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Sulla musica

In Nome Della Legge – Musica di Carlo Rustichelli

Annalisa Nicastro

Capitolo 2.1 (parte 16) I musicisti cinematografici del dopoguerra: i “maggiori”, fra tradizione ed innovazione. In Nome Della Legge (’49) di Pietro Germi; musica di Carlo Rustichelli

Capitolo 2.1 (parte 16) I musicisti cinematografici del dopoguerra: i “maggiori”, fra tradizione ed innovazione. In Nome Della Legge (’49) di Pietro Germi; musica di Carlo Rustichelli

Carlo Rustichelli nasce a Carpi (Modena) il 24 dicembre 1916, muore a Roma il 13 novembre 2004. Dopo essersi diplomato in pianoforte presso l’Accademia Filarmonica di Bologna, nel 1940 si trasferisce a Roma per seguire il corso di composizione del maestro Dobici.
Comincia ad inte­ressarsi alla musica cinematografica immediatamente dopo, quando viene invitato a fornire la musica per due film di scarso rilievo, diretti da Marco Elter: Gli ultimi fi­libustieri (’41) e Il figlio del Corsaro Rosso (’41). Per il primo dei due impernia il commento su di un tema sviluppato dal coro; in quell’occasione conosce Pietro Germi, sceneggiatore del film. Nel 1943 fornisce il commento musicale a Gran Pre­mio di Jeff Musso e Umberto Scarpelli.
Allontanatosi per qualche tempo dal cinema, diviene direttore d’orchestra in numerosi teatri lirici (Parma, Modena, Reggio, Pescara), dirigendo in prevalenza spartiti pucciniani (La Bohème, Tosca, Turandot) con i maggiori cantanti dell’epoca. L’influenza pucciniana si farà, in seguito, sentire in quasi tutti i commenti musicali cinematografici.
La sua musica si impernia essenzialmente su due o tre temi riferiti o agli ambienti o ai personaggi e successivamente sviluppati attraverso numerose variazioni. Il tono è quasi sempre delicato e morbido e, quando tocca i limiti della drammaticità, non di rado enfatico: le tracce pucciniane si rendono evidenti soprattutto in tali momenti. Sensibile descrittore di stati d’animo, riesce molte volte (con grande semplicità di mezzi) ad ottenere risultati suggestivi, soprattutto nei film di Pietro Germi, il regista con il quale collabora più frequentemente e con il quale ha trovato un’autentica consonanza di ispirazione.
Da questo punto di vista è notevole la partitura, imperniata su a soli di chitarra, composta per L’uomo di paglia (’58). Importanti sono anche i contributi musicali che Rustichelli fornisce ad un film di Al­do Vergano dedicato all’avventura del bandito Giuliano (I fuorilegge, ’49), a una commedia di Mauro Bolognini (Gli innamorati, ’55) e a un film di ambiente pugili­stico diretto da Paolo Heusch (Un uomo facile, ’59).
Come quasi tutti i musicisti cinematografici, passa da un genere all’altro senza mai specializzarsi. Quasi sempre impeccabile nella ricerca dell’effetto, preciso e acuto nel sottolineare i passaggi e i motivi del film, abile nel rendere orecchiabili i motivi che impiega, Rustichelli è uno dei più attivi e fortunati musicisti del cinema italiano contemporaneo.
Ha ormai al suo attivo una ottantina di film tra i quali si ricordano: di Pietro Germi, Gioventù perduta (’48), In nome della legge (’49), Il cammino della speranza (’50), Il brigante di Tacca di Lupo (’52), Il ferroviere (’56), L’uomo di Paglia (’58), Divorzio all’italiana (’61), Sedotta e abbandonata (’64), Signore e Signori (’66), Alfredo, Alfredo (’72). Da citare altri lavori con altri registi: Sinfonia d’amore (’54) di G. Pellegrini, Kapò (’60) di G. Pontecorvo, La lunga notte del ’43 (’60) di F. Vancini, Un amore a Roma (’61) di D. Risi, Un giorno da leoni (’61) di N. Loy, L’isola di Arturo (’62) di D. Damiani, La commare secca (’62) di B. Bertolucci, Le quattro giornate di Napoli (’62) di N. Loy, La smania addosso (’62) di M. Andrei, Agostino (’62) di M. Bolognini, I compagni (’62) di M. Monicelli, Gli ul­timi (’63) di V. Pandolfi, La ragazza di Bube (’64) di L. Comencini, L’armata Branca­leone (’66) di M. Monicelli, Le stagioni del nostro amore (’66) di F. Vancini, Il padre di famiglia (’67) di N. Loy, In nome del popolo italiano (’71) di D. Risi.
Nel 1959 ottiene il Nastro d’argento per la miglior musica per il film Un uomo di Paglia di Pietro Germi.

[box]Segue nel prossimo numero! Tratto dalla Tesi di Gianluca Nicastro La musica nel cinema del dopoguerra italiano[/box]

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Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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