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Arti e Spettacolo Sound&Vision

Il Giardino Dei Ciliegi, Trent’Anni In Comodato D’Uso @ MittelFest

Giovanni Aiello
Scritto da Giovanni Aiello

La felicità delle cose semplici è un sentimento invincibile.

Venite, venite qui. Siamo in via Fantoni, a Bologna. Venite, venite qui.
Vedete quel casolare? E’ poverello, onesto, immerso nel suo abbandonato silenzio. Venite, venite qui. Di fronte, c’è quella grande costruzione, quei lotti di terreno ben ordinati, centootto per la precisione, si vede una grande insegna con una scritta… FICO, Fabbrica Italiana Contadina. Il parco del cibo più grande del mondo. Venite, venite qui.
Dietro al casolare, un giardino dei ciliegi. Qui Giuliano Bianchi e Annalisa Lenzi, i protagonisti della nostra storia, hanno vissuto trent’anni di felicità in comodato d’uso.
Nel 2016 tre giovani attori bolognesi e friulani, iniziano a lavorare ad un nuovo spettacolo metateatrale, reportagistico. Si tratta di portare sul palcoscenico persone comuni senza esperienza; tuttavia con storie di disagio e di interesse sociale. Perché il teatro ha il dovere di sensibilizzare, non ricadere nella mera rielaborazione di concetti appartenenti al buonsenso antico e borghese.§
Questi tre artisti sono Nicola Borghesi, Enrico Baraldi e Paola Aiello. La loro compagnia teatrale si chiama Kepler-452.
Grazie ad un piccolo articolo su di un blog, conoscono – quasi per caso – Giuliano e Annalisa; così decidono di contattarli e vengono invitati a pranzo nella loro temporanea abitazione.
E’ il periodo, nel 2015 – 2016, di svariati sgomberi – anche violenti -, a Bologna. Il Centro Galaxy è un ex studentato nella periferia della città, in abbandono da anni. Tuttavia qui vengono radunate e sistemate decine di famiglie sgomberate. Il palazzone è sporco, trascurato, con stanze troppo piccole per la mole di persone alloggiate.
I nostri tre artisti giungono dinanzi alla stanza 506, dopo cinque piani senza ascensore. Bussano. La porta si apre. Inizia la loro avventura.
Dopo il pranzo e qualche sorso di vino, gli anfitrioni iniziano il loro racconto.
Giuliano e Annalisa vengono sgomberati nel 2015 dalla casa che per più di trent’anni il Comune di Bolgona aveva concesso loro in comodato d’uso. Giuliano e Annalisa lavoravano con gli animali: sebbene sia difficile spiegare come. D’accordo con i veterinari della zona, praticavano una pietosa eutanasia ai piccioni per contenerne il numero, offrivano ospitalità ad animali abbandonati e “difficili” (leopardi, babbuini, serpenti, falchi, lupi, ecc…) e contribuivano alla riabilitazione in società degli ex-41bis; ospitandoli a casa propria.
Giuliano e Annalisa vengono sgomberati nel 2015. Perché? Il Comune di Bologna intimò lo sfratto coatto motivandolo con il bisogno di riavere il terreno e la casa a propria disposizione. Ora erano in totale solitudine, senza dimora. Dormirono per due settimane nel loro furgone, dopodiché vennero sistemati al Galaxy; tra un miscuglio di poveri, disadattati, rifugiati politici, prostitute, ecc…
Davanti a via Fantoni e al vecchio casolare sgomberato, il 15 novembre 2017, si inaugura FICO. Fabbrica Italiana Contadina.
Questa sintesi, con le sue sfaccettature drammatiche e poetiche, sfocia poco tempo dopo in un’elaborazione teatrale di Kepler-452, con la collaborazione aggiuntiva di Lodovico Guenzi: Il Giardino Dei Ciliegi, Trent’Anni In Comodato D’Uso; la produzione è curata da ERT (Emilia-Romagna Teatro). Lo spettacolo è stato fotografato a Cividale Del Friuli, in occasione di Mittelfest.
Il riferimento a Cechov è voluto e palese: si vuole analizzare la contrapposizione – eterna – tra Illuminismo e Magia. Tra il bisogno innato di contatto con la natura e volontà di potenza, di progresso. Giuliano e Annalisa Bianchi possedevano un giardino dei ciliegi, nella loro casa e dentro di sé. La felicità delle cose semplici è un sentimento invincibile.
I quattro artisti raccontano la storia dei due sgomberati e questi ultimi mettono in scena l’originale copione del drammaturgo russo. Le storie si intrecciano, tra finzione e crudissima realtà. Il metateatro è uno strumento potentissimo, anche il pubblico è chiamato a interagire sul palco. I monologhi sono dei raffinati macigni scagliati sul pubblico e sulla società. Il conflitto descritto ha radici profonde, è la stessa banalità del male.
Ci sono centinaia di giardini dei ciliegi nella nostra povera Italia, dove i potenti, spesso con operazioni perfettamente legali, creano situazioni di disagio e innocenza. Giuliano e Annalisa raccontano questo, con i loro volti scolipiti nel legno della vita. Lui tiene il capo chino, è mordace, sotto sotto pieno di malinconica allegria. Lei è meravigliosa, tenace, la sua voce si insinua nell’anima. E vi assicuriamo che non ne esce più.
La recitazione e la messa in scena sono di altissimo livello; la vitalità e gestualità di Borghesi catturano ogni movimento oculare, l’intensità e la forza di Lodo prorompono in sala, la sapienza di Baraldi trasuda dalle parole, la dolce empatia dagli occhi e dai gesti di Aiello; le cui parole sono struggenti.
Ci sono storie che vanno raccontate a tutti i costi. Quella di Giuliano e Annalisa è una di quelle. Perché insegna che chi ci opprime può privarci di tutto, ma c’è sempre una redenzione; citando Šalamov: “tu cosa ci dai? L’anima?” “No, l’anima non ve la do”.

Articolo e Fotografie di Giovanni Aiello

 

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