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I CANI si raccontano: live al PinUp per la prima tappa del Tour.

Annalisa Nicastro

“Lo sa, c’è una buffa coincidenza che ci lega alla vostra regione: l’ultima data nel nostro scorso tour è stata a Teramo, era la prima volta in assoluto che suonavamo in Abruzzo, la prima data del secondo tour è a Mosciano Sant’Angelo. Praticamente abbiamo fatto due concerti di seguito in Abruzzo, però a distanza di un anno!”

…inizia così l’intervista a I Cani, fenomeno musicale della scena indie italiana: Niccolò Contessa e soci sono nati in rete, nel 2010, e sono andati lontano. Hanno dato fuoco ai cannoni migliori per incendiare il pubblico del Pin up di Mosciano Sant’Angelo (Te) lo scorso 16 Novembre in occasione della prima tappa del tour legato al nuovo disco, “Glamour”.
Un inizio ironico con il primo album, “Il sorprendente album d’esordio de I Cani”, ma anche poco esposto, grazie ai sacchi che mettevate in testa durante i concerti, poi, a un certo punto, li togliete e iniziate a suonare a viso scoperto.

Con Glamour vi siete “scoperti” del tutto?
“Sì, ci siamo scoperti letteralmente (basta sacchetti, basta volti coperti, basta anonimato), ma anche in un senso più profondo: in questo album volevo scrivere canzoni in cui fosse più chiaro il mio coinvolgimento”.

Vi siete definiti, sempre sulla strada dell’ironia, “L’ennesimo gruppo pop romano”, ma cosa siete esattamente?
“Non ne ho idea! Definire se stessi è una cosa molto difficile, e farlo onestamente è quasi impossibile. Direi che proviamo a fare la musica pop che ci piacerebbe ascoltare”.

Bersani intitola una canzone En e Xanax, voi la intitolate Lexotan, è in atto un movimento musicale che si ispira agli psicolofarmaci? Scherzi a parte, la rincorsa alla felicità è un tema attuale, la risposta non viene dai medicinali, sembrate dire voi, dove va cercata?
“Non credo che esistano delle risposte universali, e non voglio nemmeno demonizzare gli psicofarmaci, visto che nel giusto contesto possono aiutare a stare meglio. L’unica cosa di cui sono convinto, a costo di dire una banalità, è che ognuno debba trovare la strada che lo fa essere felice, o almeno sereno, senza lasciarsi imporre dall’esterno un certo modello di realizzazione”.

“Non c’é niente di twee”, altra canzone del vostro nuovo album, sembra riferirsi alla virtualità come a un mondo che imprigiona, all’inizio dite: “madri ansiose con figlie in prigione al computer”… Che messaggio volevate mandare?
“Twee” significa più o meno “sdolcinato”, “carino”, “innocuo”, “melenso”, ma indica anche tutta una certa estetica, e persino un genere musicale, che abbraccia appunto un immaginario di questo tipo. Io però guardo sempre con sospetto questa tendenza a rifugiarsi in un un mondo immaginario, o virtuale, fatto solo delle cose che ci piacciono e che ci fanno sentire al sicuro. Credo che sia importante non perdere di vista ciò che ci circonda, anche quando non è come vorremmo”.

E voi non perdete di vista il tour? Come vi state preparando?
“Stiamo ultimando i preparativi. Essenzialmente direi che non vediamo l’ora che cominci”.

Tutti in allerta. Grandi nomi e grandi eventi in quello che resta il più importante Live Club del centro Italia.

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Intervista di Marinica Rivolta

About the author

Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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