Recensioni

Foxhound – In Primavera

Claudio Donatelli

I Foxhound sono giovani ma con le idee molto chiare, meritano grande attenzione nel nome di quei grandi maestri ai quali si ispirano

La band giovanissima e italiana dei Foxhound rappresenta una grande novità nel panorama italiano. Soprattutto per la giovane età, i componenti del gruppo sono classe ’92, ma anche perchè la loro musica viene molto apprezzata dalla critica d’Oltre Manica. Breve storia ma già ben ricca di momenti salienti. Nel 2012 esordiscono con il disco Concordia che li proietterà direttamente al Primavera Sound di Barcellona 2013. Tra le 60 date che la band ha realizzato nei 10 mesi succesivi all’ottobre 2012 troviamo apparizioni ai live di The XX, Peter Hook, partecipazione ai festival MIAMI, Spaziale Festival e la vittoria del premio Targa Giovani Mei come miglior gruppo del 2012. Per finire con la conquista dell’alta rotazione su MTV. Insomma tanta carne al fuoco che fa ben sperare chi si sta per tuffare nell’ascolto del nuovo cd in uscita il 20 marzo 2014. Il secondo lavorone dei Foxhound si chiama In Primavera.
La band ha scritto e provato le nuove canzoni suonando per 10 giorni in una casa immersa in un bosco, in completa solitudine da tutti e da tutto, internet e telefonini inclusi. Questa esperienza di solitudine ha giocato una parte importante nella stesura dei contenuti del disco. Innanzitutto malinconia e cupezza rivestono tutto il lavoro, In Primavera, inoltre è un disco che alimenta la componente onirica. Quasi un tuffo in una dimensione parallela nella quale è possibile sperimentare, improvvisare, melodie vocali e strumentali su basi dub, funk.
I quattro ragazzi criticano la società delle apparenze, del culto dell’immagine, In Primavera racconta i sentimenti di un uomo che vive una grande contraddizione, un uomo sempre più solo pur manovrando perfettamente le tante tecnologie a disposizione. Il disco suona quasi perfetto, il groove che i Foxhound ricreano sembra nutrirsi della grande voglia di ballo e divertimento dei ventenni contemporanei. Tutto però viene scritto e suonato strizzando l’occhio all’underground, con echi e reverberi dub e una buona predisposizione alle atmosfere dilatate.
I Foxhound sono giovani ma con le idee molto chiare, meritano grande attenzione nel nome di quei grandi maestri ai quali si ispirano.

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