Interviste

GOØD FALAFEL, Intervista 

Gianni Vittorio
Scritto da Gianni Vittorio

“Quando creiamo ci lasciamo trasportare da un flusso di idee generato più dall’istinto che dalla ragione” GOØD FALAFEL

“You On The Other Hand” (YOTOH) è il vostro primo Album. Un disco romantico che unisce il pop con l’elettronica. Raccontateci del lavoro che sta dietro alla produzione di un disco.
I brani nascono da una fase più intima tra le mura del nostro home studio; qui svolgiamo prevalentemente lavoro di creazione e pre produzione, per poi passare al lavoro di registrazione.
YOTOH è stato realizzato allo Zeit Studio per Almendra Music e QANAT Records insieme a Danilo Romancino che, con Vincenzo, si è occupato di curare la produzione artistica.
La cosa bella è che questo lavoro è stato frutto di una collaborazione con persone che lavorano con noi sin dall’uscita del nostro primo Ep, e che quindi sono diventati non solo un punto di riferimento ma anche e soprattutto amici ormai fraterni!

Le influenze dei GOØD FALAFEL spaziano dalla new wave al sinthpop degli anni 80, fino alla electronic music dei nostri giorni. Due sono i brani che vorrei segnalare. City lights, vicino ad atmosfere sognanti, e Wrong Again , che presenta un mood più dark. Avete dei punti riferimento? Qual è il vostro background musicale?
Ascoltiamo molta new wave e sinth pop anni 80, diciamo che la nostra anima appartiene a quegli anni!! ma apprezziamo molto anche la musica dell’ultimo decennio, la scena psych degli ultimi anni ad esempio ci intriga molto. Ognuno di noi ha comunque i propri gusti e le proprie preferenze che poi cerchiamo di convogliare nel progetto GOØD FALAFEL.

Una curiosità legata al nome del gruppo. Perché avete scelto un nome che anche nella fonetica (l’uso della Ø) ricorda l’alfabeto danese e norvegese?
L’idea della Ø è nata dal lavoro di artwork di Antonio Cusimano aka 3112htm, che ci ha da subito intrigato a livello estetico, perché richiama proprio quella parte della musica elettronica scandinava che apprezziamo molto, quella di artisti come The Knife, Ferver Ray, The Field o i GusGus ad esempio.

Siete un trio siciliano, ma sinceramente il vostro sound ha davvero un respiro internazionale, così da confondervi con band di tipo nordeuropeo. Cosa ne pensate?
Tutto riporta sempre a quelli che sono i nostri ascolti! Effettivamente alcune delle band nord europee che apprezziamo hanno un utilizzo “nostalgico” di sonorità 80’s, cosa che caratterizza molti dei brani di YOTOH.

I testi parlano spesso dell’amore, in tutte le sue sfumature. Perché questa scelta?
Non è l’amore in sè protagonista dei testi ma, in un senso più ampio, è il modo in cui ogni anima riesce a dargli mille significati differenti.
Un amore può essere salvezza, come in Salted Lake ad esempio, in cui due persone che da sole non riescono a funzionare insieme riescono a trovare un significato, o può essere condanna se non lascia spazio all’io, come in Song of Two Dead Lovers in cui quello che resta di un rapporto ormai logoro è solo oppressione e vessazione.
L’amore di cui parla spesso YOTOH, però, non deve essere inteso solo ed esclusivamente come rapporto uomo donna, tutto parte prima dall’accettazione di sè stessi e dalla comprensione di ciò che può farci sentire liberi e completi.

I brani del nuovo album alternano atmosfere oscure a brani più solari. E’ stata una scelta voluta e studiata nello studio di registrazione, oppure sono due facce della stessa medaglia?
Non è stato qualcosa che abbiamo cercato volutamente di ottenere, ma nasce più che altro dal momento e dallo stato d’animo in cui ci siamo trovati scrivendo i vari brani di YOTOH. Quando creiamo ci lasciamo trasportare da un flusso di idee generato più dall’istinto che dalla ragione.

Il vostro sound in alcune tracce sembra ricordare band di livello internazionale come i Daugther, gruppo caratterizzate da sonorità dream-pop molto eleganti. Il paragone vi sembra consono alle vostre coordinate musicali?
Conosciamo i Daugther, abbiamo anche avuto modo di sentirli ed apprezzarli live all’Ypsigrock di Castelbuono, anche se non abbiamo mai approfondito l’ascolto. Comunque ci piace molto della scena dream pop gruppi come i Beach House, i DIIV o i Wild Nothing ad esempio.

Raccontateci del tour appena iniziato. Che tappe toccherete?
Abbiamo iniziato in casa! c’è stata poi una piccola trasferta ad Enna, in questa bellissima location, il Kenisa, un’antica chiesa sconsacrata davvero molto suggestiva. Il 27 ci dirigeremo verso la Calabria per due date, per poi riscendere in Sicilia per il resto di questo piccolo tour che si concluderà il 3 marzo al Mono di Catania.

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