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Il Meglio del 2018 per Fortunato Mannino

Fortunato Mannino

E anche quest’anno siamo arrivati al momento dei bilanci. Che anno è stato il 2018? Sorvolando sull’aspetto umano, direi molto professionalmente positivo. Probabilmente l’aver conquistato la fiducia anche di coloro che scrivono e pubblicano libri importanti è stata, sicuramente, la soddisfazione più grande, perché volente o nolente, i libri sono da sempre la mia quotidianità. Consentitemi, dunque, d’introdurre questa mia personale classifica scrivendo di libri. Libri importanti che si legano a doppio filo con la nostra passione per la Musica, perché la Musica non è solo ascolto superficiale, ma è specchio dei tempi e dell’anima. Primo tra tutti segnalo i Saggi Pop del prof. Claudio Sottocornola, volume imprescindibile per coloro che vogliono conoscere e approfondire i nostri ultimi cinquant’anni di Storia della Musica Italiana. Una pagina importante l’ha scritta, senza dubbio alcuno, Lucio Battisti e, nell’anno del ventennale della morte, un libro come Il Nostro Caro Lucio non passa inosservato. Presto leggerete la recensione completa ma, nel frattempo, vi anticipo che la retrospettiva che ne fa Donato Zoppo è egregia. Di Lucio Battisti abbiamo parlato anche con Pietruccio Montalbetti in occasione dell’uscita del suo ultimo libro Io mi fermo qui. Viaggio in solitaria tra i popoli invisibili. Libro molto bello che, a mio modesto parere, dovrebbe essere letto e commentato nelle scuole. Un viaggio diverso, questa volta nelle viscere delle città in mezzo ai diseredati, lo propone Alessandro Pennacchio, fondatore dei Filmnoire. Il suo ultimo libro Doom O Mistica Delle Viscere è un viaggio andata e ritorno dall’inferno. Un viaggio personale nel quale non è difficile intravvedere inquietanti squarci di società civile.
E se questi sono tra i libri che mi hanno arricchito di più quest’anno, per la Musica la scelta non è stata altrettanto facile. Esclusi i grandi, che non hanno bisogno di una mia citazione, questi (in stretto ordine alfabetico) sono gli album che più di tutti mi hanno emozionato:

  1. Annie Barbazza & Max Repetti – Moonchild (Manticore Records). I due artisti ripercorrono i momenti salenti della carriera Grage Lake, realizzando così il suo ultimo progetto che era quello di dare alle stampe un album intimista. Voce e pianoforte disegnano intorno alle liriche paesaggi notturni e romantici.

  2. Dead Cat In A Bag – Sad Dolls And Furious Flowers (Gusstaff Records) è, senza dubbio, l’album rock che mi ha più stupito. Ambienti bohémien, atmosfere crepuscolari e un caleidoscopio di suoni a colorarli. Album che classificherei tra gli imperdibili.

  3. Gianni Venturi – Mantra informatico (M.P . & Records).  / Moloch – Il Vangelo di Moloch. Due progetti simili che hanno come fulcro la Poesia di Gianni Venturi e l’elettronica che, ne Il Vangelo di Moloch, è affidata all’arte poliedrica di Lucien Moreau. Una poesia caustica quando racconta l’inquietante quanto pericolosa superficialità del nostro tempo, sublime quando si perde nel ricordo e nell’infinita bellezza del creato.

  4. Jamie Saft Quartet – Blue Dream / Solo a Genova (RareNoiseRecords). Due album che per finalità e mood sono completamente diversi, ma che testimoniano la versatilità e la bravura del pianista americano. Nel primo ritroviamo, attraverso composizioni nuove e tre rivisitazioni, quelle atmosfere soffuse e fumose tipiche dei locali newyorchesi dei primi anni del secolo scorso. Nel secondo reinterpreta i classici della musica americana, col chiaro intento di scinderla dalla politica di questo periodo.

