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Recensioni

iBerlino-Hai mai mangiato un uomo?

Claudia Erba
Scritto da Claudia Erba

Un album apocalittico e perturbante, seminale ed ermetico

Con Hai mai mangiato un uomo? (La Bionda Records, 2018) Mirko Difrancescantonio e Fabio Pulcini tornano a far sentire la loro voce dopo l’esordio rock-wave del 2014 con Negli anni luce e la successiva parentesi acustica di Follie d’autunno.
iBerlino ci consegnano la declinazione moderna di un paesaggio sonoro tipicamente post-industriale, coniugando indole destruens e attitudine sperimentale.
La traccia più significativa dell’album- abstract concettuale dell’intero lavoro- è Come andar di notte, che sembra trasporre in musica uno smarrimento quasi heideggeriano, facendosi manifesto di un’estetica dell’Unheimliche in cui il tentativo dell’uomo di identificazione/riappropriazione della propria soggettività si configura paradossalmente come un allontanamento da sé. (E’ come non trovar la via/ E’ come non saper chi sei /Accendi le luci e non sai dove sei /E’ come perdersi /E’ come perdere/ E’ come perdersi/ Hai mai colpito un uomo?/Hai mai ucciso un uomo?/Hai mai mangiato un uomo?)
iBerlino, che sembrano aver interiorizzato la lectio di John Cage e la predilezione di Eno per i pattern ripetuti e le timbriche elettroniche, optano per un minimalismo lessicale e sonoro (si ascoltino- su tutte-Senti il cielo come me e L’età dell’innocenza) che si nutre di reiterazioni lisergiche e dissonanze emotive.
Degna di nota la notturna e litanica Non si può vietare in un deserto, che sfocia in un trip hop oscuro ed evocativo, punteggiato dai vocalizzi dolenti à-la Beth Gibbons di Susanna Regazzi.
Hai mai mangiato un uomo? ci conduce in un limbo obliquo e straniante, in cui si fondono rarefazione onirica e violenza testuale (Neve); tra suggestioni bristoliane, espressionismo musicale tedesco e french-sound si snoda un album apocalittico e perturbante, seminale ed ermetico.

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