Interviste

Giulia Ventisette, Intervista

“In fondo non sono perfetta…ma chi può dire di esserlo?”

E’ uscita di recente con l’album “Stanze”. Abbiamo rivolto alcune domande alla cantautrice fiorentina Giulia Ventisette. Lei ci ha risposto con questa bella intervista.

Abbiamo apprezzato il tuo album “Stanze” perché a nostro avviso costituisce, almeno in parte, un ritorno alle sonorità e alla melodia della tradizione di certo cantautorato che in Italia, in tempi molto diversi da quelli di oggi, andava per la maggiore. La supervisione artistica/il lavoro in studio di registrazione per la realizzazione di ogni pezzo dell’album ci sono parsi da un lato molto attenti a creare un contesto musicale fresco, equilibrato, adatto peraltro a rappresentare contenuti attualissimi e profondi come quelli presenti nel disco, dall’altro finalizzati a ricreare atmosfere come quelle di cui si diceva. Come ti senti di fronte a questa affermazione?
Sono d’accordo. Le sonorità che richiamano la tradizione del cantautorato sono dovute (credo) al fatto che l’album è suonato con strumenti musicali “tradizionali”. Non mi piace la tendenza di oggi di fare le canzoni al computer, e non condivido l’idea che i computers siano migliori dei musicisti (come pure si sostiene). Nel 2018 si hanno molti mezzi per dare forma ad una canzone, ma l’espressività di un musicista vero e il suono del legno che esce dallo strumento musicale propriamente detto non sono per fortuna riproducibili al computer. Sotto questo aspetto mi sento certamente molto legata alla tradizione. È anche vero che quando scrivo una canzone penso sempre anche al significato che ha e che voglio darle, alla giusta ambientazione. L’arrangiamento di un brano è un po’ come la preparazione di un abito su misura, bisogna curare ogni dettaglio ed io ritengo di essere molto fortunata poiché collaboro con musicisti davvero di alto livello. In questo modo le mie idee si fondono alla loro esperienza, cosa che mi consente di dare originalità ai miei brani.

La canzone che apre il disco, “Soldatini di carta” potrebbe forse sembrare la presa d’atto di una situazione diffusa dappertutto nel nostro paese: generazioni di persone non più giovanissime rifiutano di crescere e di assumere le responsabilità che ad esse competono nei confronti della società e della famiglia. “Tutti zitti” e anche “L’opposto di me”, per altri versi, affrontano il problema del conformismo, della spersonalizzazione cui ogni giorno si è soggetti, della perdita dei diritti nei contesti più diversi. Alla base di queste tue canzoni sembra esserci una osservazione acuta dei malesseri della società contemporanea e di una progressiva perdita di dignità da parte dell’uomo. Sotto questo profilo specifico si potrebbe forse dire che esiste un fil rouge che lega le dodici canzoni del CD e che “Stanze” potrebbe apparire come un concept album?
Non so se questo possa definirsi proprio un concept album. In realtà l’ho intitolato “Stanze” proprio per via della presenza di contenuti molto eterogenei, che io vedevo come collocati ciascuno in una stanza di una casa, custoditi separatamente l’uno dall’altro. La condizione umana è certamente uno degli aspetti su cui focalizzo la mia attenzione: osservo gli altri e mi rendo conto anche dei miei errori. “Soldatini di carta”, in realtà, è un brano che parla di mafia, un brano attraverso il quale mi sono chiesta “dove giocano oggi i bambini di ieri?”, ovvero: perché da bambini tutti sono capaci di giocare, mentre alcuni, da adulti, si fanno la guerra? Perché da bambini tutti sono allattati da una madre, mentre alcuni, da adulti, vendono la vita della stessa madre per una manciata di banconote?…e così via…La questione è perché l’ambiente ci cambia in modo così radicale? Perché, se alla nascita siamo tutti uguali? Mi sono immaginata che le generazioni future potranno comprendere e annientare questa involuzione umana apparentemente inesorabile. “Tutti zitti” è invece un brano di protesta. Lavoro in una multinazionale e ogni giorno mi accorgo che ciascuno pensa solo a sé, non esiste più la collettività, la voglia di supportarsi gli uni con gli altri. Questa condizione di solitudine rende forte chi sta al potere, e rende sempre più deboli i nostri diritti. “L’opposto di me” riflette invece un mio malessere, una condizione che vivo forse da sempre, ma di cui non voglio realmente incolpare i miei genitori (anche se leggendo il testo della canzone potrebbe sembrare il contrario), è solo una metafora. Io vivo nella costante percezione di non essere all’altezza delle aspettative di chi ho a fianco e spesso mi capita di prendere decisioni che non rispecchiano i miei desideri…In fondo non sono perfetta…ma chi può dire di esserlo?

