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Il Meglio del 2018 per Andrea Agati

Andrea Agati
Scritto da Andrea Agati

Pare che il 2018 sia stato un po’ l’anno del ritorno alle origini per molti gruppi. Partiamo dai Burn the Priest. Erano circa 20 anni che non sentivate questo nome? Bene, proprio per il ventennale dall’uscita del primo album omonimo, i Lamb of God hanno prodotto un album di cover firmandosi proprio BTP. Album potente, la scelta dei brani rispecchia in pieno l’animo hardcorepunk di Randy e soci.
Nella playlist ho inserito un caposaldo del punk, “Jesus Build my Hotrod” dei Ministry, che seppur non discostandosi troppo dall’originale (e questo avviene più o meno per tutte le canzoni dell’album) lascia emergere la tipica impronta distruttiva dei BTP/LOG.
Rimanendo sempre in America, i Soulfly tornano con un album dalle tonalità così tribal e trash da ricordare album come “Soulfly” e “Primitive”, rispettivamente del 1998 e 2000. Max Cavallera era ormai dato per spacciato, poco lucido nella realizzazione dei precedenti album e durante i live. Ecco, “Ritual” ha riunito i fedeli: Max c’è…eccome! Tracce come “The Summoning” ed “Evil Empowered” sono un continuo schiaffo in faccia ed è solo per citarne due a caso. Incrociamo le dita e speriamo che questo possa segnare un grande ritorno dei Soulfly.
Nell’album-raccolta “A Decade of Destruction” dello scorso anno i Five Finger Death Punch avevano inserito due inediti che sarebbero andati a comporre il loro nuovo album “And Justice for None”. Parliamo di “Trouble” e “Gone Away”, quest’ultima cover della più famosa versione degli The Offspring.
Zeal & Ardor è un progetto veramente interessante, difficile classificarlo in un genere preciso, la band mescola sonorità derivanti dal black metal, dal rock’n’roll, dall’elettronica e dallo spiritual. “Stranger Fruit” è un album enigmatico, ma che segue un suo percorso dall’inizio alla fine, se siete curiosi di sentire qualcosa di particolare allora vi resta solo che ascoltarlo.
L’ultima tappa di questo tour per l’America ci porta in casa degli A Perfect Circle. “Eat the Elephant” è un album intimo e poetico, ma abbastanza lontano dal sound originario degli APC. Per certi versi può sembrare quasi un esercizio di stile, ma stiamo comunque parlando di uno stile unico nel suo genere, le melodie portano ad una personale introspezione, facendo emergere le frustrazioni e le amarezze più intime, trasformandole in momenti sia di ribellione che di rassegnazione.
Spostandoci in Europa, l’Europa fredda del nord, il bacino mondiale del melodic/folk death metal, troviamo gli Amorphis che ci regalano “Queen of Time”. Anche per loro l’intero album ha continui richiami melodici dei primi album, a mio personale avviso anche a canzoni con il cantante precedente a Tomi Joutsen. L’assolo di tromba in “Daughter of Hate” , infatti, richiama “Alone” (Am Universum, 2001) album registrato quando il cantante era ancora Pasi Koskinen.
Dalla Germania, i meno conosciuti Tenside, danno alla luce una delle loro produzioni più importanti: “Convergence”. Un album sì di impronta hardcore metal, ma ricco di influenze trash ed heavy.
Non mi resta che lasciarvi una breve playlist da cui trarre spunto nel caso vi foste persi qualcosa quest’anno.

A Perfect Circle – The Doomed (Eat the Elephant)
A Perfect Circle – Hourglass (Eat the Elephant)
Sleep – Marijuanaut’s Theme (The Sciences)
Zeal e Ardor – Servant (Stranger Fruit)
Black Label Society – Room of Nightmares (Grimmer Hits)
Five Finger Death Punch – Gone Away (cover The Offspring) (And Justice for None)
Machine Head – Heavy Lies The Crown (Catharsis)
Amorphis feat Anneke van Giersbergen – Amongst Stars (Queen of Time)
Amorphis – Daughter of Hate (Queen of Time)
Slipknot – All out of life (EP)
Parkway Drive – Prey (Reverence)
Tenside – Faith over Fears (Convergence)
Burn the Priest – Jesus Build my Hotrod (cover Ministry) (Legion: XX)
Burn the Priest – Dine Alone (cover Quicksand) (Legion: XX)
Soulfly – The Summoning (Ritual)
Soulfly – Evil Empowered (Ritual)
Lychgate – Unity of Opposites (The Contagion in Nine Steps)

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