  5. Joshua Trinidad – November (RareNoiseRecords) è un album jazz, ma non ho esitato, nel raccontarlo, ad usare la parola poesia. Il trombettista americano e i suoi compagni scandinavi raccontano del Novembre la malinconia del ricordo e, volente o nolente, questo stato d’animo fa sempre di più parte di me.

  6. Luciano Chessa – Canti Felice (Skank Bloc Records). Album che spazia dalla poesia alla canzone d’autore e dalla canzone d’autore alla composizione. C’è veramente tanto in quest’album ma, soprattutto, c’è il genio artistico di Luciano Chessa che sa far convivere D’annunzio con Battisti e Syd Barrett. Brani scarni caratterizzati da chitarra e voce, permeati dall’uso dell’elettronica e, anche in questo caso, tanta poesia.

  7. Marco Pacassoni Group – Frank & Ruth (Esordisco). La sfida era di quelle impossibili: un tributo alla Musica di Frank Zappa e Ruth Underwood. L’unica cosa che posso dire è: chapeau!

  8. Max Fuschetto – Mother Moonlight (Italian World Beat) Il tema centrale dell’album è il tempo passato, che si materializza dolce e malinconico nel ricordo. Un disco scritto e pensato per il pianoforte attorno al quale ruotano gli altri strumenti che, con le loro sonorità ricreano quelle sfumature di colore, che la luce della Luna dà, sfumandone i contorni, ai ricordi. Un disco romantico e notturno nel quale abbandonarsi.

  9. Musica Ex Machina – BURP (Hopetone Records). Album pregno d’ironia nei confronti di un’informazione sempre più subdola e pericolosa, che distrae e ammaestra un’opinione pubblica sempre più tuttologa e sempre meno colta. Musica ex Machina s’inventano delle notizie verosimili e attorno vi ricamano il loro jazz.

  10. Not A Good Sign – Icebound sono meno melodici rispetto ai due album precedenti e più aperti alla sperimentazione e alla contaminazione, i NGS ci regalano un album molto attuale. I testi, infatti, ruotano a quei sentimenti negativi che scaturiscono dalla frenesia della quotidianità e dall’individualismo esasperato, che minano alla base i rapporti interpersonali. Un po’ di Prog-non Prog, ma moderno, mancava.

  11. Paolo Saporiti – Acini (GoodFellas). Dodici brani, dodici momenti di un’unica storia. Scrittura raffinata e un sound meno spigoloso dei precedenti caratterizzano un album dal sapore agrodolce, che conferma Saporiti come uno dei cantautori più talentuosi del nostro panorama musicale.

  12. Porno Teo Kolossal Monrovia (Bam Balam Records – Dischi Bervisti). Tre anni d’attesa ma… ne è valsa la pena. Sperimentazioni lisergiche e critica sociale sono nel DNA del gruppo che, possiamo dirlo, non ha eguali. Monrovia è la capitale di una delle nazioni più contraddittorie, nonché metafora del nostro mondo. Un mondo alla deriva che aspetta, probabilmente, in vano che qualcosa cambi.

Sì, lo so dovevamo fermarci a dieci ma… La classifica è la mia e mi fermo a dodici.

Migliore raccolta:

Nicola Pisu – Canzoni Sparse. Se non conoscete la bravura e la sensibilità di questo cantautore, che Massimo Cotto accosta alla figura di Leonard Cohen, questa è l’occasione giusta. Ripercorrete, in maniera trasversale, alcuni dei brani più significativi di una discografia che, a mio modesto parere, andrebbe conosciuta in toto. Ad impreziosire il tutto anche qualche brano apparso solo in formato digitale, che qui trova la sua dimensione appropriata. Un’altra certezza: ve ne innamorerete e farete in modo di procurarvi i singoli album.

Migliori cover:

Luciano Chessa: Opel (Syd Barrett)

Satori Junk: Light My Fire (The Doors)

Dead Cat In a Bag: Venus in Furs (Velvet Underground)

Migliore etichetta:

RareNoiseRecords anche quest’anno senza se e senza ma.

Grazie a tutti, soprattutto, se siete giunti fin qui.

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