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Interviste

I Hate My Village, Intervista

Giovanni Panebianco

I Hate My Village fondono l’Afrobeat con il Desert Rock, tra improvvisazione e sperimentazione

Dall’unione tra Adriano Viterbini dei Bud Spencer Blues Explosion e Fabio Rondanini (Calibro 35, Afterhours, Daniele Silvestri) prende vita questo progetto nuovo di zecca, con la partecipazione di Alberto Ferrari dei Verdena e Marco Fasolo dei Jennifer Gentle in veste di producer e bassista.
L’omonimo disco di esordio è forgiato nei crismi dell’improvvisazione e della sperimentazione, fondendo l’Afrobeat con il Desert Rock. In occasione del loro concerto del 29 Marzo, li abbiamo intercettati nei camerini del Bliss di Montricchio (AQ).

Perché odiare il proprio villaggio?
Adriano: Eravamo alla ricerca di un nome e, un paio di anni fa, ci siamo imbattuti su un sito di cinema e cultura africana che si chiama Modern Ghana. Lì c’era la locandina di un film dal titolo “I Hate My Village”, con un disegno fatto in maniera abbastanza grezza con due tipi che si mangiavano l’uno con l’altro. Devo dire che questa immagine ci ha affascinato.

Nome a parte, come nasce il progetto?
Fabio: Nasce dall’incontro romantico tra me e Adriano (risate, ndr). Da una chiacchiera che è poi diventata una jam. Abbiamo buttato giù un po’ di idee e siamo andati allo studio di Marco, che ci ha prodotto interamente il disco. Ci siamo ritrovati tra le mani un lavoro totalmente strumentale, e lì ci siamo accorti che mancava qualcosa. A quel punto abbiamo chiamato Alberto.

L’artwork della copertina ha un tratto fumettistico di forte impatto. Volete parlarci della sua genesi?
Fabio: L’idea di fondo nasce dalla locandina di cui parlavamo prima, dall’immaginario dei cannibal movie. Il disegno l’ha sviluppato Scarful, un grafico tatuatore romano, famoso in ambito horror. I suoi teschi sono leggendari.

E’ innegabile che nel vostro sound trovi spazio una importante contaminazione Afrobeat, ma non solo. Da dove provengono le molteplici influenze presenti nel disco?
Adriano: Dall’Africa e dalla nostra curiosità verso quel tipo di sonorità piuttosto distante da quello che la nostra generazione ha sempre ascoltato. Mossi dalle nostre pulsioni abbiamo capito che lì c’era qualcosa di fresco e diverso rispetto a come si è evoluta la musica dalle nostre parti. Abbiamo, di conseguenza, provato a miscelare quei suoni con quello che è il nostro DNA, di stampo molto più Rock.

Personalmente ho trovato anche una matrice Math Rock e, nello specifico, un richiamo ai Battles.
Adriano: Probabilmente perché mescolare quel sound ci riconduce alla formula che hanno adottato i Battles, ma non era voluto.

Che personaggio è il Tony Hawk del Ghana?
Fabio: E’ un personaggio sconosciuto, che magari è anche più bravo del vero Tony Hawk, ma nessuno lo scoprirà mai. Più spettacolare e meno mainstream.

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