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Pop Corn

Frank e il Resto del Mondo di Alessandra Izzo

Annalisa Nicastro

“Frank e il resto del mondo”conduce il lettore attraverso l’affascinante percorso fatto dalle testimonianze di chi Frank Zappa lo ha conosciuto facendone uno tra i massimi e indiscussi geni musicali del 900’

Venti anni fa, il 4 dicembre del 1993, moriva Frank Zappa. Pensatore libero, figura simbolo della controcultura made in U.S.A anni 60’ e 70’, feroce e disilluso critico della società americana, Frank Zappa amava definire sé stesso semplicemente “compositore americano”.
Quando ci si accosta all’opera del Maestro di Baltimora, risulta comunque evidente come tutti gli strumenti di analisi, gli schemi ed i modelli di lettura codificati, ritenuti applicabili a qualunque altro fenomeno musicale, barcollino innanzi al bizzarro calderone di musique concrète, rock’n’roll, jazz, doo-woop, world music, rythm’n blues, avanguardia e vaudeville partorito dalla mente del genio iconoclasta.
C’è in Frank Zappa una estrema libertà rispetto al genere e alla forma delle opere che man mano compone e, infatti, ogni pezzo è diverso dagli altri. Zappa utilizza tecniche e insiemi strumentali sempre differenti che rimandano ora a Edgar Varèse, Igor Stravinsky, Bartòk, ora a bluesman quali Muddy Waters, Johnny Guitar Watson e Jimi Hendrix.
Tra le proposte editoriali più recenti vale la pena procurarsi l’ottimo lavoro di Alessandra Izzo, “Frank e il resto del mondo” (Armando Curcio editore, 96 pagine 14.90 euro) .
Giornalista e ufficio stampa, Alessandra Izzo ha scritto per varie testate musicali tra le quali
«Rolling Stone», «Duellanti» e «Rockstar». In radio ha curato alcune trasmissioni su Radio 2, con la conduzione di Riccardo Pandolfi e Sergio Mancinelli. Ha lanciato in Italia i libri cult della famosa groupie Pamela Des Barres: I’m with the band (Sto con la Band) e Let’s spend the nite together (di cui ha scritto anche la prefazione), entrambi editi da Castelvecchi. È attualmente la publicist italiana della stessa Des Barres
“Frank e il resto del mondo” conduce il lettore attraverso l’affascinante percorso fatto dalle testimonianze di chi Frank Zappa lo ha conosciuto: la sorella Patrice «Candy» Zappa, Bunk Gardner dei Mothers of Invention, Essra Mohawk, Ike Willis, Ed Mann, Claudio Trotta (che porta Zappa in Italia nel 1988), l’attore Rutger Hauer che lo frequentò da amico, compongono un ritratto inedito e appassionato dell’uomo, prima ancora che del musicista Zappa, tra i massimi e indiscussi geni musicali del 900’. Come ha scritto il compositore Pierre Boulez, “per Frank Zappa verrà il tempo in cui gli verrà riconosciuto il giusto merito, ossia di essere uno dei più grandi compositori del Novecento”.

Intervista ad Alessandra Izzo

Quanto è cambiato quel “resto del mondo” dal 1993 a oggi? L’America che Zappa ha costantemente preso di mira nei testi è la stessa di allora? Il messaggio e le invettive di Zappa possono essere considerati ancora attuali?
Credo che non solo l’America, ma il mondo sia molto cambiato da quel lontano 1993 e sia cambiato anche quello che Zappa prendeva di mira allora. Ma ritengo opportuno sottolineare che il Nostro avrebbe, oggi più che mai, preso di mira tutto il marciume della società odierna, esattamente ciò che aveva già previsto in tempi non sospetti. Mi sono spesso divertita ad immaginare FZ alle prese con tutta la politica americana degli ultimi 15 anni. Sarebbero nati album favolosi.

Sicuro. Bush figlio sarebbe stata fonte inesauribile d’ispirazione per in Nostro ed avrebbe offerto materiale per almeno tre album. Penso anche ai talent ed ai reality, credo non sarebbero piaciuti per nulla a Zappa.
Sembra che qualcosa si muova comunque negli ultimi anni, il buon documentario di Cuccia “L’Estate di Frank” presentato al Festival del Cinema di Venezia lo scorso anno, il libro di Michele Pizzi, l’associazione Debra Kadabra, il tuo lavoro e le numerose iniziative messe in atto per celebrare il ventennale della scomparsa del compositore, hanno sicuramente ridestato l’interesse dei media nei confronti dell’“American Composer”.

Non so, ma mi piace credere che possa essere così. Anche nel 2003 (decennale dalla morte) qualcosa si stava muovendo, ma poi non ci fu nulla di interessante. Sicuramente, fra un docufilm ed un paio di libri io, Cuccia e Pizzi qualcosa abbiamo cercato di fare in nome dell’amore per il nostro eroe.

