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Recensioni

Folkstone- Diario di un ultimo

Gigi Fratus
Scritto da Gigi Fratus

I Folkstone tornano con un lavoro di altissima qualità e devastante potenza

La potenza è nulla senza il controllo! Potremmo iniziare così, citando uno slogan pubblicitario di qualche anno fa, per cominciare a parlare del nuovo lavoro della folk-metal band orobica.
A soli 490 giorni di distanza dalla pubblicazione di “Ossidiana” il combo nativo delle valli bergamasche torna ai suoi seguaci con un lavoro di altissima qualità e devastante potenza, laddove sprigionata. L’album si presenta come a comparti, nel senso che pare essere diviso con blocchi di potenza inaudita, con altri più riflessivi e poi di nuovo potenti e via dicendo. Tutto ciò in un primo momento pare essere un punto a sfavore, invece, ascolto dopo ascolto, ci consente di comprendere appieno la grande qualità del lavoro prodotto… Prodotto è la parola giusta! La produzione, affidata a Maurizio Cardullo è impeccabile, ogni strumento, ogni nota, accordo, suono, sono messi nella massima evidenza senza che uno soverchi l’altro, anzi, il sound si fonde dando forma e vita alla scrittura brillante esplicitata dalla band. Altro elemento di rilievo sono gli arrangiamenti atti a mettere in risalto il grande lavoro svolto dalla band, nudo e crudo dove serve, più ricco e con maggior “respiro” laddove invece, necessiti. Prima di addentrarci tra le trame del disco vorrei spendere una parola per “La Collina”, cover del brano dei Nomadi (seppure scritta ed incisa da Francesco Guccini nel 1970, è universalmente riconosciuta come un brano, appunto, dei Nomadi. Ndr).
I Folkstone ci hanno abituato spesso all’inserimento di cover nei loro album prendendo dal loro background di gusti personali. Quello che stupisce, ogni volta, è come riescano a far proprie queste canzoni, rendendole in pieno Folkstone-style. Anche questo vuol dire essere musicisti coi controcazzi!!! premesso ciò il settimo sigillo discografico della band si apre con un tris d’assi di grande impatto sonoro. Si parte con “Astri” brano dedicato al padre della scienza moderna Galileo Galilei scritto a quattro mani con Angelo Berlendis, già chitarrista della band agli esordi. L’incipit fatto dei riff potenti di Luca Bonometti alla chitarra ai quali si aggiunge la doppia cassa devastante di Edo Sala esalta fin da subito l’ascoltatore e ci riporta al sound originario della band. Un pezzo H.M. di grande impatto dove viene incastonato un cameo tratto dal Carme “Dei Sepolcri” di Ugo Foscolo che recita:
“…vide,
Sotto l’etereo padiglion rotarsi
Piú Mondi, e il Sole irradïarli immoto,
Onde all’Anglo che tanta ala vi stese
Sgombrò primo le vie del firmamento…”
reso magnificamente grazie alla voce di Lorenzo Monguzzi (Mercanti di liquore).
Segue “Diario di un ultimo”, dove a farla da padrone sono fin da subito le cornamuse. A questo proposito vi è da ricordare che, pur avendo partecipato alle realizzazione in varie fasi del nuovo disco si devono, purtroppo, ricordare i saluti alla band di Andrea Locatelli e Matteo Frigeni. Dicevamo comunque del secondo brano, title track dell’album dove il sound made in Folkstone esce prepotentemente riportandoci verso le radici del loro sound. Sicuramente rispetto as Ossidiana, album controverso e mai completamente metabolizzato dai fans, la virata è sostanziale. E se ne giovano tutti.