Sei risultata vincitrice del Premio Under 35 (premio che vuole valorizzare la creatività giovanile rispetto alle tematiche della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo) e semifinalista alla XXI Edizione del Festival Voci per la Libertà. Tue emozioni, impressioni, considerazioni e auspici dopo questi eventi.
La mia esperienza al Festival è stata indescrivibile, oltre ogni mia aspettativa. L’accoglienza degli organizzatori, il palco, l’audio, il calore del pubblico … è stato tutto perfetto. È stata davvero una bella occasione di scambio e crescita: c’è un estremo bisogno di qualcuno che difenda i diritti delle persone e chi meglio di un cantautore può dare qualche spunto di riflessione a chi ha il potere per cambiare le cose? In quel periodo avevo appena pubblicato il video ufficiale del brano “Tutti zitti”, quindi risultava evidente che una “congiunzione astrale” mi stava indicando questa strada. Ho accettato la sfida e mi sono messa in gioco. Non mi sarei mai aspettata di vincere il Premio Under 35, e non per poca fiducia in me stessa, ma semplicemente perché eravamo 130 iscritti e la concorrenza era decisamente di altissimo livello. Gli organizzatori del festival sono stati per me come una famiglia e spero di incontrarli nuovamente presto. La canzone con cui ho partecipato, “Tutti zitti”, ha avuto molta fortuna e spero di riuscire a farla conoscere ad un numero di persone sempre maggiore!

Come nascono le canzoni di Giulia Ventisette e, in particolare, come sono venute alla luce le canzoni di “Stanze”…?
Tutte le mie canzoni nascono dal testo, che per me è fondamentale. Una canzone deve comunicare, prima di tutto, quindi è importante che il significato del testo sia “centrato”, a prescindere dalla musica. La melodia è una naturale conseguenza. Le idee nascono sempre da qualcosa che vedo o intravedo nelle vite delle persone, qualcosa che cattura la mia attenzione e che magari a distanza di giorni o mesi mi fa appoggiare la penna sul foglio. Quel momento è generalmente decisivo, nel senso che mi può capitare di portare con me un’immagine, un concetto, una fotografia, un istante per un determinato periodo di tempo senza riuscire ad esprimere un pensiero a riguardo, ma c’è un momento in cui (a quanto pare) il mio cervello e le mie mani hanno elaborato un discorso di senso compiuto che si esprime velocemente e di getto. In quel momento, appunto, è sufficiente appoggiare la penna su un foglio.

Puoi dirci quali sono i tuoi principali punti di riferimento (italiani e internazionali) stilistici, musicali e contenutistici?
Il mio riferimento risiede principalmente nella musica che ascolto. Sono molto legata al cantautorato italiano, a partire dai classici De Andrè, Dalla, De Gregori, per arrivare ai più moderni Bersani, Fabi, Silvestri…

Il titolo dei tre dischi per te fondamentali in seguito all’ascolto dei quali hai deciso di intraprendere la professione di cantante e di songwriter…
Non credo si decida di diventare songwriter, o almeno per me non è stato così. Non ci sono dischi che mi hanno convinta a intraprendere questo percorso, ma ci sono dischi che sicuramente mi spingono a studiare per poter migliorare sempre di più, ogni giorno che passa, per esempio “Il padrone della festa” (N. Fabi – D. Silvestri – M. Gazzè), “L’oroscopo speciale” (Samuele Bersani), “Una somma di piccole cose” (Niccolò Fabi).

Desideravo domandarti se hai già presentato al pubblico dei concerti le canzoni di “Stanze”. Se si, quali reazioni hai raccolto?
“Stanze” sta già prendendo la sua strada, l’ho presentato interamente il 4 Ottobre 2018, ma già l’anno scorso ho portato in giro alcune delle canzoni contenutevi, in modo da avere un primo feedback dal pubblico. Devo dirmi assolutamente soddisfatta. In particolare, “Te lo dico con una canzone” è un brano in cui non credevo quasi per niente, poiché pensavo fosse scontato, una canzone d’amore come tante (chi mi conosce sa che non impazzisco per le canzoni d’amore, fatta eccezione per rari casi), invece è stato proprio il pubblico a convincermi ad inserirla all’interno del disco. Ho ricevuto da subito commenti positivi a proposito di questo pezzo. Si impara sempre molto da tutti.

Puoi dirci dei tuoi progetti futuri?
I progetti futuri si riassumono in un tour in costruzione (ho già alcune date fissate e altre da concordare), di cui potete scoprire le tappe sul mio sito internet www.giuliaventisette.webnode.it e alcune sorprese che verranno rivelate via via. Quindi consiglio a tutti di continuare a seguirmi sui social e dal vivo!

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About the author

Giovanni Graziano Manca

Giovanni Graziano Manca

Pubblicista, poeta, ha collaborato e collabora alla redazione di numerose riviste cartacee e web scrivendo di musica, poesia, letteratura, cinema ed altro. Ha pubblicato alcuni volumi di poesia (In direzione di mete possibili, Lieto Colle, 2014; Voli in Occidente, Eretica, 2016) e uno di racconti brevi (Microcosmos, Sole, 2013). Vive a Cagliari, meravigliosa città del Mediterraneo.

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