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Sulla musica

In Nome della Legge – Musica di Carlo Rustichelli

Annalisa Nicastro

Capitolo 2.1 (parte 16) I musicisti cinematografici del dopoguerra: i “maggiori”, fra tradizione ed innovazione. In Nome Della Legge (’49) di Pietro Germi; musica di Carlo Rustichelli

La musica dei titoli di testa si presenta da subito come caricata, con larga enfasi sui toni della battaglia. E’ una vera e propria ouverture del film che ci introduce immediatamente nell’atmosfera tragica che la bella e fatale terra di Sicilia nasconde dietro il suo sole, i suoi uliveti, i suoi aranceti: la cultura della mafia.
La sinfonia si apre con la presentazione dell’accordo (tonica, terza minore, quinta e ottava) che ci rivela la modalità minore. Il tema viene sviluppato dapprima dagli archi, col tempo scandito nettamente ed enfaticamente dai forti battiti delle percussioni, prendendo via via, sempre più, quel senso di carica, di marcia, di battaglia attraverso l’introduzione ed il lavoro degli ottoni, i quali si sostituiscono agli archi nell’eseguire la melodia.
Dopo alcune battute di questa esecuzione, ecco entrare una variazione, un nuovo tema che, comunque, resta ben legato a quello precedente, facendo sì d’es­sere corpo unico. Questo nuovo tema è eseguito dagli archi che riproducono una musica orientaleggiante, una sorta di flamenco spagnolo, tale da far coincidere la similitudine storica (sia la Spagna che la Sicilia sono state, nell’antichità, dominio arabo) che lega la Sicilia alla penisola Iberica e di conseguenza anche i loro elementi culturali-musicali-paesaggistici.
Tutta questa esecuzione iniziale sarà il leitmotiv fondamentale del film che si legherà al profondo conflitto fra Stato e anti-Stato e la caratterizzazione di paese eccezionalmente mediterraneo, pieno di sentimenti forti e netti, dove l’onore è la cosa più importante, insieme alla passione e all’amore.
La musica, variata nel ritmo e resa più leggera dal soffuso suono degli archi, continua sulle prime scene del film che ci mostrano il bel paesaggio apollineo della Sicilia, mentre una voce fuori campo ci informa di stare attenti a considerare anche il fattore dionisiaco in esso celato, la sua parte oscura, il segreto di quegli uomini misteriosi ed ermetici, chiusi nella loro millenaria cultura di isola, difficile da comprendere se non si è natii di quei luoghi.

[box]Segue nel prossimo numero! Tratto dalla Tesi di Gianluca Nicastro La musica nel cinema del dopoguerra italiano[/box]

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Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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