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Giorgieness + Sick Tamburo @ Monk

Benedetta Barone
Scritto da Benedetta Barone

La tangenziale libera a Roma sembra un miraggio, eppure stasera è deserta. Dopo aver declinato i classici e banali inviti dei tipici “venerdì sera capitolini”, mi metto in macchina e raggiungo il Monk per una serata all’insegna della buona musica. Stasera una gran combo: Giorgieness  + Sick Tamburo.
Ho visto i Giorgieness  per la prima volta all’Alice Fest lo scorso settembre e sono rimasta folgorata dalla forza che emanavano. Adesso sono curiosa, è uscito il nuovo album. L’entusiasmo è così grande anche per i Sick Tamburo, che sentirò per la prima volta, e tremo come una bimba: ci sono due componenti degli ex Prozac+. “Parlami per sempre” ha risuonato per troppo tempo nelle casse della mia macchina a volumi altissimi.
Torno da Londra ma mi sembra di esser rimasta lì, stasera si gela. Arrivo in ritardo e le porte del Monk sono ancora chiuse, incredibile ma vero. Raggiungo la transenna come una quindicenne e, tra un saluto e un altro, le luci si abbassano. A rompere il silenzio è una distorsione fortissima di chitarra e e gli inconfondibili capelli (adesso) viola di Giorgia. “Avete tutti ragione” è il pezzo che apre il delirio dei Giorgieness . Sono ritmi forti, cattivi, che accompagnano testi dolci ma non troppo, propri di una donna. Trovo l’album nuovo disarmante, sia a livello di sonorità che di contenuti. I singoli che lo hanno anticipato parlano chiaro. Sono trame che si intrecciano tra passato e presente, in vista del futuro. Nonostante gli inconvenienti da palco (ma siamo umani, tutti) mi trovo appoggiata alla transenna ad urlare i pezzi che hanno colorato i miei ultimi mesi, cantando a squarciagola sopra la voce potentissima di Giorgia che dà una strigliata al Monk. Finalmente arriva il momento di “Farsi Male” e io vorrei che partisse un pogo immenso, ma il pubblico fa un po’ il timido. Ho la cassa della batteria in pancia ormai, ma percepisco che il live si sta chiudendo. Qualcuno direbbe breve ma intenso. E proprio così è stato, una scarica di adrenalina non indifferente, sono elettrizzata.
Dopo la botta di suono dei Giorgieness, arriva il momento dei Sick Tamburo. Il gruppo è tutto un programma. Passamontagna e camicie combinate, per una formazione più che particolare.
Potrei riconoscere le voci di Elisabetta e Gian Maria ovunque, i loro timbri sono quanto di più strano e affascinante ci sia in ambito di alternative rock, sembra che facciano a pugni tra di loro ma di nascosto in realtà si fondono in un abbraccio fortissimo. Il sound dei Sick Tamburo è decisamente più compatto rispetto a quello dei Giorgieness, forse più aggressivo, anche nell’atteggiamento. È un bel passaggio di testimone insomma.
Il Monk intanto si è riempito e vedo il doppio di Gin Tonic intorno a me, il pubblico è un po’ cambiato. Il target di età si è alzato ma il coinvolgimento è rimasto tale. Anche i Sick sono qui a presentare il nuovo album, “Un giorno nuovo”, e anche loro partono dal passato, considerando che hanno all’attivo 5 album. Attendo con ansia il momento di “Parlami per sempre”. È il delirio, più totale. È anche il pezzo con cui li ho conosciuti, l’entusiasmo mio e del pubblico è alle stelle.
Il live prosegue così in modo scoppiettante ed eclettico. Io fuggo via carica di adrenalina e felicità.

Ringraziamo di cuore Barley Arts e Ja.La
Foto di Copertina di Francesco Bondi

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Benedetta Barone

Benedetta Barone

Suono, scrivo e canto. sono mediamente isterica, una piccola donna innamorata dei particolari.

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