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Sulla musica

I Figli Di Nessuno – Musica di Salvatore Allegra

Annalisa Nicastro

Capitolo 2.1 (parte 21) I musicisti cinematografici del dopoguerra: i “maggiori”, fra tradizione ed innovazione. I Figli di Nessuno di R. Matarazzo (51), musica di Salvatore Allegra

Capitolo 2.1 (parte 21) I musicisti cinematografici del dopoguerra: i “maggiori”, fra tradizione ed innovazione. I Figli di Nessuno di R. Matarazzo (51), musica di Salvatore Allegra

Il primo incontro dei due innamorati, di Guido e Luisa, viene subito segnato da una melodia molto sentimentale, estremamente dolce. Il lento e pacato movimento dei violini, sostenuti dall’arpeggio di un’arpa e dal melanconico suono di un oboe, ha il potere di assolutizzare i due personaggi, immettendoli per un attimo in una atmosfera piena di passione e felicità, quasi come se si abbracciassero e baciassero su una barchetta, su un placido mare, illuminati dalla candida luce delle stelle e della luna. Ma questo preludio effettivamente idilliaco, serve bene a far risaltare fortemente le successive sventure e tragedie che i due eroi dovranno sopportare.
Di fatto, qui lo spettatore è pienamente trasportato, può identificarsi quasi completa­mente col loro sogno d’amore, attraverso il mezzo lirico che è la musica, per poi vi­vere, una volta dentro lo schermo, con totale partecipazione le future sventure dei due protagonisti. Già in questo primo incontro, attraverso un sentito colloquio fra i due, comunque, risulta chiaro l’osteggiamento “classista” che la contessa intende op­porre, e opporrà, a questa felice unione, generando tutto quello che di tremendo colpirà i due amanti e, di riflesso, gli spettatori. Questo motivo ondeggiante degli ar­chi sarà l’altro forte leitmotiv che, ogniqualvolta si presenterà, porterà con sé l’amore che esso designa, una musica, quindi, che diverrà piena malinconia, non appena sarà chiaro che quella passione è destinata a non aver seguito in questo mondo.
Lo stesso leitmotiv si presenta poco dopo nel loro incontro notturno e clandestino alla Cava, vicino la casa di Luisa. Qui, però, esso ha già perso quel suo sapore estremamente pacato e sentimentale: Guido sta dicendo alla sua amata che sta partendo per Londra, che va lì per lavoro e che ritornerà presto (senza sapere che sua madre ed Anselmo stanno tramando alle sue spalle). Ma Luisa ha come un presentimento e scoppia in lacrime. Questa differenza è ben udibile quando sentiamo che il movimento viene suonato in “forte” e prende le tinte fosche dell’agitazione in quel ritmo puntato che l’orchestra esegue quando vediamo, in un montaggio parallelo, i due che si stanno baciando (e sarà per l’ultima volta), mentre il vecchio guardiano, padre di Luisa, giace morente ai piedi delle scale della propria casa. L’avvertimento sincronico delle immagini e della musica non lasciano sperare nulla di buono per il futuro dei due amanti; da questo momento, un complicato intreccio della trama, li porterà a vivere degli ostacoli insormontabili, preparati, così sembra, da un cieco destino.
Inizia così il malvagio piano architettato dalla contessa e dall’infido Anselmo; quest’ultimo sarà il suo esecutore principale e spietato: intercetterà tutte le lettere di Guido per Luisa, farà in modo che Guido non possa parlare con lei nemmeno per telefono e, non contento, tenterà anche di violentare la ragazza, la quale non potrà far altro che fuggire in una notte di tempesta (in questa sua fuga abbiamo una coloritura tradizionalissima, con tutta l’orchestra che si esprime in ritmo concitatissimo, con scale cromatiche). Nel frattempo Guido, preoccupato da un così strano silenzio della sua amata, decide di tornare. Ma nessuno sa dove ella sia finita e tutti la crederanno morta. In realtà, Luisa s’è rifugiata in una cascina solitaria, salvata da una vecchia contadina. Lì dà alla luce il frutto del suo amore, Bruno, credendo nel tradimento e nell’abbandono di Guido.
Mentre vediamo il bambino nella culla, sentiamo una melodia che si contrappone alla drammaticità di quelle precedenti: un tema in tonalità maggiore viene eseguito dai veloci trilli dei legni e da vivaci movimenti degli archi che restituiscono alla scena e alla melodia un respiro tipicamente da idil­lio fanciullesco. Questo semplice ed allegro motivetto si legherà proprio a questo bambino, denotandone l’onestà e la purezza nei confronti di un mondo malvagio e corrotto.

Segue nel prossimo numero! Tratto dalla Tesi di Gianluca Nicastro La musica nel cinema del dopoguerra italiano

About the author

Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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