A chiudere il trittico si chiude con “La Maggioranza” un inno alla diversità ed al valore dell’essere unici, primi o ultimi non fa differenza. L’unicità di ognuno di noi è il vero valore aggiunto da donare alla collettività. Edo si sbatte alla batteria con una precisione svizzera ed i ricami di cornamuse e fiati costruisce dei ricami di notevole bellezza. La voce, profonda, cavernosa, roca e potente di Lorenzo Marchesi fa il resto, legando il tutto, Lore interpreta ogni singolo pezzo con quel pathos che lo rende ad ogni passaggio riconoscibile senza essere scontato. E’ la volta poi di Elicriso (C’era un pazzo)… alla scrittura si cimenta Roberta Rota e tanto che la scrive se la canta pure. Il video prodotto è di grande impatto. Gli arrangiamenti strizzano l’occhio all’oriente. Il ritornello invita alla partecipazione… “Sei la danza che scompiglia… piangerò, riderò con il vino addosso e sarò come te con te accanto e vivo con te nell’incanto che sarà per me il fuoco!”. Dire che questo, sia il testo più poetico e introspettivo dell’album non deve essere uno sminuire il resto ma sottolinea come la poetica (dal greco Περὶ ποιητικῆς ) sia un valore aggiunto importante all’interno della band. La Voce di Roby colpisce perchè evidenzia un percorso di crescita non indifferente. Le due voci si rincorrono per tutto il tempo con i rinforzi di Lore a dare più struttura sottolineando i passaggi nel chorus. Gran bel pezzo, nulla da aggiungere! Di seguito arriva il blocco riflessivo che partendo da “Elicriso” appunto, prosegue con “Naufrago” canzone dall’ampio respiro con qualche influsso quasi cantautorale. “Danza Verticale” alza il ritmo ed il tiro ripresentando suoni e sapori dei Folkstone degli esordi, pur se gli strumenti elettrici hanno il predominio su quelli più folklorici. Si poggia sulla batteria, precisa e potente, la voce di Lorenzo in “Una sera”, brano che prosegue la risalita verso musicalità più consone alla band, un pezzo questo che dal vivo riceverà parecchi consensi grazie al ritornello che urla:”Caos, Pazzia…!” ed è, credo, fin troppo facile prevedere il pogare che si scatenerà sotto il palco. “Spettro” racconta in modo molto intimo e doloroso la fine di un sentimento nobile ma crudele quale è l’Amore. Anche in questo caso le sottolineature di Roberta Rota ad accompagnare la voce potente di Lorrenzo Marchesi, dona quel qualcosa in più ad una canzone che fa il paio con Elicriso in quanto ad intensità emotiva. Con incedere da mercato orientale si palesa “In assenza di rumore” dove Roberta assume nuovamente una certa leadership alla voce. Le Cornamuse danzano sulla ritmica di Edo Luca e Federico, Lore aggiunge un tocco di colore coi suoi raddoppi vocali, veramente molto ben centrati. L’undicesimo brano risponde al titolo “ Il grammo di un’ora”. Ad aprire le danze la chitarra di Luca Bonometti subito incalzata dalla sezione fiati al completo. Il distorsore pompa per tutta la durata del pezzo, Lore canta con convinzione e forza. Pezzo in chiara chiave Folkstone di un tempo, con arrangiamenti più ricchi, certo, ma lo spirito è quello! Un interessante esperimento lo troviamo in “fossile”, primo brano acustico mai inciso dal combo orobico. La voce di Lore ci sorprende per la malleabilità verso i toni bassi insospettabile in quanto a pulizia e senza perdere di potenza. Roby dona al brano tutta la sua dolcezza e femminilità. La chitarra acustica di Luca e Marco accompagna i due cantori su una strada inedita che, passo dopo passo si fa meno impervia e da la sensazione di aver aperto un nuovo canale comunicativo verso il proprio pubblico. “Escludimi” ha la forza trascinante nel chorus, facile, dal giro melodico semplice e diretto. Roby in qualità di voce solista esprime ancora una volta con convinzione le proprie qualità vocali. L’album termina con “I miei giorni”… la genesi di quest’ultimo brano svela come i Folkstone siano legati a doppio, triplo, quadruplo filo coi propri fans. Non si tratta di semplice Do ut des, ma di vero e proprio rapporto simbiotico con la Marmaglia che oramai li segue da 15 anni e sette album, accogliendo tra le sue fila nuovi accoliti ad ogni concerto. Ed è proprio in questa dimensione che siamo più che curiosi di vedere, sentire e apprezzare “Diario di un Ultimo”.

About the author

Gigi Fratus

Gigi Fratus

Nato a Seriate (Bg) nel 1969, due grandi Amori, mio figlio Mattia e la mia Morgana, un’Aprilia RSV del 2003.

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