Cookie Policy

Interviste

Gary Lucas, Intervista

Fortunato Mannino

Incontrare Gary Lucas significa incontrare non solo uno dei chitarristi più influenti e versatili del mondo, ma anche attraversare trasversalmente il mondo del Rock.

Momento magico per il Museo del Rock di Catanzaro che si appresta ad ospitare un altro mostro sacro della Musica Rock. Dopo i fasti psichedelici regalati da Twink, approderà nel capoluogo calabrese Gary Lucas e ad accompagnarlo, anche questa volta, sarà Emilio Sorridente con la sua band. Emilio Sorridente ha inoltre rinsaldato il connubio con SOund36 scegliendoci come compagni di viaggio in quella che sarà un’altra serata storica. E il primo atto di questo connubio è questa intervista a Gary Lucas.
Incontrare Gary Lucas, lo ricordiamo ai più piccoli e ai più distratti, significa incontrare non solo uno dei chitarristi più influenti e versatili del mondo, ma anche attraversare trasversalmente il mondo del Rock.

Un benvenuto, a nome di Annalisa Nicastro direttore di SOund36 e di tutta la redazione, sulle nostre pagine. La prima domanda per me un po’ obbligata: dai miei quindici anni, infatti, ho nel cuore alcuni personaggi e uno dei questi è Captain Beefheart. Ci racconti il primo incontro lui e del momento in cui sei entrato ufficialmente nella sua Magic Band. Ti chiedo, inoltre, un tuo personale e inedito ricordo di questa stella.
La prima volta che incontrai Don Van Vliet fu al telefono. Ero il direttore musicale della stazione radio di Yale WYBC FM, a New Haven, e la mia voce iniziò a tremare un po’ perché ero in soggezione davanti a questo grande artista. Poi mi rilassai perché mi fece sentire a mio agio durante la chiacchierata. Incontrai di persona lui e la Magic Band quando qualche giorno più tardi vennero a Yale per un concerto e rimasi con lui tutta la notte seguente. Era davvero magico, e aveva un dono per la conversazione e il linguaggio: creava allusioni e giochi di parole e chiunque fosse a contatto con lui poteva avvertire il suo carisma e la grande forza creativa. Quando entrai nella Magic Band durante le prove la band si dimostrò immediatamente cortese con me; suonammo un pezzo intitolato ‘Semi-Multi Coloured Caucasian’ e i ragazzi – Jeff Moris Tepper, Richard Snyder e Cliff Martinez – erano davvero straordinari. Avevo studiato la musica di Don nella East Coast mentre loro erano a Los Angeles, ma quando ci ritrovammo a suonare assieme fu davvero tutto molto naturale e spontaneo. Quando finalmente arrivò, Don procedette a vanificare i nostri sforzi dicendoci che stavamo suonando nel modo sbagliato, e cambiò il pezzo all’istante. La notte in cui dovevamo registrare la canzone, lui fece sentire la versione suonata alle prove a sua moglie Jan, e lei gliela fece cambiare perché disse che le stavano rovinando il suo pezzo preferito! Lei era l’unica al mondo che potesse fare questo, aveva davvero il potere assoluto su Don

Il tuo stile e la tua bravura ti hanno portato a collaborare con grandi artisti anche musicalmente distanti anni luce. Cosa, secondo te, rende così unico il tuo stile?
Penso che il mio stile sia stato meglio descritto come ‘posseduto’. Posso suonare come un’orchestra su sei corde attraverso l’uso del finger-picking, delle accordature aperte e del mio orecchio. Ho imparato questo stile dalle tecniche che ho usato per suonare con Don Van Vliet. Credo che anche il modo in cui uso i bending specie sull’elettrica, con l’ausilio degli effetti (anche quelli davvero basilari), in combinazione con quello che dicevo prima produca questo tono ‘spettrale’ di chitarra.

Impossibile non soffermarci su Jeff Buckley. Anche in questo caso vorrei che condividessi un tuo personale ricordo dell’artista e dell’uomo Buckley. Ti chiedo inoltre, da fan di Tim Buckley, se il talento di Jeff è, in qualche modo, accostabile a quello del padre.
Sì, credo che Jeff abbia ereditato molto del talento musicale di suo padre, così come da sua madre, in modo particolare nella voce che assomiglia molto a quella di Tim soprattutto nei vertiginosi salti d’ottava. Penso che entrambi fossero dei talenti individuali straordinari. Devo dire, comunque, che in generale preferisco le canzoni di Tim. 

Farti delle domande su ciò che hai fatto e realizzato non è facile e, comunque, internet dice tantissimo. Allora un po’ scherzosamente di chiedo: c’è una frontiera, un genere musicale in cui ancora non ti sei cimentato e che ti affascina particolarmente, e che potresti provare in un prossimo futuro?
Non lo so, ma penserò a qualcosa.

La Musica è la tua vita e la vivi intensamente su piani differenti che s’intersecano: compositore, musicista, docente, scrittore, leader di una band o solista. Se dovessi raccontarti a chi non ti conosce come ti definiresti e qual è l’album che meglio ti rappresenta?
Se sei un fan del rock direi ‘The Ordeal of Civility’. Ma per delle belle ed esotiche melodie, suggerirei di ascoltare ‘The Edge of Heaven’.

Hai collaborato con tantissimi musicisti. A parte Captain Beefheart e Jeff Buckley, qual è stato l’artista con cui ti sei trovato maggiormente in empatia e il concerto che ti ha regalato le maggiori emozioni?
Il miglior concerto credo sia stato l’anno scorso, alle Nazioni Unite per la Giornata del Ricordo dell’Olocausto. Insuperabile. L’artista…direi Chris Cornell. Non riesco ancora a credere che se ne sia andato.

Siamo arrivati all’ultima non domanda. Io mi fermo qui. Ti ringrazio per la tua pazienza, spero di essere andato al di là del convenzionale, al di là della retorica e di aver regalato ai lettori di SOund36 un Gary Lucas, per quanto possibile, inedito. Noi ci diamo appuntamento al concerto del 26 aprile al Museo del Rock di Catanzaro ma, prima di congedarci, ti chiedo di regalare ai lettori di SOund36 ancora un pensiero.
Posso dirti questo: Sii il tuo eroe.

Credits foto di copertina di Stefan Kessels

 

 

About the author

Fortunato Mannino

Fortunato Mannino

error: Sorry!! This Content is Protected !!