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Sound&Vision

Gary Lucas @ Museo del Rock

Fortunato Mannino

La Storia del Museo del Rock di Catanzaro si arricchisce di un’altra pagina, che definire memorabile è poco. A far tappa, infatti, è Gary Lucas, personalità che non ha bisogno di presentazioni visto che parliamo di uno dei chitarristi viventi più talentuosi e versatili. La sua fama è universale e il suo carnet pieno di date. Non facile, dunque, farlo arrivare in una Calabria che, anche grazie a questi eventi, cerca il suo riscatto. E se questo è accaduto è grazie a Emilio Sorridente, che ha ideato e prodotto l’evento, e agli amici del Museo del Rock che hanno fornito la location ideale perché si realizzasse.
Puntuale alle 20:00, in un Museo del Rock stracolmo che, per l’occasione, ha dovuto allestire in una delle stanze adiacenti un maxi schermo e un impianto audio per cercare di accontentare i fans convenuti da tutta la Calabria, ha inizio il concerto. Il primo a salire sul palco è Emilio Sorridente che, come in occasione del concerto di Twink, regala in anteprima un pezzo inedito dal titolo Suntrap, che confluirà nel suo prossimo album, e Opened Once di Jeff Buckley, tratto dal suo ultimo e incompleto album in studio Sketches From My Sweetheart The Drunk. Il tempo di un caloroso applauso e Gary Lucas viene invitato a salire sul palco. Palco di cui resta per più di venti minuti signore assoluto. Una lunghissima suite durante la quale omaggia il grande Nino Rota, che ha legato il suo nome e la sua musica a capolavori cinematografici quali Amarcord. Un omaggio a Fellini, un omaggio all’Italia ma, soprattutto, un omaggio alla Musica, considerato che la tecnica e lo stile di Gary Lucas vanno bel al di là della chitarra stessa. Lui stesso, quando l’abbiamo incontrato, aveva dichiarato “Posso suonare come un’orchestra su sei corde attraverso l’uso del finger-picking, delle accordature aperte e del mio orecchio” e ne ha dato piena dimostrazione. A questo punto inizia la storia della serata che, lo ricordiamo, è Touched By Grace, ovvero, il racconto in musica di un rapporto umano e professionale, quello che ha legato Gary Lucas a Jeff Buckley, rivissuto con le emozioni e le sensazioni di chi è rimasto e lo ha amato. Emilio Sorridente raggiunge Gary Lucas sul palco e… a risuonare sono le meravigliose note di Once I Was. È l’inizio della storia! Una storia iniziata il 26 aprile del 1991, esattamente 27 anni fa, e che ci riporta alla St. Ann’s Church di New York. È il giorno del concerto tributo a Tim Buckley, è il giorno in cui Gary Lucas ascolta Jeff Buckley intonare quella canzone. È il giorno in cui nasce quel sodalizio e quell’amicizia che legherà per sempre i loro nomi. A seguire Song To No One uno dei primissimi pezzi che nasce dalla loro collaborazione e che ha dato il nome alla raccolta di inediti risalenti al periodo 1991 / 1992. A quel periodo risalgono anche i due pezzi successivi: Cruel e She Is Free. È il momento in cui il concerto prende la sua piega rock e lo fa con l’arrivo sul palco di Michelangelo Nasso al basso e di Enzo De Masi alla batteria. Il primo brano è affidato alla voce di Marta Panuzio, ospite alla voce, che regala un’interpretazione emozionante e, a seguire, She Is Free che è stato sicuramente uno dei momenti topici dell’intero concerto. Il rifacimento e l’interpretazione che ne danno Emilio Sorridente e la band è decisamente diversa dall’originale e sconfina nel soul e nel blues. Notevoli sia l’assolo di chitarra di Emilio Sorridente che caratterizza il brano sia gli arpeggi di Lucas che aggiungono al brano un pianoforte che non c’è. I successivi due brani sono stati la sorpresa della serata, perché mai pubblicati ufficialmente, e risalenti al periodo ’91-‘92. Chitarra acustica e ritmo ossessivo caratterizzano In The Cantina il cui canto è affidato, ancora una volta, alla bella ed espressiva voce di Marta Panuzio. A seguire la lunghissima ed ipnotica No One Must Find You Here, la cui matrice psichedelica è evidente quanto affascinante.
L’ultima parte del concerto, quella propriamente dedicata a Grace, si apre con Lover, You Should’ve Come Over, seguita dall’eterea e immortale Hallelujah interpretata per l’occasione da Gray Renda, che fa da contrappunto all’arpeggio di Lucas, e la lap steel di Sorridente.
Il concerto si chiude con altri due pezzi universalmente famosi: Mojo Pin, che viene offerto al pubblico non nella sua versione ufficiale, ma così come Buckley e Lucas l’avevano pensato originariamente, ovvero, con ritmi più tribali e di cui resta traccia nelle versioni demo, e Grace che, come ovvio che sia, chiude, tra gli applausi di un pubblico entusiasta, il cerchio di una serata magica.
Il bis, reclamato a gran voce, è un’altra bella sorpresa. Nei giorni precedenti Emilio Sorridente scopre che Gary Lucas ha un debole per il genio musicale di Syd Barrett e, un po’ a sorpresa per il pubblico, decidono di congedarsi interpretando Astronomy Domine.
Poco da aggiungere ad una serata magica, impreziosita anche dal bel lavoro alle luci di Fabio Forconi.
Cosa resta? Sicuramente tante emozioni e un bellissimo ricordo a chi c’era e per chi non c’era… gli splendidi scatti del regista Michele Tarzia.

Articolo di Fortunato Mannino
Foto di Michele Tarzia

 

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