Cookie Policy

Recensioni Soundcheck

Giovanni Succi – Con Ghiaccio

Benedetta Barone
Scritto da Benedetta Barone

Ascoltare questo album mi sembra come di sorseggiare un whiskey in un momento di rabbia, rompendo i cubetti di ghiaccio con i denti.

Giovanni Succi torna in scena, o meglio, entra in scena da protagonista con il suo primo album di inediti che è disponibile dal 22 settembre. Primo album? Si, primo album di inediti.
Suona strano per un artista che fa musica da sempre essendo stato un autore colto ed eclettico al “servizio” di gruppi come Bachi da Pietra, Madrigali Magri, La Morte, e altri ancora. I primi due album da lui pubblicati lo vedono partecipe in rivisitazioni di opere altrui: in “Il conte di Kevenhuller” propone una lettura per sola voce dell’ultima opera di Giorgio Caproni, in “Lampi per macachi” omaggia Paolo Conte.
Ma veniamo a “Con Ghiaccio”, titolo e primo singolo dell’album in uscita. Al primo ascolto, mi sembra di sorseggiare un whiskey in un momento di rabbia, rompendo i cubetti di ghiaccio con i denti. I primi brani accompagnano una posizione ben precisa del pensiero dell’artista che musica i suoi ideali arricchendoli con suoni prettamente elettronici, che a volte mi trasmettono ansia. C’è qualcosa di incessante nei brani: Artista di Nicchia mi toglie il fiato, Succi riesce perfettamente ad esprimere ciò che si prova e si vive nella quotidianità per un artista di cui a stento ci si ricorda il nome.
Remo sembra attenuare un cinismo struggente anche se si percepisce un sapore amaro, che lascia intravedere a mio avviso dei forti riferimenti autobiografici. Succi torna alla carica con Bukowski, urlando in silenzio.
Mentre ascoltate questo disco, soffermatevi sui suoni e sull’intensità della voce: non è necessario urlare per esprimere idee e concetti, il tono di voce non deve per forza essere proporzionale alla forza delle vostre parole. I sospiri sono taglienti.
Arrivata al quarto brano ho la sensazione di stare sentendo un altro disco: cambiano colori, disegni e sapori. Entra in scena la chitarra e l’approccio vocale di Giovanni è finalmente un cantato, abbandonando per quattro minuti e cinquantasei il parlato che fortemente lo caratterizza. Sulle note di Sipario noto un forte tratto nostalgico. Le sonorità prendono forma, spaziando tra generi molto diversi ma lasciando comunque spazio alle caratteristiche portanti di ciò che è Giovanni Succi da sempre.
Verso il settimo pezzo, sono sincera, il mio orecchio accusa un po’ la scelta artistica di non modulare il tono di voce prediligendo i sussurri e il parlato ai suoni molto interessanti proposti solo nel brano Sipario.
Salva il mondo spezza nuovamente l’album, creando una sorta di terza scena. Un ritmo funk esplode nella casse della mia camera, mettendomi allegria. In dirittura di fine album ritorna una componente compositiva molto intima dell’artista che in pezzi come Elegantissimo e Arriveremo in pedalò incombe incessante quasi come fosse una marcia.
Scelta forse non casuale: il singolo è proprio in chiusura dell’album e fa da perfetta cerniera con l’incipit. Un’amara ironia romantica, che peraltro contraddistingue tutto il lavoro. Succi non si tiene nulla per sé, non ha la vergogna del principiante ma di lui ne ha conservato la sfrontatezza di fronte alla realtà, certo delle proprie idee e soprattutto della propria musica.

“Romanticismo fritto e glassa mi hanno sempre fatto schifo”
– G. Succi

About the author

Benedetta Barone

Benedetta Barone

Suono, scrivo e canto. sono mediamente isterica, una piccola donna innamorata dei particolari.

error: Sorry!! This Content is Protected !!