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Recensioni

Giorgio Canali – Undici canzoni di merda con la pioggia dentro

Claudio Prandin
Scritto da Claudio Prandin

Undici riflessioni sull’Italia di oggi a metà tra Bukowski e Che Guevara

La figura di Giorgio Canali è di quelle “scomode” ma di cui una comunità come la nostra non può fare a meno; una voce contro, sempre fuori dal coro, a volte sgradevole da ascoltare ma a suo modo importante per la feroce (auto)critica che esprime. In questo suo ottavo disco (il settimo con Rossofuoco) prosegue la sua analisi dell’Italia attuale che aveva cominciato con i CCCP (diventati poi PGR e CSI) insieme ad artisti altrettanto “impegnati” come Gianni Maroccolo, Giovanni Lindo Ferretti e Ginevra DiMarco.
Queste Undici canzoni “non proprio d’oro” affrontano tematiche storiche ma sempre attuali come il dramma dei flussi migratori, l’ingordigia del capitalismo, la solitudine e il suo contrario: l’amore; il tutto accompagnato dal rumore della pioggia che in primo piano o in sottofondo permea l’intero lavoro, comparendo in alcuni titoli e più spesso tra le parole dei testi.
La voce peculiare e quasi stonata racconta più che cantare, informa più che cercare armonie e relega in secondo piano gli arrangiamenti dei Rossofuoco che sembrano limitarsi ad accompagnare le parole ma che ascoltati con attenzione regalano piccole perle; sono infatti composti con molta eleganza e maestria e si fanno apprezzare pur senza risultare invadenti. I testi, profondi e mai banali, raccontano di un’Italia che sente un perenne bisogno di cambiamento ma che (come ironizzava il Gattopardo) non cambia mai e lascia le leve del comando in mano ai soliti personaggi.
Alcuni brani sono “arrabbiati” e sembrano sfoghi di chi non crede più nell’Italia e soprattutto negli italiani (la caustica “Emilia parallela”, “Undici”, “Mille non più di mille”) altri si occupano, sempre con tagliente sagacia, di rapporti più intimi e personali (“Messaggi a nessuno” e la bellissima “Mandate bostik” nella quale si ode un basso che evoca i Pink Floyd); la chitarra glissata di “Aria fredda del nord”, contrariamente al titolo e all’umidità che la ricopre, evoca le desert song di Mark Lanegan, il caldo opprimente e le mosche; a dire il vero, in tutto l’album si respira un’aria malsana, corrotta, una disaffezione lacerante che si trasforma in rabbiosa rassegnazione e rinnega ogni lieto fine:

Forse un mondo migliore c’è
ma di sicuro è da qualche altra parte
Vivere felici è facile
basta non essere me”

Attraversando fasi di nichilismo alla Bukowski:
Poi riderò di me perché ho finito le lacrime
come sempre farò del mio peggio perché
è quello che ti aspetti da me”

Pe terminare con un’eloquente resa finale:
Qui niente cambia mai
che ci sia pioggia o vento
che il sole sia acceso o spento, mai”
La caparbietà e la coerenza sono caratteristiche distintive di Giorgio Canali; un esempio è dato dalla genesi del titolo di questo nuovo disco, nato da un verso dell’ultima traccia del precedente lavoro (“Orfani dei cieli”):
Come se avessimo bisogno di un’altra canzone di merda con la pioggia dentro”.

Qui ne troviamo undici.

 

TITOLO CD Undici canzoni di merda con la pioggia dentro
BAND Giorgio Canali
ETICHETTA La Tempresta
ANNO PRODUZIONE 2018
GENERE MUSICALE Rock italiano

 

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Claudio Prandin

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