo e vero jolly del gruppo in cui suona percussioni, tastiera, chitarra e mandolino. E infine Vladimiro Cantaluppi maestro di violino, con il suo bagaglio di esperienza maturata in ambiti molto eterogenei, dalla musica popolare al rock. Con questi elementi alle spalle, capisci che per me cantare è un vero piacere e mi dà emozioni sempre fortissime, che cerco e spero di riuscire a trasmettere al pubblico.  

Riproporrete precisamente gli arrangiamenti della PFM?
Si e questo credo sia l’elemento veramente distintivo della nostra proposta. Quella tournée, quei concerti, poi scolpiti nei due famosi LP, furono qualcosa di straordinario e, incredibile a dirsi, mai più riproposto nella sua interezza. Molti conoscono i brani di De André, ma forse non tutti sanno che la versione che conoscono è il risultato della rivisitazione in chiave rock/prog di canzoni nate per chitarra e voce. Parliamo del 1979, il prog era nel suo momento di massima espansione artistica e la PFM, composta da incredibili musicisti, riuscì a dare una rilettura di quelle canzoni che ne ha arricchito non solo la partitura musicale, ma anche l’interpretazione vocale. Lo stesso Faber ha utilizzato alcuni di quegli arrangiamenti per tutti i successivi concerti nelle varie tournée.

Questa riproposizione del famoso concerto non era mai stato riproposto?
Proprio così, forse per puro caso, né De André, né la PFM che dal 2009 ripropone nei suoi concerti alcuni brani di Faber, hanno più suonato per intero quella scaletta per come era nata. E men che meno i tributi che si sono susseguiti negli anni. E dopo aver affrontato la complessità di quelle partiture devo dire che capisco anche il perché…

Recentemente proprio la PFM ha annunciato che a marzo e maggio tornerà in tour e riproporrà proprio questo concerto; è una coincidenza o ne avevate già sentito parlare?
La PFM, con gli elementi rimasti, da circa 10 anni propone brani del “loro amico” De André nei propri concerti, quindi mi sembra normale che abbiano deciso di riproporre il concerto. Ma non faranno tutta la scaletta del concerto, quindi, a quanto pare, restiamo gli unici “pazzi” a riproporla per intero e dal vivo. In ogni caso quando siamo partiti l’iniziativa della PFM non era ancora stata pubblicizzata, ma questo non cambia nulla: accettiamo la sfida.

Il fatto che non era mai stato riproposto prima e che adesso lo farete in due vi dispiace, toglie un po’ di esclusività al vostro progetto?
Come detto sembra che saremo gli unici a riproporre il concerto per intero e poi il solo fatto di essere accostati a una band come la PFM è un onore che ha solo aspetti positivi. Parliamo di quella che per un decennio è stata una delle più importanti formazioni rock a livello internazionale. Possiamo invece cogliere l’occasione per dire a tutti quelli che amano il mitico concerto di De André e la PFM che esistiamo anche noi e che con dedizione, impegno e passione abbiamo costruito un bellissimo concerto che vale la pena di essere ascoltato perché si tratta di una delle pagine più belle della musica dal vivo.

Parlami del concerto originale? Cosa ha significato per ognuno di voi?
Noi tutti purtroppo eravamo troppo piccoli per poterlo vedere dal vivo, ma tutti abbiamo passato ore ad ascoltarlo. Le canzoni che fino a quei dischi erano intime e lente, avevano un’energia nuova, che le valorizzava ancor di più, con parti strumentali capaci di dare la stessa emozione di quelle cantate. E per tutti noi quel concerto resta un esempio altissimo di capacità musicali ed interpretative, l’unione di tecnica e groove, con tempi e suoni molto complessi, che continui a scoprire ad ogni ascolto e che tutti insieme ti arrivano come un’unica enorme magia musicale.

Quali sono i brani che preferisci cantare?
Naturalmente conosco tutti i brani da sempre, anche se non li avevo mai cantati con una band che ne riproponesse fedelmente le sonorità. MI piacciono tutti e nel preparare il concerto, curando l’interpretazione e l’intensità, mi sono via via appassionato a tutte le canzoni, anche quelle che inizialmente erano meno coinvolgenti. Adoro il fatto che in quasi tutte le canzoni si passi da momenti intimi con voce e chitarra, a pochi istanti dopo in cui c’è una band rock di sei elementi che “apre” e, senza capire come, diventa un’onda di musica che sta meravigliosamente intorno alla voce diventando un’unica cosa.

Tracklist:
Bocca di Rosa
Andrea
Giugno ’73
Un giudice
La guerra di Piero
Il pescatore
Zirichiltaggia
La canzone di Marinella
Volta la carta
Amico fragile
Avventura a Durango
Sally
Verranno a chiederti del nostro amore
Rimini
Via del Campo
Maria nella bottega del falegname
Il testamento di Tito

About the author

Claudio Prandin

Claudio Prandin

error: Sorry!! This Content is Protected !!