Ricordo un bel disco degli Ossi Duri, X, l’Uncle Meeting organizzato a Mestre dal centro studi zappiano Debra Kadabra e qualche trafiletto di giornale, null’altro. Lo Z.F.T. (Zappa Family Trust) continua comunque a ricordare il Maestro con uscite discografiche e materiale d’archivio inedito. Dal 1993 ad oggi sono stati pubblicati circa 40 titoli fra album e dvd. In occasione del compleanno di Zappa viene inoltre venduto ormai dal 2006 in digital download AAAFRNAAA FZ Birthday Bundle, una compilation di rarità, cover e registrazioni dal vivo inedite. Tantissimi altri lavori già portati a termine da Zappa in vita giacciono nel Vault (l’archivio personale di FZ). Quali tra le uscite “postume” ritieni sia la più interessante?
Mi piace tutto di Frank Zappa.

C’è comunque un disco che vorresti consigliare a chi si avvicina per la prima volta alla musica del compositore di Baltimora?

In verità ne avrei più di uno. Comunque, se non si è ancora esperti di Zappa, comincerei con Apostrophe ed Over Night-Sensation, per poi tornare subito a Freak Out, il primo album.

Fra i meriti riconosciuti al genio americano c’è, senza dubbio, quello di “talent scout”. Come pochi altri, Zappa ha saputo individuare il talento di giovani musicisti che poi hanno intrapreso una brillante carriera solista. Vale la pena citare almeno Steve Vai, George Duke, Vinnie Colaiuta, Mike Kenelly, Terry Bozzio. C’è una formazione che vuoi ricordare in particolare, fra le tante che hanno supportato Zappa negli oltre 25 anni di attività live?
FZ aveva la rara qualità di tirare sempre fuori il meglio da ogni persona che incontrava. In questo era sicuramente più che un talent scout (parola che detestava), un osservatore dell’animo umano. Per quanto riguarda i grandi musicisti che hai menzionato, direi che forse George Duke era abbastanza conosciuto nel mondo musicale già prima di incontrare Zappa. Forse Vai e Bozzio (grandiosi) sono tra i miei preferiti. Devo dire che comunque la formazione che personalmente ho amato molto è stata quella tra il ’77 e il ’79, quella più o meno composta da Adrien Belew, Terry Bozzio, Robert Martin, Tommy Mars.

Quella immortalata nel film “Baby Snakes”. I concerti tenuti al Palladium in occasione delle festività di Halloween erano sicuramente i preferiti da Zappa. Cosa ne pensi dello Zappa regista?
Io trovo che Zappa fosse un grande musicista, compositore e, a parte qualcosa in “200 Motels”, non penso avesse la stoffa del regista. Diciamo che la musica e la pittura, lo rappresentano molto meglio.

Nei testi di Zappa emerge di frequente una marcata insofferenza verso il mondo femminile, una diffusa misoginia che sfocia talvolta in vere invettive e attacchi verso particolari categorie (vedi Jewiss Princess). Susan Shapiro, attivista femminista, accusò Zappa di soffrire di “invidia dell’utero”. Lo stesso Zappa in un concerto del 1984 ironizzò sulla cosa affermando che “l’unico movimento femminile al quale era interessato era quello della testa delle donne nell’ atto di operare una fellatio”, dichiarazione piuttosto esplicita. Mi piacerebbe conoscere il tuo punto di vista.
Ahhhh, eccola la domanda sul rapporto tra Frank e le donne. A Zappa piacevano molto le donne, ma non sopportava le femministe. Zappa era un provocatore. La sua più grande aspirazione era quella di scuotere le menti umane (sotto ogni punto di vista) e, che piaccia o meno, ci riusciva quasi sempre. Zappa era un uomo discreto, a suo modo molto riservato, mai selvaggio (almeno non in pubblico) e le donne lo attraevano per vari motivi. E’ stato uno degli uomini più gentili e dolci che abbia mai conosciuto nella mia vita. Aveva un garbo nel trattare le donne da uomo di altri tempi ed aveva una sfrenata ammirazione per le fanciulle intelligenti. Quindi, dal mio personale punto di vista, non era un misogino, ma sicuramente un uomo che amava le femmine e non le femministe, ma le donne con una materia grigia alquanto curiosa, divertente e stuzzicante.

C’è qualcuno che avresti voluto intervistare per il tuo libro (Frank escluso, ovviamente) ma che, per qualche ragione, non hai potuto intervistare?
Sì. Avrei voluto con me in questo “viaggio” il dolcissimo Jimmy Carl Black (uno dei pilastri dei Mothers of Invention) e Vaclav Havel, grande amico di Zappa. Ma ahimè il primo se ne andò mentre scrivevo il libro e rimasi bloccata, senza scrivere per un anno. E il secondo, un grande e generoso signore, mi scrisse che avrebbe voluto, ma che era molto malato e non rilasciava più interviste da anni.

Hai curato il lancio italiano e l’ufficio stampa di “I’m with the band” di Pamela Des Barres e scritto la prefazione di “Let’s spend the night togheter”. Pensi che un fenomeno quale quello delle G.T.O o delle plaster caster e delle groupies sia oggi ripetibile?

No, oggi quella tipologia di donne non c’è più. Era un rinascimento non solo musicale ma anche di costume e non vedo nulla nel nostro connettivo sociale che possa far pensare anche minimamente a delle GTo’s o a Cynthia Plaster Caster. Ma ad ogni modo ci spero sempre, le nuove band, maschili o femminili che siano, suscitano in me sempre una grande curiosità.

Fabrizio Palombella

About the author

Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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