Recensioni

Get Well Soon – The Horror

Carmelo Di Mauro
Scritto da Carmelo Di Mauro

è un disco complesso, ricco, emozionante, in cui la creatività e la capacità visionaria di Constantin Gropper si manifesta al meglio

“The Horror” è l’album numero sei nella carriera di Get Well Soon progetto di Constantin Gropper, musicista tedesco che come pochi ha saputo rendere il panorama del pop rock europeo quanto mai vario ed intrigante, con album difficilmente catalogabili e colonne sonore efficaci come quella scritta per “Palermo Shooting” di Wim Wenders.
Tra le pieghe dei vari brani che compongono l’album c’è un filo sottile e nemmeno troppo nascosto, fatto di sonorità che rimandano al cinema di una volta, ad ambientazioni fumose da poliziesco anni ’50. Del resto, lo stesso autore non rinuncia in diverse occasioni a dichiarare quanto certa musica dell’epoca, scritta proprio per ambienti fumosi, personaggi misteriosi e notti piovose, fosse sempre ben presente nella sua mente di musicista. La sua passione per i crooner, e per Sinatra in particolare, non ha bisogno di dichiarazioni d’intenti, ma solo di non essere imbrigliata, così da poterla cogliere in molti momenti di questo disco forse più che in altri. La sua voce profonda, la sua capacità di creare orchestrazioni complesse, ricamate di jazz più che di pop, rivelano in pieno quale mondo musicale popolasse la sua mente al momento della composizione.
“Future ruins, pt.2” è l’intrigante brano di apertura, capace di disegnare lo sfondo sonoro ideale di una scena drammatica e struggente spezzata dalla calda voce di Ghalia Benali, artista di origini nordafricane, colta in una interpretazione ricca di fascino che, nel momento in cui si sovrappone alla voce evocativa di Constantin, riesce a dare al brano un’apertura melodica che l’incipit non lasciava trapelare.
Pregevole è anche il duetto con Sam Vance-Law contenuto nel brano “Nightmare No. 2 (Dinner at Carinhall)” che i due a sorpresa trasformano in una canzoncina dai toni simil natalizi, resa sempre più gradevole da una sessione di archi che sul finire del brano diventa quasi un terzo interprete facendo da contrappunto alla voce di Constantin.
La comune frequentazione della città di Berlino pare sia stata il motivo che ha favorito il coinvolgimento in questo ultimo progetto di “Get well soon” della cantautrice australiana Kat Frankie, abile nel manipolare una voce a tratti tagliente, a tratti roca, che arricchisce la pregevole “Nightjogging”, brano che si apre con una breve ma ricercata sessione di suoni che solo i rumoristi più abili tra gli artigiani del cinema sono capaci di riprodurre in studio.
Al netto di queste tre collaborazioni la personalità strabordante di Constantin Gropper e i suoi gusti musicali sono il filo rosso che guida l’ascoltatore in un mirabile viaggio tra sonorità evocative e fascinose, come quella tratteggiata dagli archi che aprono “The horror” un testo sulle paure e sull’isolamento, più che sulla solitudine, che trova il suo culmine poetico nei versi “we have seen this all before, lots of waves have hit the shore”, come a raccontare quel continuo e a volte doloroso divenire che è l’umanità.
C’è un finale carico di speranza anche in “Martyrs”, dove un destino di immolazione, apparentemente ineluttabile, diventa una ragione per “trasformare le debolezze in punti di forza”.
Una prospettiva facile a cantarsi, ma difficile da trasformare in realtà, un po’ come quegli incubi che si vorrebbero sogni e che Constantin canta in “Nightmare n.1” dove si chiede, posto di fronte appena sveglio ad un metaforico abisso, “cosa mi sono perso?”
“The horror” è un disco complesso, ricco, emozionante, in cui la creatività e la capacità visionaria di Constantin Gropper si manifesta al meglio e trova un’agile via al suo desiderio di proporre una musica senza tempo, e per questo capace di raccontare ansie e paure dei nostri giorni in maniera mirabile.
Piccola guida per godere al meglio di “The horror”: mettetelo su in una domenica pomeriggio piovosa di autunno, con il sottofondo di due cubetti di ghiaccio che si rincorrono in un bicchiere appena bagnato da un brandy color ambra, la luce, mi raccomando, sia poca e ….mannaggia al caldo di questi giorni!

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