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Sulla musica

I Figli Di Nessuno – Musica di Salvatore Allegra

Annalisa Nicastro

Capitolo 2.1 (parte 21) I musicisti cinematografici del dopoguerra: i “maggiori”, fra tradizione ed innovazione. I Figli di Nessuno di R. Matarazzo (51), musica di Salvatore Allegra

Capitolo 2.1 (parte 21) I musicisti cinematografici del dopoguerra: i “maggiori”, fra tradizione ed innovazione. I Figli di Nessuno di R. Matarazzo (51), musica di Salvatore Allegra

Non molto lontano da Carrara (dista ormai 10 Km.), Bruno, che sta continuando a piedi il suo viaggio, si ferma a riposare ad una fontanella. Vediamo allora giungere suora Addolorata (così si chiama ora Luisa), attirata da quel bel fanciullo solitario. Tutta la scena è sottolineata dal rientro di quel leitmotiv dell’amore che riempie l’atmosfera dei due supposti sconosciuti: madre e figlio, finalmente dopo tanto tempo, si rivedono, ma nessuno dei due è consapevole di trovarsi di fronte alla ragione della propria felicità. I violini ondeggiano nella bella melodia, mentre le metafisiche note dell’arpa concorrono a sollevare i due sconosciuti su di un piano dove il riconoscimento avviene. Anche qui, insomma, coerentemente all’impianto melodrammatico, la realizzazione dei propri desideri e, quindi, della felicità, è ri­mandata ad un altrove, reso ora visibile dall’espressione evocativa e lirica della mu­sica.
Bruno raggiunge Carrara e si presenta a casa di Anselmo. Il ragazzo gli chiede di chiarirgli le sue origini, ma il malvagio Anselmo gli racconta un’ennesima bugia e, incoscientemente, lo mette a lavorare nella Cava di suo padre, il conte. Quest’ultimo si è sposato con un’altra donna e ha una bambina. Ritorna il leitmotiv dei titoli di testa ad accompagnare le immagini che ci mostrano Bruno lavorare alacremente; da subito, si dimostra ostile alle pretese volontà di sfruttamento da parte di Anselmo e, così crede erroneamente in un primo momento, del signor conte. C’è odore di sciopero alla Cava e il conte licenzia il cattivo Anselmo; ma quest’ultimo non perde tempo per vendicarsi e aizza gli operai ad un’azione dinamitarda per distruggere l’intera Cava.
Bruno decide di allinearsi a questo ingiusto piano e risponde agli ordini del suo “malfattore”, accettando di andare a fare la guardia allo stagno. Qui, sentiamo ritornare il giocoso e frizzante leit-motiv appartenente a Bruno, mentre lo vediamo arrampicato su di un albero per scovare un nido. Ecco che anche la sua non conosciuta sorellastra, molto più piccola di lui, vi si arrampica per soddisfare la forte curiosità propria dei bambini. Ma cade nello stagno e Bruno è pronto a tuffarsi in ac­qua a salvarla (ora lo stesso movimento riceve un’evoluzione creata da un crescendo e da un incupirsi di tutta l’orchestra, soddisfacendo quel sincronismo coloristico ti­pico del tradizionalismo musicale). Subito dopo, assistiamo alla scena dell’ agnizione fra padre e figlio: finalmente Guido e Bruno possono abbracciarsi. Ma non resta nemmeno il tempo per realizzare la situazione, perché il ragazzo, consapevole ormai dell’innocenza del padre e della malvagità di Anselmo, si lancia in una folle corse, sperando di scongiurare così l’infausto sabotaggio dinamitardo. Abbiamo giusto il tempo di sentire, nel momento dolce del felice riconoscimento, l’annuncio di quel leit-motiv dell’amore, che subito lo sentiamo lasciare il posto al motivo drammatico dei titoli di testa che si trasforma ed evolve in una situazione musicale concitatissi­ma, prodotta dagli archi e dai fiati, la quale segue puntigliosamente il tentativo as­surdo del ragazzo. Non c’è dubbio che il rapido cambiamento della situazione ci ponga di fronte ad un repentino cambiamento di stati d’animo, potenziato qui proprio da quel sincronismo musicale di cui Allegra si è avvalso per tutta la pellicola. Guido, che tenta in tutti i modi di raggiungere il proprio ragazzo correndogli dietro come un pazzo, è bloccato da Anselmo, col quale ingaggia una violenta lotta. Una terribile esplosione interrompe ogni speranza: Bruno giace ferito gravemente sotto le macerie. Ad interrompersi è qui anche la musica, lasciando che l’urlo straziante del padre che chiama suo figlio diventi pienamente musicale e riempia la scena di una potente e drammatica liricità.

Segue nel prossimo numero! Tratto dalla Tesi di Gianluca Nicastro La musica nel cinema del dopoguerra italiano

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Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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