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Arti e Spettacolo Interviste

Una solitudine ricercata Intervista a Franco Piavoli

Michele Tarzia
Scritto da Michele Tarzia

> F. Piavoli

Franco Piavoli. Regista che ancora oggi mantiene viva la sua indipendenza dal ‘cinema di sistema’. Un autore che utilizza la macchina da presa come se fosse un’estensione del suo corpo. La sua fiction è rappresentata con la delicatezza dell’animo. Con lo spirito di un fanciullo, come la figura cara a F. W. Nietzsche, cercando sempre di costruire un nuovo mondo con la sua spontanea – e dionisiaca, accettazione della vita.
Lui, un regista arcaico ma contemporaneo. Intimo e aspro. Silenzioso e musicale.

Prima di iniziare l’intervista mi chiede: << …mi dai una sigaretta?>>. E io: << Certo maestro, di tabacco va bene?>>. Lui: << Si si>> .

Che rapporto c’è tra le immagini in movimento e la musica nei tuoi film?
Innanzi tutto c’è da dire che in molti film, per esempio ne Il Pianeta Azzurro (1982) non c’è musica se non un brano brevissimo nel finale. Solo un rapporto continuo fra immagini e suoni. I suoni ambientali e naturalmente i dialoghi. Le parole vengono usate quando compaiono le figure umane, che parlano nella loro lingua, incomprensibile dal punto di vista logico-letterario, ma comprensibile dal punto di vista fonico-musicale, che ci riportano alla musicalità sonora della parola.

Penso ad alcuni film come Festa o Voci nel Tempo dove la musica diventa diegèsi all’interno del film stesso. Parlamene un po’…
In Festa (2016) la musica entra prepotentemente perché in quel caso diventa parte integrante dell’immagine. Sempre in Festa ritroviamo l’omelia del prete, ed è la prima volta che utilizzo le parole in modo molto chiaro e distinto, per il semplice motivo che ha un significato preciso, e cioè invitare i fedeli a confessarsi ma anche per andare a godersi la festa, viverla. ‘Festa’,appunto, che in latino indica proprio questo, fare baldoria, divertirsi, dimenticare. Abbiamo tutti bisogno di festeggiare per allontanare i nostri dolori.

La festa è soprattutto basata sulla musica, sia quella delle giostre (in riferimento al film sopra citato), sia quella tradizionale o popolare, diventando così una parte importante del divertimento. Diventa protagonista.

La musica in queso caso diventa un elemento fondamentale, imprescindibile.
Si. Tutto il film diventa musicale.

La memoria. Che rapporto c’è nei tuoi film?
La ‘festa’ assume anche questa funzione, mantenere vive le tradizioni, preservare la memoria dei nostri predecessori, dei nostri avi, oltre che tramandarla. Un po’ come la fotografia che ci aiuta a ricordarci molti dei nostri parenti, dei nonni. Anche queste feste tradizionali hanno il compito, tra l’altro, di tenere presente sempre le nostre radici e di vedere la correlazione che c’è tra i nostri sentimenti e gli affetti del presente con quelli del passato lontano

Parlami della notte e del perché nei tuoi film inserisci sempre la luna.
Per tutti i miei film compare la luna. Sia per il fatto che ne sono, anzi, ne siamo quasi tutti attratti e soprattutto perché la luna è un segnale di luce e noi viviamo anche tramite questo riflesso. La luce per noi è essenziale. La luce è Dio.
La parola ‘Dio’ in latino, come in greco ma anche in sanscrito, significa proprio risplendere, luminoso. E’ la base della vita. Tutti i giorni noi cerchiamo la luce, perché ne abbiamo bisogno per guardarci in faccia, per vedere, per lavorare, per guardare il mondo.
Di notte, invece, sentiamo che la luce sparisce. Ma quando è presente ne siamo felici. Sia quando rappresenta “la falcia” nella sua prima fase, sia quando è piena. La luna ci risolleva dal buio e tendiamo, molte volte, ad avere una certa “attrazione” verso di lei. Diventa come un punto di riferimento.
In alcuni casi essa diventa anche un riferimento di riflessione. Una riflessione dolorosa secondo la nostra condizione di esseri che sono inclusi in questi cicli diurni e notturni senza sapere bene dove siamo e chi siamo.
[ride] Una volta si pensava che la luna fosse uno dei satelliti della Terra, considerando la Terra il centro del mondo. Si sa, invece, che non siamo il centro del mondo ma una parte dell’universo sconfinato e assolutamente sconosciuto e la luna resta anche qui, sempre per motivi di memoria, sia per tradizione che per consolazione, un punto di richiamo a cui ci rivolgiamo (o si rivolgono).
Lo abbiamo fatto da bambini e lo facciamo ora da vecchi, guardarla e osservarla soprattutto quando si ha la possibilità di vederla ambientata in alcuni paesaggi, quelli incontaminati dall’uomo.

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