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Recensioni

Gianni Venturi/ Lucien Moreau – Moloch

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Fortunato Mannino

Le poesie, più che canzoni, ci riportano al reading e a suggestioni cinematografiche

Sarebbe bello avere tempo e spazio per approfondire la figura di Moloch nella storia e nel mito. Una divinità misteriosa che esigeva sacrifici umani condannati esplicitamente da Yahweh, il quale però…
Ma siamo un web magazine musicale e ci fermiamo qui sperando, comunque, di aver suscitato un minimo di curiosità. La figura truce di Moloch, o del rito che prende il suo nome, però, ci farà compagnia per un po’, visto che è anche il nome del progetto che fa capo a Gianni Venturi e Lucien Moreau.
Personaggi straordinari e di un eclettismo che è difficile raccontare in poche righe. Non vi è campo dell’arte dove non si cimentino, non vi è esperienza della vita che non abbiano vissuto e raccontato. Come per Moloch, anche per queste due personalità artistiche servirebbero pagine e pagine. Ma se pensate che raccontare Moloch sia più semplice state sbagliando.
Musicalmente ci troviamo di fronte ad un album che spazia dall’elettronica alla musica classica contemporanea, dall’alternativa alla sperimentale. Le poesie, più che canzoni, ci riportano al reading e, conseguentemente, a suggestioni cinematografiche. Queste le atmosfere in cui s’incastonano parole e visioni dei due artisti che, con grande abilità, sfiorano e denunciano i grandi mali del mondo e dell’anima. Ed ecco che ritorna Moloch con i suoi olocausti ma, questa volta, di mistico c’è la sete di potere di quella gentaglia che governa i pensieri delle masse; e a bruciare è il mondo stesso perché senza conflitto non c’è profitto.
È un mondo alla deriva, fatto di guerre non dichiarate e che mietono vittime ogni giorno; di rivoluzioni fallite e d’ideali da salotto; di anime perse nella beatitudine dell’ignoranza e di altre tormentate consapevolezze. Alla denuncia segue, però, la rivolta; una rivolta che s’incarna nella figura considerata fraterna di Cavallo pazzo. Devo fermarmi qui! Non posso andare oltre! Ho cercato, e spero di essere riuscito, di suscitare la giusta curiosità, ma oltre non posso spingermi. Ogni brano ha talmente tanti riferimenti, talmente tante immagini che non possono essere raccontate in una recensione.
Troppo tardi per entrare nella mia classifica degli album più belli del 2016, ma non troppo per una citazione ad honorem.

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